COMUNI MONTANI: UNCEM: STUPEFACENTE CHE CHI HA DATO L’OK IN CONFERENZA E IN UNIFICATA ORA CERCHI SOLUZIONI A AL CARTE. NON È SOLO QUESTIONE DI SOLDI DA DARE AI COMUNI. E LE SCUOLE?!

 

L’AQUILA – “Riteniamo stupefacente che rappresentanti autorevoli e preparati di diverse Regioni italiane e Associazioni di Enti locali, che mai si sono opposti nell’iter parlamentare – audizioni comprese – alla riclassificazione dei Comuni montani prevista dalla legge montagna, oggi, assediate da ‘Comuni esclusi’, cerchino soluzioni à la carte, promettendo revisioni in accordo con ministri, parlamentari, Governo, altri non ben precisati”.

Ad intervenire nel dibattito, dopo giorni di polemiche, è l’Uncem, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, a seguito del via libera alla proposta di nuova classificazione per lo status di comune montano, frutto di un intenso confronto tra le Regioni e il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli. (Qui il link)

Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, ricorda, tra le altre cose, “che in Unificata, due settimane fa, tutti i presenti (non Uncem) hanno dato l’ok ai parametri per la riclassificazione. Oggi le giravolte e qualche balletto, per evitare contatti fisici di Sindaci giustamente arrabbiati. Un po’ strano, di certo anomalo. Stupefacente. Potevano accorgersene prima quelle Regioni, che hanno dato l’ok due settimane fa e tornano sui loro passi. Potevano dotarsi di opportune leggi sulla montagna dotate di fondi regionali, quando era ora. Visto che solo cinque hanno leggi regionali e fondi regionali per le aree montane. E le altre?”.

“Dopo l’ok al primo di trentacinque decreti previsti dalla legge montagna 131/2025 tornano sui loro passi – sottolinea – Stupefacente è anche che nessuno stia dicendo che l’iter per il secondo elenco, quello del sottoinsieme dei Comuni montani che avranno i benefici della legge (da individuare con criteri socio-economici), va fermato. Se ne accorgano in tempo. Uncem da vent’anni spiega ai ministri che gli elenchi storici dei Comuni montani (totalmente e parzialmente) non vanno toccati. Avrebbe generato il caos oggi evidente a tutte e tutti. Lo abbiamo fatto, unici, anche in Aula nelle audizioni delle Commissioni. Chi cerca oggi soluzioni occasionali per far rientrare e modificare l’elenco ci sorprende non poco”.

Per l’Uncem, “è stupefacente pure il fatto che molte Regioni stanno dicendo ai Comuni ‘esclusi’ dalla montagna che a loro provvederà la Regione stessa, anche grazie all’articolo 4 comma 3 che dice che il fondo nazionale montagna ricevuto dalle Regioni può essere usato senza limiti, in tutti i Comune che la Regione voglia. Roma e Napoli compresi”.

Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate, tra gli altri, anche nel corso della conferenza stampa di presentazione della legge che si è tenuta questa mattina a Palazzo Silone, sede della Giunta regionale all’Aquila, dal presidente della Regione Marco Marsilio e dell’assessore regionale agli Enti Locali Roberto Santangelo, che hanno assicurato “fondi regionali, nelle cosiddette zone di cerniera, per garantire risorse anche ai territori che hanno perso formalmente il titolo di comune montano, nessun rischio per la chiusura delle scuole o per la perdita di servizi essenziali”. (Qui il link)

Il punto, evidenzia con forza Uncem, n”on sono i soldi. Pochi o tanti che siano. Non sono le risorse economiche statali regionalizzate. Non inganniamo gli Enti e non mischiamo le carte. Il punto è che troppe Regioni non hanno mai avuto opportune politiche per la Montagna. Sull’onda della demagogia quindici anni fa hanno smantellato le Comunità montane e poi hanno fatto niente in termini di politiche sovracomunali per le montagne. Molte manco mettono loro risorse economiche. Usano solo qualcosa, briciole di fondi europei e da tre anni, dopo il Governo Draghi, il fondo montagna ripartito”.

“La preoccupazione più grande dei sindaci esclusi non sono i fondi. Sono i servizi. Perché la prima cosa che chiediamo come Uncem venga chiarita, in particolare dal ministro Giuseppe Valditara, è se si possano ancora applicare le deroghe per la formazione delle classi e degli istituti previsti da leggi dello Stato. Qui non c’è soluzione regionale possibile. La norma è nazionale, ha vent’anni. E se i Comuni non sono più montani, quella roba non si applica. Un disastro. Da chiarire però, con massima urgenza”.

“Domanda secca: la nuova classificazione dei Comuni montani cambia l’assetto delle scuole, toglie le deroghe per la formazione delle classi a chi non è più montano? Perché se così fosse, il chiarimento deve esserci subito. Non bastano le promesse di Regioni o altri. La salvezza non è mai un balletto”, chiosa Uncem.