L’AQUILA – Spuntano fuori due documenti inediti tra le carte dell’inchiesta della procura del capoluogo sugli appalti per gli interventi di messa in sicurezza di alcune scuole nel post-terremoto che ha portato all’arresto del direttore generale della Provincia dell’Aquila, Valter Specchio, e di due imprenditori, Giancostantino Pischedda, procuratore speciale della ditta Pellegrini di Cagliari e Franco Rossano Palazzo, legale rappresentante di una società di impianti tecnologici con sede a Foggia, entrambi ai domiciliari.

Si tratta di uno scambio di lettere al vetriolo tra il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, che reclama il trasferimento dei fondi per pagare le ditte incaricate dei lavori su vari istituti superiori di Avezzano e Sulmona, e il governatore abruzzese, Gianni Chiodi, ex commissario per la ricostruzione che risponde piccato alle accuse di “comportamenti contraddittori, omissivi e ostruzionistici”, bloccando di fatto i soldi anche per gli appalti finiti nel mirino della procura, tra cui quello del liceo scientifico “V. Pollione” di Avezzano.

Missive indirizzate dagli stessi firmatari, entrambi esponenti di spicco del Pdl, anche alla procura della Repubblica, alla Corte dei conti e all’allora prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato.

Uno scontro non solo tecnico con risvolti penali ma anche politico perché Chiodi e Del Corvo, oltre che militanti nello stesso partito, sono stati insieme in Consiglio regionale per più di un anno visto che il presidente della Provincia si è candidato quando era già consigliere pidielilno. 

Il carteggio, secondo quanto si è appreso, avrebbe dato un ulteriore impulso alle indagini, cominciate da lungo tempo anche se i due amministratori del Pdl non potevano sapere che inquirenti e investigatori avevano già importanti elementi e un quadro di corruzione per pilotare gli appalti: questo alla luce della pressante richiesta di fondi della Provincia formulata da Del Corvo e dalla decisa censura sulle procedure di appalto, unitamente a quelle finite sotto inchiesta, pronunciata da Chiodi.

Inoltre, il botta e risposta va in scena nel momento decisivo dell’inchiesta, peraltro in atto da lungo tempo: infatti, la nota di Del Corvo porta la data del 3 ottobre scorso e quella di Chiodi del 29 dello stesso mese, quindi poche settimane prima che il gip del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, facesse scattare le manette per i tre, accogliendo la richiesta dell’allora procuratore capo facente funzione Stefano Gallo e dei sostituti David Mancini e Roberta D’Avolio che hanno coordinato le indagini, condotte da guardia di finanza, carabinieri e polizia.

Gli appalti finiti nel mirino rientrano nel maxi piano di interventi di messa in sicurezza nelle scuole finanziato dal governo con 221 milioni di euro. I tre arrestati dovranno rispondere a vario titolo dei reati di corruzione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, peculato, abuso d’ufficio e falso ideologico in atti pubblici.

Nella risposta a Del Corvo, Chiodi contesta l’attività della Provincia dell’Aquila in merito all’aggiudicazione dei lavori relativi a nove edifici scolastici scrivendo: “le istruttorie hanno evidenziato significative problematiche sia dal punto di vista del procedimento amministrativo che relativamente agli aspetti tecnici”.

“Spesso sono assenti vari elaborati progettuali, certamente necessari a una completa ed esaustiva istruttoria, ma anche la scarsa qualità degli stessi, in cui si rilevano discordanze fra computi metrici, elaborati grafici e relazioni tecniche, non consente di definire in maniera inequivocabile i lavori offerti dalle ditte in sede di gara né di correlare, in fase di contabilizzazione, gli interventi effettivamente eseguiti con quelli pattuiti in sede di aggiudicazione, essendo l’appalto eseguito a corpo”, aggiunge Chiodi nella sua lunga replica a Del Corvo.

Quanto ai fondi da trasferire all’amministrazione provinciale, l’ex commissario precisa: “al 31 agosto 2012, data di cessazione delle funzioni di commissario delegato e dell’Ufficio coordinamento ricostruzione, sono state erogate alla Provincia dell’Aquila le somme relative a tutti gli stati di avanzamento dei lavori (Sal) trasmessi, con l’unica eccezione del primo e del secondo Sal dell’istituto ‘V. Pollione’ di Avezzano. Anche questi ultimi Sal sarebbero stati pagati qualora dalla documentazione inviata non fossero stati rilevati elementi di perplessità nei documenti di contabilità dei lavori”.

E proprio la questione del “Pollione” è al centro dell’attenzione degli inquirenti: è l’istituto nel quale sta effettuando i lavori la ditta di cui è procuratore Pischedda, accusato di aver pagato una vacanza in Sardegna a Specchio e a una sua amica quale “regalia” per ricompensarlo dell’impegno messo nel “sollecitare determinazioni di pagamento della somma di 1.200.000 euro, in favore dell’impresa, la cui liquidazione era stata bloccata”.

“Lo stato di avanzamento lavori trasmesso all’ufficio coordinamento ricostruzione ricomprende ben € 759.437 per lavori connessi all’ampliamento dell’edificio del Pollione – si legge ancora nella relazione di Chiodi – che, ovviamente, cosa ben conosciuta dalla Provincia non possono essere finanziati con i fondi per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma. L’Ufficio, come già detto, avrebbe, comunque, proceduto all’erogazione delle somme, stralciando quelle non dovute. Tuttavia dai documenti in possesso della struttura commissariale, non si evince come il ribasso d’asta offerto dalla ditta in sede di gara, che riguardava anche l’ampliamento dell’edificio per un importo di € 11.808.750, sia stato poi tradotto nel contratto stipulato relativamente ai soli interventi di messa in sicurezza dell’edificio esistente”.

Dal canto suo, Del Corvo invita magistrati inquirenti e contabili a verificare se i comportamenti delle strutture commissariali siano “idonei ad attingere alla soglia del penalmente rilevante”. La risposta di Chiodi, che non a caso non ha manifestato vicinanza politica a del Corvo dopo la bufera su Specchio, è altrettanto secca: gli atti del presidente della Provincia trasmessi sono “assolutamente inutili se non banalmente fuorvianti”.

Un elemento da non sottovalutare, peraltro al vaglio di investigatori e inquirenti, è legato al fatto che c’è il sospetto che dietro la lettera al vetriolo del presidente Del Corvo ci sia la pressione proprio del direttore generale della Provincia finito in manette. Berardino Santilli

LA LETTERA DI DEL CORVO

LA REPLICA DI CHIODI