L’AQUILA – Nessun ambito unico regionale e una sola, grande società di gestione per l’Abruzzo, ipotesi che avrebbe fatto esplodere la maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale e alzare le barricate nei territori. Bensì due sub-ambiti, “Gran Sasso” e “Maiella-Morrone”, con gli attuali cinque gestori che si uniscono in due consorzi, a tre e a due, quando scadranno gli affidamenti a fine 2027, per ora dunque senza alcuna vera fusione, rimandata a un futuro da definirsi.

E con la Gran Sasso Acqua dell’Aquila, che manterrà invece la sua autonomia fino al termine del suo affidamento, nel 2032.

Tranne clamorose sorprese, sarà questo il nuovo assetto della riforma del ciclo idrico integrato, frutto di un compromesso, che a breve la Giunta regionale abruzzese approverà, per poi ripassare la palla al Consiglio regionale, per l’ok definitivo a completamento dell’iter avviato dalla legge regionale approvata a maggio.

Come ribadito nel summit di maggioranza di inizio settembre dal presidente della Regione Marco Marsilio, di FdI, quella del ciclo idrico, assieme alla legge elettorale, rappresenta una priorità. Anche se Marsilio avrebbe voluto, da subito, un solo gestore del ciclo idrico per tutto l’Abruzzo. Dovendo però pragmaticamente fare buon viso a cattivo gioco a chi tra i suoi si è schierato a difesa delle attuali società di gestione dei rispettivi territori, vedi il consigliere regionale teramano Paolo Gatti a difesa della Ruzzo Reti.

La Giunta dunque darà per buono lo studio di fattibilità elaborato dall’Ente Regionale Servizio Idrico, l’Ersi, di cui è presidente il sulmonese Luigi Di Loreto, approvato dalle commissioni “Bilancio, Affari generali e istituzionali” e “Territorio, Ambiente e Infrastrutture”.

Lo studio prevede la suddivisione dell’ambito territoriale unico regionale (Atur) in sub-ambiti territoriali.

Il primo consorzio sarà costituito dalla Cam di Avezzano, Ernani Ornello, e dalla Ruzzo Reti di Teramo, presidente Alessia Cognitti, arrivando a servire il sub-ambito “Gran Sasso” con 118 municipi e circa 470mila abitanti, in provincia di Teramo e buona parte di quella dell’Aquila. Mentre, come detto, la Gran Sasso Acqua dell’Aquila, presidente Ivo Pagliari, il cui affidamento scade nel 2032, manterrà l’autonomia, e le quote del consorzio saranno detenute dall’Ersi.

Mentre nel sub-ambito Maiella-Morrone, che ricomprende la provincia di Pescara, quella di Chieti e, in provincia dell’Aquila, Valle Peligna e Alto Sangro, 181 Comuni e oltre 830mila utenti, dovranno consorziarsi l’Aca di Pescara, presidente Giovanna Brandelli, la Saca di Sulmona, Umberto Di Pillo, e Sasi di Lanciano, presidente Nicola Scaricaciottoli.

Una proposta che ha ricevuto la contrarietà dei gruppi di opposizione del Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Abruzzo Insieme, che hanno lasciato l’aula della commissione senza partecipare al voto. Con qualche defezione, visto che parere favorevole è stato espresso dai consiglieri Enio Pavone di Azione e Alessio Monaco di Alleanza Verdi Sinistra.

Per l’opposizione il motivo della contrarietà è che, ha spiegato il Movimento 5 Stelle, “si tratta di una proposta che, nei fatti, cristallizza la presenza degli attuali sei gestori, limitandosi a ricollocarli all’interno di due sub-ambiti senza una reale riduzione delle strutture gestionali e dei centri decisionali. In sostanza, si cambia tutto perché nulla cambi”, aprendo la strada alla privatizzazione, perché “una vera aggregazione consentirebbe di costruire una realtà industrialmente più forte e in grado di soddisfare i requisiti richiesti da Arera: capacità industriale, solidità economico-finanziaria, stabilità organizzativa, sostenibilità e convenienza tariffaria”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Pd: “Lo stesso studio riconosce che il consorzio non equivale a una fusione e che l’integrazione societaria dovrebbe avvenire solo in una fase successiva, senza però indicare entro quale termine i due consorzi dovranno trasformarsi in due società realmente unitarie, né prevedere automatismi o strumenti sostitutivi nel caso in cui le società o i Comuni soci non procedano alla fusione. Nei fatti, il rischio concreto è che la fase transitoria diventi permanente: invece di passare a due gestori, così ci ritroveremmo i sei gestori attuali, che lo stesso studio conferma resteranno tali nella fase consortile, più i due nuovi consorzi, ben otto soggetti gestionali e organizzativi. Altro che semplificazione e razionalizzazione”.

Di parere opposto il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, firmatario della legge di maggio: “Si tratta della riforma più incisiva del servizio idrico abruzzese degli ultimi trent’anni. Per la prima volta, dopo le difficoltà di gestione emerse dal modello organizzativo a 6 gestori, che ha prodotto risultati di performance non sempre ottimali, un tasso di realizzazione degli investimenti fermo al 44% e tariffe disomogenee che penalizzano i piccoli Comuni montani, si avvia un processo reale di aggregazione che riduce i gestori da sei a due, con l’obiettivo dichiarato, e giuridicamente presidiato da una clausola di revisione, di avviare un futuro percorso che porti al gestore unico regionale”.

Di Loreto ha del resto motivato così la scelta dell’Ersi dei due sub-ambiti: “La legge regionale di riforma ha stabilito che l’Ersi avrebbe dovuto promuovere prioritariamente l’affidamento del servizio attraverso la modalità dell’in house, anche mediante la realizzazione di forme di collaborazione, inclusa la forma consortile. È la legge regionale, dunque, a indicare la forma consortile come strumento per perseguire l’affidamento in house. Lo studio di fattibilità Ersi non ha fatto altro che individuare il percorso più armonico e graduale di integrazione tra gli attuali gestori, tenendo conto delle scadenze differenziate e ravvicinate delle concessioni e della complessità di fondere in tempi ristretti società con culture aziendali, inquadramenti del personale e situazioni patrimoniali e gestionali profondamente eterogenee”.

Assicurando che i nuovi due consorzi “assorbiranno e unificheranno funzioni oggi replicate in ciascuno dei sei gestori”, e dunque “i costi operativi non potranno che ridursi. Scopo della riforma è del resto diminuire i costi operativi per aumentare gli investimenti e, quindi, l’efficienza del servizio”.