TERAMO – “Sgombriamo il campo da ogni dubbio. Nell’ipotesi che la fusione tra le Camere di commercio di Teramo e L’Aquila vada avanti rimarranno sede operativa, personale, funzioni e tutte le risorse prodotte dal sistema camerale teramano, al servizio delle imprese del nostro territorio”.

Detta senza, mezzi termini, condizioni che non sembrano negoziabili, il presidente della Camera di commercio di Teramo, Gloriano Lanciotti, sul percorso di fusione con i cugini dell’Aquila, ferma al palo in una situazione confusa e nel silenzio generale delle Istituzioni territoriali. 

In una lunga intervista rilasciata all’emittente televisiva Teleponte, Lanciotti ribadisce un “no” deciso al processo di accorpamento dei due enti, svelando bollandola come “una forzatura” la volontà contraria dell’ente camerale del capoluogo, peraltro mai espressa pubblicamente. 

“C’è la necessità di attendere”,  spiega sottolineando che “la Camera più grande, quella teramana, chiede di fermare la fusione. Non capisco l’accelerata dell’Aquila: credo che per fare un matrimonio entrambi i coniugi debbano essere d’accordo sulla data delle nozze, sul corredo, sulla banda. Queste forzature non giovano certamente ad avere un ente virtuoso che dia risposte sul territorio.  Teramo non ha rinnegato nulla-, aggiunge Lanciotti -, c’è un ricorso in atto, abbiamo solo detto di fermarci un attimo e vedere cosa succede. Si è generata una situazione quasi kafkiana, in cui quasi tutte le Camere italiane sono ferme, in attesa di una decisione governativa o del pronunciamento della Corte suprema e qualcuno, da noi, si ostina ad andare avanti, ma se si avanti a strappi ci saranno problemi”. 

Lanciotti affronta anche la questione del “risparmio di spese” che porterebbe la nascita della Camera del Gran Sasso d’Italia:

“Quanto al personale, abbiamo quattro dirigenti, tre a Teramo e uno all’Aquila: nell’ipotesi di fusione i quattro dirigenti rimarranno. Cambierà le denominazione, ma i costi saranno quelli, né possiamo immaginare, domani, a regime, che le due Camere, se avranno sedi separate, possano lavorare con meno personale. Soprattutto la Camera di commercio dell’Aquila che, mi dicono, ha qualche problemino gestionale”, prosegue Lanciotti in riferimento alle polemiche che hanno investito l’attuale gestione dell’ente aquilano.

“Possiamo lavorare insieme, senza fonderci, per una programmazione unitaria sullo sviluppo dell’economia e delle imprese dei due territori. Si tratta solo di metterci a tavolino e decidere. C’è una Camera la più grande che chiede di fermare la fusione e, credo, che questo indirizzo debba essere tenuto in considerazione”.

“Vorrei ricordare a tutti che, in Italia, se non ci fosse stata la riforma delle Camere di commercio, nessuno si sarebbe sognato di fare le fusioni – ribadisce Lanciotti nell’intervista – Teramo è una Camera virtuosa, nel corso degli anni ha avuto ottime performance, tra le migliori in Italia, con un equilibrio di bilancio e risorse importanti ridistribuite sul territorio. Sotto la mia guida, da due anni, abbiamo già erogato più di due milioni di euro alle imprese. Nel 2018 abbiamo dato risorse a quasi 400 soggetti tra imprese e associazioni, per un totale di un milione di euro”.

Poi, Lanciotti entra nei dettagli della fusione: “Sulla storia della fusione tra L’Aquila e Teramo gli appuntamenti sono stati questi”, sottolinea, “nel momento in cui è uscito il ricorso al Tar la mia Giunta ha valutato se era il caso di fermare il treno in corsa. Siccome la Giunta è l’organo esecutivo, ma gli azionisti di riferimento sono le associazione di categoria, ho convocato tutte le 16 associazioni imprenditoriali della provincia di Teramo e all’unanimità, da Confindustria a Cna, da Confesercenti a Confcommercio, hanno detto che era opportuno bloccare la fusione. Tre giorni dopo ho convocato il consiglio camerale, che ha votato all’unanimità la delibera di sospensiva della fusione in corso con L’Aquila. Delibera inviata, poi, al Governo, al presidente della Regione, Marco Marsilio, al commissario ad acta, Fausta Emilia Clementi“.

Di contro, secondo Lanciotti, non c’è stata una presa di posizione netta: “Al contrario -, spiega – la Camera aquilana ancora non ha deliberato né se andare avanti, né se si vuole fermare, al di là delle espressioni verbali. La Regione adesso dovrà decidere cosa fare. Nell’ultima riunione, con tutte le associazioni aquilane e teramane, abbiamo chiesto di fermare il treno in attesa di chiarire quello che succederà: la parte teramana ha confermato l’indirizzo dato, per la parte aquilana qualcuno ha detto va bene, qualcuno no. Devo dire, con sorpresa, che ho visto anche un certo irrigidimento del presidente dell’Aquila, Lorenzo Santilli, su questa cosa. Le nostre posizioni sono diverse e non comprendiamo la necessità di andare avanti a tutti i costi: sia Confindustria che Cna e Confesercenti hanno chiesto di bloccare tutto. Quando c’è una maggioranza di associazioni che dà un indirizzo bisogna prendere atto e agire di conseguenza”.