L’AQUILA – Dopo le baruffe di ieri, proseguono al progetto C.a.s.e. di Sant’Antonio a L’Aquila, ma con più discrezione, le operazioni di smontaggio di gazebo, recinzioni e manufatti di varia foggia sorti fuori gli appartamenti, in particolare quelli del pianterreno.
Non si placano però i malumori e le proteste dei residenti, al microfono di Abruzzoweb.
Gli operai si sono messi al lavoro dal primo mattino, per proseguire l’opera avviata ieri 6 aprile, in base ad un’ordinanza firmata il 30 marzo scorso dalla dirigente del settore Ricostruzione Enrica De Paulis, e dal responsabile Carlo Bolino, e poi affissa sui pilastri antisismici del C.a.s.e. di Sant’Antonio.
Ieri si è arrivati ad un passo dallo scontro fisico tra residenti e operai comunali, accusati di essere stati “aggressivi e violenti”, di aver “gettato dalle piastre i manufatti, senza nemmeno avvertire i residenti che erano fuori casa”, e tutto questo proprio il 6 aprile, giorno del ricordo del terremoto del 2009, e di lutto cittadino. Sul posto ieri è arrivata una pattuglia dei carabinieri per evitare che la situazione degenerasse.
“Non davano fastidio a nessuno – spiega un residente ad Abruzzoweb – creavano un po’ di privacy, ed anche un po’ di verde su queste tristi piastre di cemento. Il Comune – si accalora – pensasse alle cose serie, ci sono interi quartieri del progetto C.a.s.e. che cadono a pezzi”.
A parlare anche la residente al C.a.s.e. di Sant’Antonio Stefania Vespa, sorella della sindacalista Ugl Giuliana Vespa, che ieri è arrivata a definire gli operai del Comune “squadracce, che con sprezzo e arroganza hanno iniziato a gettare dai balconi tutto ciò che trovavano”.
E tutto ciò “per ordine del sindaco che intanto stava facendo la sua passerella alle iniziative per commemorare le 309 vittime del terremoto”.
Il sindaco Massimo Cialente ha risposto a muso duro che “l’operazione è stata richiesta soprattutto dai residenti, ma la destra continua a cavalcare, in questa città, piccoli interessi, la mancanza di regole e il ritorno a una vita civile, fatta di rispetto reciproco e delle regole”.
“Quello che è accaduto ieri è molto grave – spiega però Stefania Vespa – io stavo andando a messa, per ricordare i morti del 6 aprile, e gli operai del Comune mi sono piombati sul terrazzo, e se non fossi rimasta mi avrebbero buttato giù tutto dalla piattaforma, come hanno fatto con un piccolo gazebo del mio vicino. Questo atteggiamento è intollerabile. Se proprio dovevamo rimuovere questi piccoli manufatti si potevano trovare modalità più civili, e scegliere un altro giorno, perlomeno”.
C’è poi chi osserva che “avendo un cane e una casa minuscola, non vedo che male c’è ad aver ‘personalizzato’ l’ingresso con un piccolo recinto, lasciando ampio spazio al passaggio. Nessuno ha mai protestato, anche perché qui si vive in promiscuità, e creare divisori che tutelino un minimo di privacy e riservatezza ha la sua importanza”.
Un’anziana signora con un trapano e un martello invece ha cominciato a smontare il suo separé di arelle di bambù.
“Peccato, ci dava un po’ di riservatezza e ci faceva ombra, ci adatteremo, ne abbiamo viste di peggio…”, commenta con un pizzico di disincantata ironia. Filippo Tronca






