L’AQUILA  – “Se dovessimo ragionare secondo i criteri della razionalità, la realizzazione di un nuovo ospedale per L’Aquila è un obiettivo che doveva essere messo in agenda già da prima del terremoto del 6 aprile 2009”.

Un nuovo ospedale per il capoluogo d’Abruzzo, al posto di quello realizzato negli anni ’70: a rilanciare la proposta è nell’intervista ad Abruzzoweb Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila e capo dipartimento medicina della Asl provinciale, nonché segretario regionale Anaao e presidente dell’Ordine dei Medici della provincia dell’Aquila.

A rilanciare la questione è stato il manager della Asl provinciale dell’Aquila, l’aquilano Paolo Costanzi, in sella appena dal primo settembre, definendo il nosocomio attuale “ormai segnato dal tempo e sempre più costoso da gestire, soprattutto per quanto riguarda energia e manutenzione”, annunciando che allo studio c’è intanto la sostituzione progressiva delle parti più obsolete, mantenendo la sede attuale, e puntando su un rinnovamento graduale e sostenibile, che prevede anche la realizzazione di un megaparcheggio.

Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale aquilano del Partito democratico, ha dunque presentato assieme al capogruppo Silvio Paolucci una mozione, bocciata dal centrodestra di Marco Marsilio di Fdi, per ottenere un milione di euro, per avviare la progettazione del nuovo nosocomio.

Tra gli argomenti agitati c’è la discriminazione che L’Aquila subisce, visto che in provincia si è avviato l’iter per la realizzazione dell’ospedale di Avezzano, per 119 milioni, e nel 2019 è stato inaugurato quello di Sulmona. Sono poi previsti 109 milioni per il nuovo ospedale di Lanciano, 150 milioni per quello di Vasto, 12o milioni per quello di Teramo, a cui si dovranno aggiungere 180 milioni grazie ad un mutuo della Regione. Risorse anche per gli ospedali di Chieti, Penne e Popoli, mentre a Pescara  è stato realizzato il Covid Hospital nella fase dell’emergenza pandemica. C’è chi ricorda poi che dopo il terremoto del 2009 i 50 milioni di euro stanziati per il San Salvatore sono stati utilizzati per ripianare il bilancio.

Spiega dunque Grimaldi: “il nostro ospedale è molto bello, si sviluppa orizzontalmente, con spazi verdi, progettato dall’architetto Marcello Vittorini, ispirato all’Istituto Karolinska in Svezia. Una struttura modulare ed estesa che ci ha aiutato nel terremoto, perché è stato più facile e veloce evacuare i reparti, rispetto ad edifici monoblocco e multipiano, come pure nell’emergenza covid, per definire i percorsi separati per evitare il contagio”.

Detto questo, “l’ospedale è stato pensato quando i costi energetici e generali della sanità erano nettamente inferiori. Oggi è superato, e proprio per la sua struttura estesa ha costi enormi, prima del sisma eravamo sui quindici milioni di euro l’anno, ora sono di molto superiori, tenuto conto che abbiamo avuto un’inflazione a due cifre”.

C’è poi il tema della sicurezza sismica.

“Tutto sommato il San Salvatore per le sue caratteristiche ha retto bene al terremoto dell’aprile 2009 – sottolinea Grimaldi -, ma non dimentichiamo che si trova in prossimità della faglia del Monte Pettino, e servirebbe un surplus di sicurezza. Del resto con questa motivazione, e giustamente, è stato realizzato il nuovo nosocomio a Sulmona, e si sta procedendo per quello di Avezzano, in due aree a forte rischio sismico, come è però notoriamente anche quella aquilana, dove si è continuato a dire che sostanzialmente il nostro ospedale dovevamo tenercelo, il che è un po’ paradossale”.

Eppure si sono perse tante occasioni, se non tutte: “nel post sisma sono arrivati tanti soldi, usati per altro, come pure è stato perso il treno del Pnrr, e anche delle proposte arrivate da privati in project financing, che forse andavano discusse meglio, come pure si poteva ragionare sulla possibilità di finanziare l’intervento  attraverso mutui bancari e con la Cassa depositi e prestiti”.

Non sarebbe stata una spesa, ma un investimento, chiosa Grimaldi: “i milioni risparmiati solo in costi energetici, e parliamo di milioni e milioni di euro nel lungo periodo, potevano essere utilizzati su capitoli di spesa che riguardano la salute delle persone, sull’assistenza agli anziani, sulla spesa farmaceutica e quella per il personale”.

Infine un rammarico, che però suona come proposta. “banalmente si poteva pensare almeno di istallare su una superficie così estesa e predisposta un buon numero di pannelli fotovoltaici e probabilmente avremmo avuto l’energia quasi gratuita, ed anzi avremmo potuto rivenderla ad altre strutture viciniori”. Filippo Tronca