SULMONA – “Perché dovremmo consentire che il Cogesa, visto che questo è il disegno politico, venga incorporato dall’Asm dell’Aquila? Io sto solo rappresentando la volontà quasi unanime dei sindaci della Valle Peligna, contrarissimi a questa ipotesi che si aprirebbe con l’ambito unico provinciale. E a decidere saranno tutti i sindaci, non solo quello del capoluogo d’Abruzzo”.

Va dritta al punto, nell’intervista ad Abruzzoweb, la vicepresidente del Consiglio regionale, Marianna Scoccia, di Noi Moderati, in predicato di passare a FI, sindaca di Prezza e pasionaria della battaglia a favore degli ambiti subprovinciali, al fianco dell’avezzanese capogruppo di FdI in Consiglio regionale, Massimo Verrecchia, che ha spaccato come non mai in due la maggioranza di centrodestra in Regione.

Altri stracci che volano nel centrodestra del presidente Marco Marsilio, a cominciare dentro al suo stesso partito, Fdi, dove nei giorni scorsi, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e e Verrecchia se le sono date di santa ragione su questa testata, arrivando ad accusarsi a vicenda di curare gli interessi dei privati, oltre dunque la soglia di guardia.

Marsilio, nell’ultima seduta del Consiglio regionale del  6 ottobre, per porre termine al violento scontro ha presentato e far approvare un emendamento di compromesso che posticipa al 31 dicembre 2027 l’approvazione del Piano d’ambito da parte dell’Agir, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani, facendo però salva la possibilità di delimitare, nello stesso Piano, anche “subambiti territoriali di dimensione subprovinciale dove le condizioni territoriali, amministrative ed economiche lo consentano”.

Marsilio assieme a Biondi, presidente dell’assemblea dell’Agir, composta da tutti i sindaci abruzzesi,  oltre che presidente regionale e vicepresidente nazionale dell’Anci, era ed è a favore degli ambiti unici provinciali. Un’ipotesi indicata come l’unica percorribile.

Verrecchia, tra i primi firmatari, assieme a Scoccia e all’assessore al Bilancio Mario Quaglieri, ex sindaco di Trasacco, dell’emendamento poi rimasto nel cassetto, che mirava a reintrodurre da subito e definitivamente nella norma del 2013 l’ipotesi degli ambiti “subprovinciali”, ha salutato il “compromesso” di Marsilio come una vittoria. Scoccia condivide pienamente questa lettura.

“Certo che è una vittoria: abbiamo posto una questione e questa è stata affrontata attraverso una mediazione. La sconfitta sarebbe stata se non ci avessero nemmeno preso in considerazione e fossero andati avanti lo stesso. Quindi abbiamo ringraziato il presidente Marsilio, che ha inteso ascoltare la voce dei territori”.

La “voce dei territori”: Scoccia si presenta, infatti, come rappresentante in Consiglio regionale della quasi totalità dei sindaci della Valle Peligna e anche della Valle Subequana: ben 18 hanno sottoscritto una nota a favore degli ambiti subprovinciali. Verrecchia, invece, rappresenta i sindaci della Marsica. Nel duro scontro che si è scatenato, Scoccia e Verrecchia sono stati però accusati di aver sottoscritto, nel novembre 2025, un emendamento con cui si cancellava dalla legge del 2013 la parola “subprovinciale”, la stessa che poi si voleva reintrodurre.

“Vero, lo abbiamo fatto pensando che l’ambito provinciale fosse una cosa buona”, spiega Scoccia. “Poi, però, approfondendo la materia, ci siamo resi conto che avrebbe penalizzato i territori, soprattutto quelli di nostra appartenenza, come confermato da tanti sindaci. E quindi, con la massima tranquillità e la massima trasparenza, abbiamo deciso di presentare un nuovo emendamento per modificare nuovamente la norma. E abbiamo portato a casa il risultato: ora si riapre la discussione. Senza questa modifica, apportata dall’emendamento di Marsilio, non ci sarebbe stata alcuna partita: la strada sarebbe stata obbligata”.

Ma la cosa più importante per Scoccia è che a decidere sarà l’Agir, ovvero l’assemblea dei sindaci abruzzesi, a prescindere dalla posizione ferma di Biondi, confermata a questa testata contraria agli ambiti subprovinciali.

“Quelli della Marsica e della Valle Peligna sono usciti allo scoperto, ma vi posso assicurare che sono tanti i sindaci delle altre province che non vogliono i subambiti unici provinciali. Lo dimostra il fatto che tanti consiglieri e assessori che rappresentano le istanze territoriali in Consiglio regionale hanno appoggiato il nostro emendamento”.

Il riferimento è, in particolare, per la provincia di Pescara, al presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, al capogruppo della Lega Vincenzo D’Incecco e al consigliere di FdI Leonardo D’Addazio; per la provincia di Teramo, al capogruppo di Forza Italia Emiliano Di Matteo e all’assessore ai Trasporti Umberto D’Annuntiis; per la provincia di Chieti, al capogruppo di Marsilio Presidente Luciano Marinucci e al sottosegretario di Giunta di Forza Italia, con delega al Turismo, Daniele D’Amario.

E veniamo al nodo della questione che più sta a cuore a Scoccia: la difesa del Cogesa, la società in house dei rifiuti di Sulmona, che gestisce la discarica di Noce Mattei e sta attraversando un difficile percorso di risanamento.

Il rischio da scongiurare è la fusione per incorporazione, attraverso la quale sia la Segen, nella Marsica, sia il Cogesa potrebbero venire “assorbite” dall’Asm dell’Aquila. L’Aciam di Avezzano, nella quale è ormai maggioritario il socio privato Tekneko, di Umberto Di Carlo, non sarebbe interessata a una fusione che riguarda soltanto le società pubbliche, pur essendo anch’essa favorevole all’ambito subprovinciale. Tanto che, durante una conviviale a margine di una festa di fine estate nella sua villa, Di Carlo ha chiamato a raccolta il fronte dell’ambito subprovinciale.

E rivela Scoccia, “l’allarme è scattato quando siamo venuti a conoscenza di un documento ufficiale di un’assemblea dell’Asm, nel quale, al primo punto all’ordine del giorno, c’era la fusione per incorporazione delle altre società pubbliche provinciali. È evidente che l’Asm stava cercando di anticiparsi il lavoro. È chiaro che c’è una volontà politica a favore di questa ipotesi, che noi respingiamo e che i sindaci del nostro territorio respingono”.

Sarebbe, del resto, una beffa per il fronte degli ambiti subprovinciali, che punta il dito contro l’Asm, la quale, oltre all’Aquila, serve altri nove Comuni e registra otto milioni di euro di debiti, 3,5 milioni di crediti non riscossi e quasi sette milioni di costi del personale. Per di più, l’Asm è in causa con il Cogesa per i costi di conferimento dei rifiuti nella discarica di Noce Mattei, per una cifra di oltre 1 milione di euro.

Certo Scoccia riconosce che il Cogesa ha i suoi problemi – segnatamente una perdita di circa 1,5 milioni di euro nel 2025, deve affrontare una pioggia di contenziosi con i dipendenti, e ha un patrimonio netto negativo di oltre 3 milioni di euro -, ma sottolinea che anche l’Asm ne ha eccome di problemi.

Il Cogesa dunque va difeso perché è “l’unica società in provincia dell’Aquila che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti e dispone di una discarica, coprendo tutte le fasi, dalla raccolta allo smaltimento. Per quale motivo dovremmo fonderla? Per quale motivo io dovrei consentire che scompaia e che si crei un nuovo soggetto? Quella è una realtà costruita negli anni dai soci fondatori, che sono i Comuni, e di cui noi difenderemo fino alla fine l’autonomia e il rilancio”.