TERAMO – “Il campo largo deve trovare nuove leve, nuove risorse, perché da tempo non è riuscito a dare le giuste risposte ai cittadini. Io sono a disposizione, con il mio gruppo, al confronto e al dialogo”.

Lo aveva già annunciato nell’estate 2025, lo ribadisce oggi, in un’intervista ad Abruzzoweb, il presidente della Provincia di Teramo, il 44enne ingegnere Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana: sarà in campo per le prossime elezioni regionali del 2029.

Proponendosi come figura civica, federatore del campo largo e delle sue anime, per riconquistare l’Emiciclo e Palazzo Silone dopo 10 anni di centrodestra di Marco Marsilio. In nome dell’Abruzzo montano, di cui è parte il suo comune sui Monti della Laga fa parte.

D’Angelo sta dialogando in particolare con Alessandro Onorato, assessore al Comune di Roma, che ha lanciato questa estate Progetto Civico Italia, la rete di amministratori locali che sta cercando di mettere insieme moderati e civici del centrosinistra e, in particolare, sindaci e amministratori locali che non si riconoscono nei partiti attuali.

Nulla di ufficiale, ma c’è senz’altro sintonia “civica” da parte di D’Angelo, che, parlando al plurale, si riferisce a una rete che anche lui sta creando a fari spenti in tutto l’Abruzzo, in particolare tra i colleghi sindaci.

“Ci proponiamo sicuramente come un’opportunità, come una forza politica che vuole mettersi in gioco, aperta a tutte le altre forze in campo che vogliono confrontarsi – incalza D’Angelo -. Scendiamo in campo al servizio del territorio regionale, per parlare innanzitutto con gli amministratori locali, i miei colleghi sindaci, comprendere ciò che non va, quali sono le priorità dei cittadini e quali le soluzioni concrete. Parliamo di un territorio che ha oltre 305 comuni e molti di questi, il mio compreso, sono montani e hanno difficoltà a interloquire con la Regione, hanno difficoltà a trovare personale”.

D’Angelo si è visto prolungare il suo mandato da presidente della Provincia a marzo 2028, con la conversione in legge del decreto Pubblica amministrazione, rispetto alla scadenza del gennaio prossimo, per allineare le elezioni del presidente a quelle dei consiglieri provinciali.

Ma non ha dimenticato il “tradimento” del gennaio 2023 del Partito democratico teramano, che scelse di fare un accordo con Fratelli d’Italia per appoggiare l’avversario Domenico Piccioni, sindaco di Tortoreto. D’Angelo la spuntò però con il sostegno del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, del Movimento 5 Stelle, del consigliere regionale del Pd Dino Pepe, di Italia Viva e della consigliera comunale di Teramo Maria Cristina Marroni, ex vicesindaco.

“Il Pd fece una scelta azzardata – commenta ancora D’Angelo -, frutto di un accordo a livello regionale da parte delle segreterie dei partiti, una scelta che non li ha sicuramente premiati, ed è rimasta la fotografia di una lontananza dal territorio, di partiti ridotti a comitati elettorali”.

Tiene però a precisare D’Angelo: “Il nostro progetto politico non vuole dare vita a una lista civica autonoma, l’obiettivo è quello di interloquire con i partiti, oltre le logiche personalistiche, per arrivare il prima possibile a individuare un candidato presidente con un programma forte e condiviso. Evitando, come avvenuto alle regionali del 2024, di ridursi agli ultimi mesi. Occorre tempo per girare il territorio, spiegare la proposta politica in tutti i comuni abruzzesi, alle attività commerciali ed economiche, alle forze sociali”.

Allargando lo sguardo, D’Angelo promuove le primarie, su cui si è incartato il campo largo nazionale, con la rivalità all’ultimo sangue tra Elly Schlein e Giuseppe Conte per la candidatura alla presidenza del Consiglio.

“Premetto: non sono un fan delle primarie, perché un leader deve essere anche frutto di un percorso, di un’analisi compiuta di quelle che sono le competenze e le potenzialità di un candidato. In questo caso, però, le primarie aiuterebbero a riaprire l’area del centrosinistra ad altre forze che oggi purtroppo sono state messe all’angolo, soprattutto civiche, a persone che si vogliono mettersi in gioco e che non sono affatto delle outsider”.

Infine, il ritorno alle preferenze nella nuova legge elettorale, e qui D’Angelo è tranchant:

“L’80% dei parlamentari sarà deciso a tavolino, come prima, tra capilista blindati e listino nazionale. Dovranno affrontare una vera competizione, voto su voto, solo il 20% dei candidati, e solo nei partiti più grandi, ovvero sostanzialmente, ad oggi, Pd e FdI. Un’occasione persa per contrastare l’astensionismo, per riavvicinare il Parlamento ai cittadini, perché oggi, credo, posso dirlo sia da amministratore che da cittadino, quando un politico di qualunque livello diventa parlamentare essendo stato nominato, perde immediatamente il contatto con il territorio: il suo interlocutore diventa solo il Palazzo”.