L’AQUILA – Sbloccare la situazione degli otto lavoratori del bar dell’ospedale regionale San Salvatore, in cassa integrazione e a rischio licenziamento.

Questo l’appello inoltrato in una lettera firmata inviata alla redazione di AbruzzoWeb dai lavoratori della Cascina global servirce Srl.

IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA

Con la presente si vuole informare la gentile redazione di AbruzzoWeb della situazione lavorativa di otto cittadini aquilani dopo il sisma del 6 aprile 2009 che ha colpito la nostra città.

Dall’anzidetto giorno a oggi, gli otto cittadini, dipendenti de La Cascina global service s.r.l con sede lavorativa presso il bar insito nell’Ospedale Regionale San Salvatore,sono in cassa integrazione.

Tale situazione, che dura ormai da 20 mesi, ci ha portato a vivere in un cattivo contesto sia economico che psicologico.

Economico perché una cassa integrazione che ammonta a 700 euro (spesso elargita tre mesi per tre mesi) rende precaria la vita di chi ha famiglia e figli e di chi invece una famiglia ed un futuro se lo vorrebbe costruire.

Nel primo caso perché non è facile vivere con tali sussidi e sopperire a degli imprevisti è ancora più difficile.

Nel secondo caso perchè per creare un futuro servono lavoro e soldi, e il sussidio temporaneo dell’Inps non è certamente sufficiente.

In entrambi casi la nostra vita si riduce, anzi si è già ridotta, a una sopravvivenza.

Psicologico perchè 20 mesi senza un lavoro che ci tenga impegnati ci ha portato ad uno stata di ansia e malcontento che si ripercuote anche sullo sviluppo di relazioni intime e sociali.

Durante questi 20 mesi noi cittadini aquilani terremotati e cassaintegrati, insieme con la nostra azienda e con i sindacati, abbiamo più volte invitato Il direttore generale della Asl, Giancarlo Silveri, a trovare una soluzione al nostro problema.

È stato chiesta più volte l’individuazione di uno spazio idoneo alla collocazione del Bar dove noi lavoravamo che oltre a essere un servizio indispensabile sia per i dipendendi Asl che per i degenti dell Ospedale, era appunto fonte di lavoro e guadagno per noi otto cittadini.

Ma dopo 20 mesi e con una cassa integrazione in scadenza al 31 dicembre 2010, il problema, oltre a essere stato affrontato con leggerezza e superficilità, non è stato nemmeno risolto.

Dopo la suddetta data, se non verrà riaperto il bar, Noi saremo messi in mobilità e di conseguenza licenziati.

In questa città già prima del sisma era difficile trovare lavoro e noi che lo avevamo guadagnato con sacrifici e portato avanti per anni con zelo, ce lo tenevamo stretto, lavorando assiduamente e costantemente.

Dopo il 6 aprile 2009 è ancora più difficile trovare un impiego nella nostra città e se rimarremo privi del nostro lavoro con famiglia ,figli e mutui alle spalle,non ci sarà vita facile.

Non abbiamo scelto noi il terremoto e la perdita del lavoro e l’alienazione dei nostri diritti non è frutto di una nostra mancanza e non possiamo pagare per questo.

Non riteniamo giusto essere costretti ad abbandonare al nostra città e stare lontani dalle nostre famiglie per andare a cercare lavoro in un’altra città per guadagnarci il pane per vivere.

Vogliamo riavere il nostro posto di lavoro qui, dove lo abbiamo cercato e trovato e dove ci è stato portato via dal terremoto ma che non riusciamo a riavere per burocrazie lente e menfreghismo di chi comanda.

Da cittadini aquilani terremotati e cassaintegrati, chiediamo che venga sbloccata al più presto la nostra situazione, che venga ripristinato il nostro sito di lavoro, in modo tale che anche noi possiamo tornare a volare.