L’AQUILA – Il 3 ottobre scorso, a Piani Poggio Fidoni, frazione di Rieti e al comune sempre sabino di Contigliano, commemorati i 90 anni dal disastro ferroviario occorso alla squadra dell’Aquila calcio diretta a Verona per il campionato di Serie B del 1936-37. Lo ricorda con un suo intervento il professor Enrico Cavalli, storico e conoscitore dei fatti aquilani.
Erano presenti le autorità civili e religiose locali e una delegazione del “Fronte Aquilano”, che, ricevendo il testimone del “Supporters’ Trust L’Aquila Me”, a suo tempo, instaurante stretto rapporto con quei territori reatini, mantiene il ricordo tramite iniziative e anche delle scoperte importanti su un tornante decisivo per il calcio aquilano.
“Infatti, la suddetta libera aggregazione di tifosi aquilani, indagando su documenti archivistici e raccogliendo testimonianze in loco”, scrive Cavalli in una lunga nota, “è riuscita da qualche anno a individuare il luogo preciso della sciagura ferroviaria, ossia, a Piani Poggio Fidoni, non distante dalla stazione ferroviaria di Contigliano, pertanto, per molto tempo a questo sito l’associazione dell’evento che costò la vita a non meno di diciotto persone, fra queste, il tecnico rossoblù, il romano Attilio Buratti. E’ risaputo che la operazione amministrativa della “Grande Aquila” del 29 luglio 1927, nella sua opzione di crescita infrastrutturale e turistica, assegnava allo sport un ruolo rilevante”.
“Il multivalente impianto cittadino “XXVIII Ottobre”, operativo dal 1933, era funzionale alla ascesa della A.S. L’Aquila in rossoblù, sorta “ex novo” in base ai documenti ufficiali l’8 ottobre 1931 (siamo, ormai, al 95’dalla fondazione e col “placet” di “AbruzzoWeb”, chiariremo la questione…), invero, la seconda società cittadina cronologicamente affiliata federalmente, dopo la parentesi del Gruppo Universitario Fascista nel’30”.
“Il club aquilano, presieduto dal deputato e podestà Adelchi Serena, possedeva una base interclassista e “popolare” ed organizzazione vicina agli efficientisti e “ricchi” sodalizi settentrionali, giovandosi, giovanissimo, di elementi di assoluto valore, tipo il tecnico “ex” genoano Ottavio Barbieri e “forward” triestino Marino Bon; fattori, pregnanti di un fatto inusitato per il “pallone abruzzese”, quale l’ascesa dell’undici rossoblù in Serie B, infatti, vincente il “match” decisivo del “gironcino di promozione”, a Genova contro l’A.C. Andrea Doria l’8 luglio 1934″.
“Al terzo anno di cadetteria (dunque, piccolo “record” per un club nato cinque anni prima), si puntava alla Serie A, sotto la presidenza dell’avvocato e neo podestà Giovanni Centi Colella, dando, a Buratti, nonostante la cessione all’A.S.Ambrosiana-Inter, di Annibale Frossi (olimpionico a Berlino 1936, come la bolognese atleta Ondina Valla, di là da venire in città), tra acquisti e giovani autoctoni i vari Sain, Stornelli, Battioni, Bon, Brindisi, Di Giacomo, La Roma, Michetti, Testoni, Lessi, Pastorelli, Romagnoli, Rossini…, ma, nonostante positive amichevoli con la S.S. Lazio dei “top” Gipo Viani e Silvio Piola in “pionieristico” ritiro cittadino, i rossoblù stentano nei primi tre turni di campionato”.
“A pregiudicare la Serie B, le conseguenze dell’incidente, appunto, a Piani Poggio Fidoni in direzione di Contigliano, sabato 3 Ottobre 1936 alle h. 09.45 a.m., al treno della Sulmona-Aquila-Rieti che portava i rossoblù a giocare contro l’A.C. Verona; repentini i soccorsi a cominciare dal sanitario della società aquilana Mario Capezzali che si aggirava a bordo di una automobile, i reatini notabili e medici Rinaldo Rinaldi, Luigi Baroni, nei riguardi degli incidentati fra civili e conducenti della littorina dall’Aquila e del “postale” che gli si frappose, in quel frangente, probabilmente, il più gravoso disastro ferroviario italiano all’epoca”.
In chiave aquilana oltre la scomparsa dell’allenatore, c’era da fare i conti con gli infortunati e che chiusero anticipatamente la stagione (Rossini, Bon, fra l’altro, “salvo” per il soccorso estremo di Centi Colella), quanti sospesero la carriera (LaRoma, Gravisi, Martini), per la tregenda, cui sfuggirono, per indisponibilità varie Michetti, Brindisi, mentre, Stornelli da convittore della “Lauretana” mancò il ritrovo dei “Quattro Cantoni” per la città scaligera.”
“La stampa sportiva il 4 ottobre 1936, dava il risalto alla scomparsa del valoroso Buratti, nell’esaltazione dell’Impero e della lira alla pari della sterlina, sebbene, incrementasse l’efficientismo ferroviario nel Centro Italia, anzi, inaugurandosi il ridotto ferroviario a Piani Poggio Fidoni nel’37; l’A.S. L’Aquila, ebbe scarsi risarcimenti dalle Assicurazioni Generali e Ferrovie dello Stato; parrebbe, della FIGC., aprente alla ripartenza dalla Serie B 1937-38, dei rossoblù, che, sempre, per tale “vulgata” declinarono orgogliosamente, come che sia, beneficiati dei prestiti di giocatori dalla A.S.Roma, S.S. Lazio, A.C. Novara, e, del neo tecnico mitteleuropeo Andrea Kutik, che non evitò la retrocessione in Serie C, pur tra recriminazioni per “discutibili” situazioni in finale di campionato”.
“Circa la considerazione all’Aquila dei fatti di Piani Poggio Fidoni-Contigliano: una focalizzazione localistica sulla “Superga Rossoblù”, di Dante Capaldi nel 1973 e’86, allorquando, al 50’ anniversario ci fu allo “Stadio Comunale” il dono di medaglie d’oro a Bon, Rossini, Stornelli ed eredi di Mancini, nonché, un servizio radiofonico di “Rai 3 Abruzzo”; gli approcci del “Panathlon” di Fulgo Graziosi all’Hellas Verona per un’amichevole fra i gialloblù e rossoblù all’indomani dell’avvio di iniziative dal 2014 della tifoseria più rispettosa della storia calcistica cittadina alla stazione ferroviaria di Contigliano, qui, ponendosi lapideo commemorativo dieci anni fa. Il novantennale di un dramma sportivo e civile, non può non rappresentare un tassello nei rapporti secolari fra comunità aquilane e reatine, così, rinsaldatisi nel nome della stessa progettualità della “Capitale della Cultura 2026”, conclude Cavalli.






