L’AQUILA – “Adesso, professor D’Amico, comprendo che lei si spertica ancora una volta a cercare di fecondare in maniera proficua e fertile questa maggioranza su competenze di bilancio, ma qui bisogna sporcarsi le mani come fanno i veterinari quando fecondano i bovini, perché altrimenti non comprendono…”
Nel centrosinistra come si è finito si ricomincia, con idee ben diverse su come si debba fare opposizione, tenuto conto che all’orizzonte c’è la ressa per la candidatura alle Politiche.
Un esempio, passato inosservato, nel consiglio regionale della vigilia di Ferragosto, dove il centrodestra ha approvato l’assestamento riveduto e corretto in base alle censure del Collegio dei revisori dei conti. È quello trascritto un passaggio del sempre veemente consigliere del Pd Sandro Mariani, veterinario di professione, rivolto al suo collega, il professor Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo ed ex presidente della Tua, la società regionale dei trasporti. Che sempre più, in teoria, dovrebbe essere, da ex candidato presidente del marzo 2024, il coordinatore e il capitano dell’opposizione del campo largo. Ma che invece indossa sempre più le vesti di battitore libero, da civico iscritto al gruppo misto.
Del resto, la distanza si è man mano allargata tra il professore e, in particolare, il Partito democratico, la prima forza dell’opposizione, con cinque consiglieri, che rivendica di essere la locomotiva dell’opposizione e non vuole certo farsi dettare la linea dal professore, che ha già preso, questa l’accusa in casa dem, posizioni non condivise né discusse, come ci si sarebbe aspettati, su legge mancia, Asl unica, riforma elettorale.
La frecciata di Mariani è stata riferita proprio al precedente intervento di D’Amico, che ha avuto toni ben diversi, molto più pacati, pur incalzando nel merito.
“Ringrazio il presidente Marsilio per la sua relazione molto suggestiva, anche molto convincente sulle questioni che ci ha elencato. Però io credo che sia un po’ viziata – ha esordito D’Amico -, e questo Marco te l’ho sempre detto anche in campagne elettorali, da una sorta di sovrapposizione fra ciò che accade normalmente e ciò che invece è risultato di un’azione politica”, per poi analizzare con indubbia competenza i limiti dell’azione amministrativa nel non aver saputo prevedere, dove possibile, debiti fuori bilancio e ammanchi.
Questione di stile e sostanza, per Mariani, e per chi vorrebbe un’opposizione ben più incisiva e battagliera. Del resto, l’opposizione sembra sempre più spesso priva di una regia e di una compattezza. Per dirne una, aveva annunciato durissima battaglia in aula contro l’approvazione dell’assestamento, nonostante il parere non favorevole del Collegio dei revisori dei conti, che ha imposto di aggiungere tra i debiti fuori bilancio 56 milioni di euro, e contro la solita lenzuolata di emendamenti che, con il tesoretto rimasto dopo la misura correttiva, comunque nell’ordine dei milioni, non solo finanziano importanti leggi, ma ancora una volta manifestazioni, eventi sportivi e culturali vari.
A costo di rovinare a tutti il Ferragosto, facendo fare nottata con l’ostruzionismo.
Nulla di tutto ciò è accaduto: il centrodestra ha dato prova di sostanziale compattezza e armonia, portando a casa il risultato. E l’opposizione si è limitata a presentare alcuni emendamenti, quasi tutti bocciati, con Enio Pavone di Azione e Vincenzo Menna di Abruzzo Insieme, la civica di D’Amico, che hanno votato più di un emendamento della maggioranza.
“Giustamente si viene il 14 agosto a fare un consiglio – ha tuonato Mariani -, il cittadino ci dice lo stai facendo per fare il fenomeno, lo fate per fare i fenomeni, per far finta che fate vedere che lavorate oppure c’è un problema reale. La verità, la mia esperienza politica di 13 anni, è che si fanno i consigli il 14 agosto perché domani il 15 agosto c’è la grigliata, il 16 si deve digerire la grigliata e il cittadino e volete che il cittadino non comprende quello che si sta facendo, ma sbagliate, perché la gente anche il 15 agosto avrà il telefono in mano”.
“Non è colpa mia se convocate i consigli il 14 agosto e siccome oggi mi sono preso la giornata, vi faccio stare qua fino a stanotte, se continuate andiamo avanti pure domani, perché tra l’altro fate un brutto servizio, perché non è soltanto che ci siamo noi, ci sono i dipendenti, ci sono i dirigenti, create degli aggravi di costo, con un bilancio già precario”.
A seguire un fuoco di fila di attacchi sulla malasanità e sulla situazione dei servizi sociali. Per poi concludere:
“L’opposizione è troppo buona, troppo buona, quando noi eravamo l’opposizione l’assessore all’Agricoltura Dino Pepe subiva una manifestazione al giorno, oggi, come Pepe dice, evidentemente i cinghiali sono diventati educati. Voi siete avvolti da una solidarietà imbarazzante, che non riesco a comprendere, con tanti difensori d’ufficio”.
Toni ben diversi da quelli di D’Amico, ben più pacato e dialogante.
“Va detto che le due giunte a Marsilio si sono trovate a dover fronteggiare dei debiti pregressi. È anche vero, per carità, sicuramente. Ora, non spetta a me difendere chi c’era prima, ma quei debiti credo che risalissero anche prima della giunta D’Alfonso, causati in qualche modo da quella gestione un po’ disinvolta della sanità che era stata fatta negli anni scorsi. Quindi il fatto di fronteggiarli non direi che è una novità e non direi nemmeno che è un risultato straordinario, perché attraverso i programmi che erano già stati avviati da Chiodi commissario, poi dalla giunta D’Alfonso, la cosa è proseguita naturalmente”.
“È vero quello che dici, Marco, è vero, ci sono degli accantonamenti sui contenziosi legali, però ci sono anche dei principi contabili che disciplinano le modalità con cui questi accantonamenti vengono fatti o devono essere fatti. Ora, non è una questione solo di Regione Abruzzo, è una questione che riguarda tutti gli enti pubblici, è una questione che riguarda tutte le società che a fine anno devono fare una stima delle possibilità di soccombenza e quindi una stima di danno potenziale e quindi una stima da accantonare. Una buona amministrazione non aspetta che sia il Collegio dei revisori a sollevare la questione, ma provvede e procede con degli accantonamenti già in sede di chiusura, questa volta, del bilancio precedente, cioè del bilancio 2025”.
D’Amico ha poi ancora una volta stigmatizzato i cosiddetti fondi a pioggia, considerando quelli, ad esempio, per la Giostra cavalleresca di Sulmona “non prioritari ed urgenti”.
Ed anche sui fondi a pioggia le posizioni sono ormai distanti. In particolare tra D’Amico e Mariani del Pd, teramano anche lui, ma anche con altri esponenti del centrosinistra, come Alessio Monaco di Verdi e Sinistra, Pavone di Azione, Menna e Giovanni Cavallari.
D’Amico è per la linea dell’inflessibilità: per lui, insomma, non possono esistere finanziamenti dati a discrezione di questo o quel consigliere, ma servono bandi e criteri e, soprattutto, come ha ribadito in aula, “la politica deve stabilire la dotazione finanziaria e i requisiti per ottenere i fondi, poi però i beneficiari devono essere scelti dai tecnici”, con una rigorosa istruttoria e una netta separazione dei ruoli.
Il problema, però, è che anche nel centrosinistra la discrezionalità farebbe un gran comodo per poter destinare le risorse ai rispettivi collegi elettorali, ai Comuni e alle associazioni amiche. Perché, detto prosaicamente, è anche questo il motivo per cui sono stati votati e da cui dipende la loro rielezione.
Come mesi fa ha pragmaticamente affermato Mariani in aula: “non si può recitare il ruolo di spettatori mentre il centrodestra fa quello che vuole con i soldi pubblici”, perorando, insomma, un’altra strategia, che prevede un dialogo con il centrodestra e anche qui criteri condivisi per poter stabilire somme e beneficiari, limitando l’eccessiva discrezionalità e lo sperpero di denaro per iniziative oggettivamente non prioritarie e futili. f.t.





