L’AQUILA – Fondi regionali, nelle cosiddette zone di cerniera, per garantire risorse anche ai territori che hanno perso formalmente il titolo di comune montano, nessun rischio per la chiusura delle scuole o per la perdita di servizi essenziali: stop, quindi, ad “allarmismi infondati”.

Questo il messaggio, lanciato nel corso della conferenza stampa di presentazione della legge sulla Montagna che si è tenuta questa mattina a Palazzo Silone, sede della Giunta regionale all’Aquila, dal presidente della Regione Marco Marsilio e dell’assessore regionale agli Enti Locali Roberto Santangelo.

Chiarimenti arrivati a seguito delle polemiche esplose dopo che il coordinamento Montagna della Conferenza delle Regioni ha dato il via libera alla proposta di nuova classificazione per lo status di comune montano, frutto di un intenso confronto tra le Regioni e il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli. (Qui il link)

Per l’Abruzzo la nuova geografia dei comuni montani conta 200 comuni a fronte dei 227 che facevano riferimento alla vecchia normativa risalente al 1952. Un nuovo assetto che ha già generato numerose polemiche e la rivolta dei sindaci delle aree interne (Qui il link)

“Per la prima volta – ha sottolineato Marsilio nel corso della conferenza stampa – esiste una legge pensata davvero per contrastare lo spopolamento delle montagne, un fenomeno che dura dagli anni Sessanta. Le risorse devono andare a chi vive condizioni di reale disagio. Estendere in modo indiscriminato la definizione di montagna significherebbe sottrarre fondi proprio a chi ne ha più bisogno”.

“L’Abruzzo ha avuto un ruolo determinante nel percorso che ha portato all’approvazione della nuova legge nazionale sulla montagna, una riforma attesa da oltre mezzo secolo che introduce per la prima volta strumenti strutturali a sostegno delle aree montane autentiche  – ha spiegato il presidente – e la Regione Abruzzo è stata capofila nel confronto con il Governo e le altre Regioni, rappresentando tutte le regioni italiane in Conferenza Unificata e ottenendo, grazie al dialogo con il Ministro Calderoli, una significativa riduzione dei territori appenninici inizialmente esclusi”.

Nel primo impianto della riforma, infatti, oltre 59 comuni abruzzesi erano stati esclusi dal perimetro dei comuni montani.

“I parametri utilizzati non sono frutto di decisioni arbitrarie, ma derivano dal lavoro di una commissione tecnica composta da rappresentanti di comuni, province, regioni e ministeri. Noi abbiamo poi portato tutte le regioni a condividere una proposta nuova. Il conflitto non era politico ma territoriale, le regioni alpine hanno un concetto di montagna che è differente da quello appenninico, per caratteristiche morfologiche e territoriali. Il confronto ha portato a comprendere le reciproche posizioni e a trovare una sintesi e tutte le regioni alpine hanno approvato questa nuova classificazione, che recuperava gran parte dei territori appenninici esclusi,  a parte le regioni di sinistra che, pur essendo appenniniche o non avendo montagne come praticamente capita alla Puglia, hanno votato contro solo per alimentare poi una battaglia sul territorio cercando di fomentare i poveri comuni rimasti esclusi”.

Ha aggiunto Santangelo: “La conferenza stampa si è resa necessaria per chiarire cosa sia realmente la riforma della legge sulla montagna”, l’assessore ha inoltre sottolineato come nei 27 comuni esclusi “non ci sarà alcun rischio per la chiusura delle scuole o per la perdita di servizi essenziali. Nella Conferenza unificata abbiamo previsto la possibilità di intervenire con fondi regionali nelle cosiddette zone di cerniera, garantendo risorse anche ai territori che hanno perso formalmente il titolo di comune montano”

Nessun impatto, inoltre, sulla fiscalità dei terreni agricoli: “Non è la legge sulla montagna a disciplinare questi aspetti – ha ribadito Santangelo – ma il Ministero dell’Economia. È quindi necessario fare chiarezza e spegnere polemiche strumentali che stanno creando allarmismi infondati. La definizione dei comuni montani è ormai tracciata, ma resta aperto il confronto sugli aspetti socio-economici”.

“Proprio ieri si è svolta una nuova Conferenza Stato-Regioni sul tema tecnico della montagna e i nostri uffici stanno lavorando per migliorare l’applicazione della norma, quello che conta è che siamo riusciti a correggere un impianto inizialmente troppo penalizzante  e a far passare il principio di una montagna plurale, in cui gli Appennini abbiano finalmente un riconoscimento coerente con la loro realtà”, ha concluso Santangelo.