L’AQUILA – Il candidato a sindaco del centrodestra dovrà avere tre requisiti: “riconoscibilità, autorevolezza e condivisione”, senza dimenticare che “esistono dei territori in cui i partiti non è che piazzano bandierine, ma per i quali hanno una sensibilità particolare. Questo vale per L’Aquila, il collegio in cui Giorgia Meloni è stata eletta nel 2022 e dove abbiamo più di un candidato da proporre agli alleati”. Come a dire: il quarto requisito è che la scelta debba cadere possibilmente su un candidato espressione di Fratelli d’Italia.

In sintesi, questa può essere letta come la posizione del primo cittadino del capoluogo d’Abruzzo, il 51enne Pierluigi Biondi, di FdI, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera, alle quali non potrà ricandidarsi dopo dieci anni e due mandati alla guida della città.

Ormai proiettato e concentrato sulle Politiche dell’autunno 2027, ipotesi che Biondi considera più probabile ed auspicabile rispetto al voto anticipato anche anticipate a maggio, Biondi è forte di aver ormai scalato le posizioni, diventando vicepresidente nazionale dell’Anci e presidente regionale, nonché responsabile Enti locali del partito. Può inoltre contare su una solida amicizia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che dura sin dai tempi dei movimenti giovanili della destra. È stato il primo sindaco di un capoluogo di regione eletto con FdI, nel giugno 2017, dopo essere stato sindaco della vicina Villa Sant’Angelo, negli anni terribili del terremoto e del non facile avvio della ricostruzione. L’Aquila è stata così il trampolino di lancio di un partito che, in pochi anni, è passato dal 4% alle vette del 30%, diventando il primo in Italia, da ruota di scorta che era nel centrodestra dell’era berlusconiana.

Nel totonomi per la candidatura del centrodestra, per FdI sono usciti subito dai giochi due pezzi da novanta, come il senatore Guido Liris, ex assessore regionale ed ex vicesindaco, grande amico di Biondi e ora suo avversario politico interno, e Fausta Bergamotto, sottosegretaria di Stato alle Imprese e al Made in Italy. Entrambi vogliono rimanere a Roma.

Resistono i nomi dell’assessora al Turismo Ersilia Lancia, moglie del segretario regionale e senatore Etel Sigismondi, del vicesindaco Raffaele Daniele e, tra le nuove leve, del capogruppo in Consiglio comunale Leonardo Scimia e del presidente della commissione Bilancio Livio Vittorini.

Per gli altri partiti, tra i nomi forti ci sono, per Forza Italia, Roberto Santangelo, assessore regionale al Welfare e alla Cultura e presidente del Consiglio comunale, mentre per la Lega potrebbe essere della partita il vicepresidente della Regione Emanuele Imprudente.

Tutto è comunque ancora in fieri: sia Forza Italia sia la Lega hanno lasciato intendere di non essere vincolate dalla regola non scritta secondo cui il candidato debba necessariamente essere espressione di FdI.

“Naturalmente ci sono le fisiologiche rivendicazioni dei partiti alleati rispetto a Fratelli d’Italia”, osserva a questo proposito Biondi, “in ordine alla possibilità di condividere il nome del futuro candidato sindaco, non certo però di imporre il nome di un partito piuttosto che di un altro a scapito di Fratelli d’Italia”.

Va però considerato che “il dibattito, trattandosi di un capoluogo di regione, passerà attraverso un tavolo nazionale, come avvenuto per Chieti. Anche questa volta, come già in passato, la questione passerà attraverso un tavolo nazionale. Purtroppo, in precedenza ci sono state delle spaccature: L’Aquila è troppo importante per essere lasciata alle oscillazioni del mercato locale”.

E veniamo ai tre requisiti. Innanzitutto, “il candidato sindaco deve essere riconoscibile e quindi deve avere una sua chiara identificazione nella comunità aquilana”. Inoltre, “deve essere autorevole, perché guidare la città dell’Aquila non è un esercizio facile”. Infine, “deve essere condiviso, perché deve ricevere l’ok di tutti i partiti che vogliono stare in coalizione”.

Detto questo, traspare tra le righe il quarto requisito, legittimamente rivendicato da Biondi e dal suo partito, con la menzione di due esempi tutt’altro che casuali.

“È normale che si parli della candidatura a sindaco, non è certo un mistero. Dopodiché, sappiamo come sono andate le cose a Pescara: nessuno si è mai sognato di mettere in discussione la ricandidatura di Carlo Masci di Forza Italia, così come in Veneto, alla fine, la Lega ha spuntato la candidatura a presidente nonostante alle Europee Fratelli d’Italia avesse preso molti più voti”.

Biondi mette sul tavolo anche il peso politico che FdI ha acquisito a livello nazionale: “Abbiamo oggi un sottosegretario, Fausta Bergamotto, abbiamo un senatore, Guido Liris. In Comune FdI ha il vicesindaco, due assessori e un gruppo consiliare formato, oltre che dal sottoscritto, da sette consiglieri. Se con questi numeri non avessimo qualche candidato da mettere al tavolo per far valutare positivamente le nostre proposte agli alleati, significherebbe che in questi dieci anni il partito è rimasto immobile o legato solamente alla mia persona”.

Una cosa che, per Biondi, ovviamente non è vera: “Mai come in questi anni il centrodestra ha dimostrato capacità di affidabilità e solidità. La stessa giunta che ha cominciato nel luglio 2022 è ancora oggi operativa, e non era mai accaduto. Approviamo tutti gli anni il bilancio prima della scadenza del 31 dicembre, e questo conferma una grande capacità di programmazione. Non c’è stata nessuna defezione da parte della maggioranza, così come non abbiamo accolto nessun transfuga dell’opposizione tra i banchi della maggioranza”.

Nega poi, ancora una volta, una regia da parte sua nella fuoriuscita dalla Lega dell’assessora comunale Laura Cucchiarella e del consigliere comunale e capogruppo, nonché segretario provinciale, Daniele Ferella, vicende che hanno creato fibrillazioni nei rapporti con i salviniani. Biondi sottolinea, piuttosto, l’allargamento della maggioranza ad Azione, con il passaggio al partito di Carlo Calenda del consigliere di maggioranza Fabio Frullo, proveniente dall’Udc.

Netto, però, il giudizio su Futuro Nazionale, rappresentato all’Aquila da Daniele D’Angelo, entrato nel partito dell’ex generale in pensione Roberto Vannacci dopo essere stato consigliere comunale di Forza Italia.

“Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha detto che, ad oggi, le possibilità di un accordo del centrodestra con Vannacci sono allo 0%. Insomma, mi attengo a questa indicazione. Poi non spetterà a me decidere i perimetri della coalizione. La forza del centrodestra è sempre stata quella di avere basi valoriali condivise, che tracciano alcune strade. È vero, però, che al Comune dell’Aquila non si decide se ritirare o mantenere il sostegno all’Ucraina rispetto alla guerra di aggressione che sta subendo”.

Uno sguardo, dunque, dall’altra parte della barricata, all’ipotesi che il centrosinistra candidi il dottor Alessandro Grimaldi, presidente dell’Ordine dei medici della provincia dell’Aquila, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila e capo del Dipartimento di Medicina della Asl provinciale dell’Aquila.

“Rispetto tutti, naturalmente, e non sottovaluto nulla. Ma non dobbiamo aver paura di nessuno. Il fatto stesso che il cosiddetto campo progressista voglia ripiegare su una figura civica denota come sia profondamente spaccato. Non è un caso che, quando è stata avanzata l’ipotesi del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci del Pd, Americo Di Benedetto si sia affrettato a dire che non poteva essere un rappresentante di partito il candidato sindaco. Addirittura, due autorevoli esponenti del Partito Democratico, Carlo Benedetti e Stefania Pezzopane, hanno finora parlato solamente di nomi civici. È evidente che non c’è la possibilità di trovare una sintesi su un candidato politico: sono spaccati, un po’ come accade nel campo largo a livello nazionale. Io non mi farei amministrare da persone che non riescono neanche a trovare una sintesi tra esponenti dei loro partiti. A differenza di quanto ha fatto e farà il centrodestra”.

Una cosa è certa, Biondi non potrà essere ricandidato sindaco, essendo al secondo mandato, e sarà in corsa per le elezioni Politiche. Nel caso però di ritorno alle urne anticipate ad aprile dovrà dimettersi, con l’arrivo del commissario prefettizio, 70 giorni prima, a fine gennaio, ma il voto ad aprile sembra essere stato accantonata.

Se si vota a scadenza naturale, poiché la legislatura attuale è iniziata il 13 ottobre 2022, il termine prudenziale delle dimissioni per Biondi dovrebbe essere invece a metà aprile 2027, 180 giorni prima del voto, e ci0è meno di due mesi prima delle Comunali dell’Aquila.

Osserva dunque il sindaco: “quello sulla data delle elezioni  Meloni l’ha definito un dibattito surreale: c’è la volontà di portare a casa la legislatura nella sua interezza, il senso di responsabilità del centrodestra deve far sì che il prossimo governo sperando che sia un governo stabile così come vuole la nuova legge elettorale, possa essere messo nelle condizioni di fare la legge di bilancio con serenità e non con una corsa come è accaduto nell’autunno 2022. Certo, c’è anche l’eventualità dell‘accorpamento con le elezioni amministrative a giugno, ma ad oggi le dichiarazioni dei maggiorenti di tutti i partiti di centrodestra convergono  sulla scadenza naturale della legislatura”.