L’AQUILA – Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto dall’associazione Forum Ambientalista, che chiedeva l’annullamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) rilasciata dal Ministro della Transizione Ecologica nel marzo 2021 per l’esercizio della centrale di compressione gas di Sulmona, duramente contestata da comitati cittadini e associazioni.
Questo quando sono imminenti i lavori propedeutici al cantiere della infrastruttura che dovrà spingere il gas nel costruendo metanodotto che sarà realizzato dalla multinazionale Snam, partecipata da Cassa depositi e prestiti (Cdp) per il 31,6%, attraversando anche 17 comuni in provincia dell’Aquila, considerata dal governo un tassello fondamentale e irrinunciabile per trasformare l’Italia in un hub energetico del Mediterraneo, in grado di convogliare il metano anche verso il Nord Europa, e per poter fare a meno del tutto e per sempre del gas della Russia.
Una opera dal costo di 2,4 miliardi, che dovrebbe iniziare a luglio 2024 con l’entrata in esercizio nel 2028, ma il governo di centrodestra di Giorgia Meloni presenterà in Europa entro fine marzo, la proposta di inserire l’opera tra le prioritarie nel Pnrr, si appresta anche a nominare un commissario per la sua veloce realizzazione.
Il Tar del Lazio, nella decisione ha respinto la considerazione relativa al rischio sismico che minaccerebbe l’opera, osservando che essa prevede invece “un innalzamento degli standard di sicurezza rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente“.
Contestato anche il difetto di pubblicità e trasparenza sul reale rischio sismico, sulle emissioni in atmosfera, e sulla mancata valutazione dei rischi accidentali, ma il Tar ha ritenuto che “non può revocarsi in dubbio come la finalità sostanziale della partecipazione nella procedura in parola abbia avuto modo di realizzarsi compiutamente”.






