L’AQUILA – Si accende la polemica politica, e si inasprisce lo scontro tra la Regione Abruzzo e la Corte dei conti regionale, che ha stroncato più volte l’amministrazione corrente e quella passata sul tema delle mancate rendicontazioni dei bilanci che arrivano fino a 3 anni fa, e ha parlato di “gravissimi ritardi” e “comportamenti omissivi” di una Regione che “non solo non ha posto rimedio, ma ha ulteriormente aggravato per via del tempo inutilmente trascorso.
Va giù duro il Movimento 5 stelle, che con Sara Marcozzi ironizza: “Il presidente Luciano D’Alfonso etichetterà anche i giudici della Corte dei Conti come denuncisti e pozzangheristi? – si chiede Sara Marcozzi – la reiterata e pervicace violazione dei principi volti al coordinamento della finanza pubblica, come la definisce la Corte, lascerà sicuramente gravi difficoltà a coloro che dovranno amministrare questa regione dopo il disastro di questa Giunta”. E chiede le dimissioni dell’assessore al bilancio Silvio Paolucci.
Risponde per le rime l’assessore Paolucci, non solo a M5s, ma anche e soprattutto alla Corte dei Conti, contestando “l’uso abnorme di aggettivi demolitivi” e sperando in un “controllo maggiormente collaborativo”.
Maurizio Di Nicola, presidente della Prima commissione Bilancio, getta acqua sul fuoco, considerando non bacchettate i rilievi della Corte dei Conti, ma piuttosto un pungolo che deve spingere la Regione a recuperare i tempo perduto da altre amministrazioni, nella partita del riaccertamento contabile.
“Una delibera, quella della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti per l’Abruzzo, che distrugge l’operato tecnico-politico di questa Giunta regionale. Per la seconda volta, infatti, i giudici della Corte hanno segnalato enormi irregolarità alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, paventando, nella delibera stessa, quanto disposto dall’articolo 126 della Costituzione, in merito allo scioglimento del Consiglio regionale o alla rimozione del Presidente della Giunta Regionale.
Questa volta, le gravità riscontrate nell’operato della Giunta, hanno mosso i giudici della Corte alla trasmissione degli atti anche alla Procura della Repubblica e alla sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti.
Non è più accettabile la condotta omissiva e in piena violazione delle norme che questa Giunta regionale sta attuando, è l’ennesima delibera con cui la sezione di parifica della Corte dei Conti denuncia le inadempienze e le violazioni di questa Giunta, che a detta dei magistrati contabili porta Regione Abruzzo all’isolamento dal contesto delle regioni italiane. Infatti, sono numerose le segnalazioni che la Corte dei Conti evidenzia, alcune da anni.
Siamo molto preoccupati per il futuro economico-finanziario della nostra mezzo miliardo di euro il disavanzo accertato al 2012 che, secondo i giudici, potrebbe essere molto più elevato. Il governo regionale ha avuto 30 mesi per sistemare i conti ma, evidentemente, non c’è la volontà politica di riportare legalità e ordine nei bilanci. La stessa Corte, infatti, definisce il bilancio come poggiato su una totale astrazione della realtà finanziaria.
Il Presidente D’Alfonso etichetterà anche i giudici della Corte dei Conti come denuncisti e pozzangheristi? la reiterata e pervicace violazione dei principi volti al coordinamento della finanza pubblica, come la definisce la Corte, lascerà sicuramente gravi difficoltà a coloro che dovranno amministrare questa regione dopo il disastro di questa Giunta.
Auspichiamo un tempestivo intervento da parte del Presidente della Repubblica e delle Procure competenti. Nel frattempo, viste gli evidenti limiti tecnico-gestionali della Giunta D’Alfonso, chiediamo le dimissioni dell’Assessore Paolucci”.
“La relazione della Corte dei Conti sembra omettere completamente la misurazione dell’impegnativo lavoro svolto in questi 29 mesi su un fronte problematico contabile e documentale che noi abbiamo responsabilmente ereditato dal passato e che stiamo razionalizzando quotidianamente, come ci viene riconosciuto da autorità dello Stato centrale all’uopo dedicate come i soggetti competentissimi del Tavolo di monitoraggio.
Produce oltremodo dispiacere l’uso abnorme di aggettivi demolitivi che poco hanno a che fare con una lettura tecnica ponderata e conferente, laddove il tema di cui si discute concerne la copertura finanziaria di diritti fondamentali delle persone che noi abbiamo saputo garantire con performance di qualità crescenti, come risultante dai referti dei numerosi Tavoli di monitoraggio cui abbiamo partecipato.
Auspichiamo il verificarsi sul piano istituzionale di un controllo maggiormente collaborativo, che in altre Regioni costituisce prassi consolidata e fruttuosa, per far sì che il carico degli impegni derivante dalle norme in continua evoluzione non diventi insopportabile a causa di una postura interpretativa contundente nei confronti del sistema Regione Abruzzo, che non comincia la storia dei suoi obblighi né oggi né 29 mesi fa, e anche per non prestare il fianco ad attacchi politici privi di ogni senso di responsabilità.
Il ritardo nella rendicontazione non deriva da irresponsabilità bensì dal grande scrupolo che stiamo impiegando nell’effettuazione delle verifiche su un costituito contabile di una oggettiva complessità che stiamo riordinando con atti tipici assunti di volta in volta.
Se volessimo ripianare precipitosamente quel disavanzo ereditato, dovremmo azzerare capitoli di bilancio non vincolati ma fondamentali, ad esempio quelli per il trasporto degli studenti o dei servizi alle persone deboli e prive di autonomia, che l’ordinamento dello Stato ci pone sussidiariamente come obbligo comunitario da garantire.
Le nuove regole contabili conosciute, studiate e condivise ci costringono a colmare rapidamente ma razionalmente le mancanze prodottesi in lunghissimi anni del passato, ma non possiamo e non vogliamo fare macelleria sociale per formattare i numeri contabili senza porci il tema delle conseguenze sulle decine di migliaia di persone che ricevono quotidianamente servizi di sostegno dall’erogatore regionale”.
“Non parlerei di bacchettate, la Corte dei conti svolge una funzione di controllo e di pungolo dell’ordinamento repubblicano, che raccogliamo con attenzione. Gli uffici sono impegnati al massimo delle forze per svolgere un lavoro che doveva essere svolto negli anni trascorsi e che non è stato fatto. La Corte dei conti ci dice che dobbiamo accelerare ulteriormente, che va recuperato il tempo perduto.
Personalmente ho una competenza successiva agli uffici della giunta regionale che devono predisporre gli atti istruttori, la parte politica ha nelle mani il pallino politico della gestione, ma documentazione e gli incartamenti devono pervenire dai dirigenti e uffici. So che l’assessore Paolucci sta operando allo stremo delle forze su questo aspetto e ha sollecitato i dipendenti far si che nel minor tempo possibile si percorrere l’ultimo tratto di strada.
A me non appassiona quanto sarà maturato alò termine delle rendicontazioni in termini di disavanzo, prima c’erano altre regole contabili, che sono state in vigore per un trentennio, non ascrivibili a questa legislatura e a quelle immediatamente precedenti, era un po’ un andamento nazionale, la regione Abruzzo ha però avuto difficoltà nel tradurre in atti contabili certi e incontrovertibili questa situazione.
Ora lo stiamo facendo, non so se il disavanzo aumenterà, forse sarà così quello che sappiamo che stiamo conducendo politiche per il ripiano di questo disavanzo, senza minare la spesa per il sociale il trasporto pubblico, tenendo insieme queste esigenze”.
La Corte dei conti stronca ancora la Regione Abruzzo che continua ad accumulare “gravissimi ritardi” e ad assumere “comportamenti omissivi” nel riaccertamento dei debiti e dei crediti, per poter quantificare con esattezza la consistenza, e dunque il disavanzo accumulato negli anni.
“Non solo non ha posto rimedio, ma ha ulteriormente aggravato per via del tempo inutilmente trascorso”, tuonano i giudici, mentre il “rosso” oggi è stimato, ma solo in modo approssimativo, a 429 milioni di euro, e potrebbe essere molto più ingente.
Un dettaglio non da poco, per poter poi apportare bilanci con coperture effettive, e non solo scritte su pezzi di carta.
È questo il contenuto della delibera del 24 novembre della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, che torna pesantemente a bacchettare l’amministrazione che, come noto, arranca nel colmare il gap.
Una corsa contro il tempo che va avanti da oltre tre anni, dovuta in parte alla precedente amministrazione di centrodestra e in parte all’attuale di centrosinistra, che ha già portato i giudici contabili a prefigurare come possibile conseguenza anche lo scioglimento coatto del Consiglio.
Minacce che, però, non hanno sortito gli effetti sperati, ovvero il rispetto delle leggi che impongono di approvare bilanci che tengono conto dell’effettiva consistenza contabile, e non su, per esempio, entrate presunte, o debiti inferiori a quelli effettivi.
La Corte osserva ora che, a distanza di quasi un anno dalla parifica del rendiconto dell’esercizio 2013, la Regione non ha formalizzato in atto legislativo il disegno di legge sul rendiconto dell’esercizio 2013, e non ha, di conseguenza, ottemperato all’obbligo di invio alla stessa sezione della magistratura contabile dell’elenco delle misure intraprese in conseguenza delle osservazioni espresse in parifica.
La Giunta D’Alfonso, infatti, ha approvato sono poche settimane fa il rendiconto generale dell’ente per l’esercizio 2013, e si attende ora il passaggio in Consiglio regionale nelle prossime settimane.
I giudici evidenziano anche che, visto il ritardo accumulato, non sono stati “adottati né il rendiconto dell’esercizio 2014, né quello dell’esercizio 2015, né il riaccertamento straordinario dei residui all’1° gennaio 2015”. Insomma, un’ecatombe.
Infine, non risulta elaborato un piano di rientro dal disavanzo conclamato, ma non certificato. Problemi sussistono anche nel rendiconto già approvato, quello relativo al 2012, passato nel dicembre 2015.
Dalla Regione, infatti, ricordano ancora i magistrati contabili, “nella legge e negli allegati non venivano recepite le osservazioni e le prescrizioni”.
Viene evidenziata dunque in delibera la gravità “dei ritardi accumulati dalla Regione Abruzzo, ai quali la stessa Regione, a oggi, non solo non ha posto rimedio, ma ha ulteriormente aggravato per via del tempo inutilmente trascorso”.
Toni duri in particolare il passaggio in cui si evidenza che la Regione ha approvato il bilancio di previsione 2015 “in assenza della sequenza procedimentale”, e che alla data di oggi, anche il bilancio di previsione dell’esercizio 2016 (2016-2018), non essendo stato assestato sulla base di un rendiconto 2015 sottoposto ad approvazione, risente delle stesse criticità”.
Insomma, restano incerte le coperture effettive dei bilanci regionali.
Del resto nel 22 dicembre 2015 la Regione ha quantificato, in via del tutto presuntiva, il disavanzo di amministrazione netto, al 31 dicembre 2014, in 429 milioni di euro circa e, di conseguenza, prevedendo un piano di rientro con rate di 61 milioni e 318 mila euro, che garantirebbe il ripiano dello stesso disavanzo, entro l’esercizio finanziario 2022.
Tutte violazioni di legge la Corte dei conti segnalerà al presidente del Consiglio dei ministri, ancorché dimissionario, “ai fini delle valutazioni di competenza”, al presidente della Corte dei conti, al procuratore regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte e, cosa da non sottovalutare, al procuratore della Repubblica presso il Tribunale dell’Aquila per la verifica di eventuali profili penali.
Infine si richiama ancora una volta l’articolo 126 della Costituzione che recita come la valutazione in merito alla gravità di tali violazioni sia, in ogni caso, rimessa al Governo e al presidente della Repubblica.
“Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge”, è l’ipotesi peggiore, considerata una extrema ratio, e dunque, puramente di scuola.






