AVEZZANO – Al momento dei fatti era pienamente capace di intendere e di volere Enriges Kavalli, l’albanese di 19 anni, che il 24 ottobre 2016 ha terrorizzato il Centro di Igiene mentale della Asl di Avezzano, accoltellando un’infermiera e sequestrando una seconda donna, per poi violentarla con inaudita brutalità. 

A  stabilirlo lo psicologo Paolo Capri, ordinario dell’Università europea di Roma, perito nominato dal giudice per le indagini preliminari Maria Poria, a conclusione della incidente probabatorio, che si è svolto oggi al Tribunale di Avezzano.

Il perito ha confermato anche la capacità di Kavalli di partecipare in modo cosciente al giudizio penale in corso. Soddisfatto l’avvocato Pasquale Milo, difensore di una delle due vittime.

“L’esito della perizia – commenta ad AbruzzoWeb – non fa che confermare quanto sostenuto dalla mia assistita nelle corso delle testimonianze rese,e anche quanto emerso indagini condotte dal commissariato di pubblica sicurezza di Avezzano, a cura dell’ispettore Vittorio Scafati“.

Gli atti sono stati dunque restituiti al pubblico ministero Guido Cocco che formulerà l’imputazione a carico di Kavalli, difeso dall’avvocato Gianluca Totani, con la richiesta di rinvio a giudizio.

Lo straniero, con numerosi precedenti, ai tempi dei fatti ricoverato presso una struttura residenziale psichiatrica connessa al Cim, e oggi recluso nel carcere di Avezzano, nella notte del 24 ottobre aveva preso di mira un’infermiera e dopo essersi procurato un coltello da cucina l’ha aggredita e l’ha ferita. Ha dunque immobilizzato un’altra addetta, gli ha sottratto la chiavi dell’auto e l’ha sequestrata. La donna sotto la minaccia di un  coltello è stata dunque picchiata, costretta a spogliarsi ed è stata violentata.

La donna è poi riuscita a sottrarsi al suo persecutore e ha chiesto aiuto agli abitanti di una casa che si trovava lì vicino, in una zona isolata della parte nord di Avezzano. Gli agenti hanno fatto di tutto per trovare lo straniero per evitare che violentasse altre donne. Il fuggitivo si era intanto diretto verso Sora, nel Lazio. A seguito di un incidente aveva però deciso di far rientro nella propria abitazione, dove è stato arrestato.

Le accuse mosse nei confronti del 19enne, che già aveva violentato un’operatrice di una struttura protetta quando aveva solo 16 anni, sono gravissime: violenza sessuale aggravata dall’uso delle armi rapina aggravata dall’uso delle armi, lesioni gravi aggravate dall’uso delle armi, porto d’armi abusivo e sequestro di persona finalizzato a compiere tutti altri reati elencati. (ft)