L’AQUILA – Sono cinque i nuovi casi di coronavirus, di età compresa tra 2 e 38 anni, registrati nelle ultime 24 ore in Abruzzo, 559 tamponi molecolari e 326 tamponi antigenici. Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari allo 0.6 per cento.
Del totale dei positivi registrati in Abruzzo dall’inizio dell’emergenza è di 74.469 casi, di cui 18.882 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (-1 per riallineamento), 19375 in provincia di Chieti (invariato), 18166 in provincia di Pescara (+3), 17325 in provincia di Teramo (+1), 594 fuori regione (+1) e 127 (+1) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
Il bilancio dei pazienti deceduti non registra nuovi casi e resta fermo a 2502, mentre nel numero dei casi positivi sono compresi anche 70494 dimessi/guariti (+61 rispetto a ieri).
Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 1.473 (-56 rispetto a ieri). 71 pazienti (+2 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 4 (invariato rispetto a ieri con 0 nuovi ingressi) in terapia intensiva, mentre gli altri 1398 (-58 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.
Sul fronte nazionale, da oggi si allarga a 13 regioni la fascia più bassa di rischio covid. Zona bianca da oggi per Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia e provincia autonoma di Trento. Con questi ultimi cambi di colore diventano 13 le regioni nella fascia più bassa di rischio covid, con regole meno rigide e niente coprifuoco. Zona bianca, quindi, per circa due terzi degli italiani: oltre 40 milioni di persone. Anche in questa fascia rimane l’obbligo della mascherina sia all’aperto sia al chiuso e il divieto di assembramento. Regole meno vincolanti per i ristoranti: nessun limite alle presenze al tavolo all’aperto, 6 commensali al tavolo se il locale è al chiuso. I locali pubblici potranno osservare orari liberi.
Quanto ai vaccini dopo il decesso della 18enne ligure e il caso Astrazenenca, arriva l’altolà del governo alle Regioni: prima il ministro della Salute Roberto Speranza e poi il presidente del Consiglio Mario Draghi ribadiscono che la linea da seguire sui vaccini è una sola ed è quella indicata dall’esecutivo. Una presa di posizione che ha l’obiettivo di stoppare le polemiche sugli open day e i dubbi dai presidenti che si sono trovati a dover rivedere l’organizzazione della campagna dopo il cambio di rotta, il quarto, sul vaccino di Astrazeneca e che però sembra non esser stata accolta da tutti, con Vincenzo De Luca che ha già fatto sapere che non darà seguito all’indicazione di vaccinare con Pfizer e Moderna gli under 60 che hanno avuto la prima dose di Astrazeneca.
Intanto la settimana si si chiude con un meno 25% di contagi e la situazione epidemiologica del Paese continua a migliorare.
Come in Abruzzo, nella giornata di ieri, in altre undici regioni non sono stati registrati decessi: Veneto, Lazio, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Umbria, Molise, Basilicata, Valle d’Aosta, e le province autonome di Bolzano e Trento. L’ultima volta che la tabella dei morti aveva segnato zero in Veneto era stato il 6 agosto 2020, mentre nel Lazio era successo circa 500 giorni fa.
In generale le vittime stanno diminuendo un po’ ovunque: sono 26 le persone che hanno perso la vita contro le 52 del giorno precedente.
Tornando ad Astrazeneca: Speranza cita i numeri prima di arrivare alle conclusioni, perché l’obiettivo di tutti – governo e regioni – è e deve rimanere quello di arrivare all’immunità di gregge prima possibile e dunque entro la fine di settembre, come ha promesso il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo: un italiano su due ha avuto la prima dose, si sono superati i 42 milioni di somministrazioni e 14 milioni di italiani hanno concluso il ciclo vaccinale.
“La campagna di vaccinazione è l’arma vera che abbiamo per chiudere questa fase e aprirne una diversa. Dobbiamo insistere su questo terreno e continuare con ogni energia”.
Per farlo, le Regioni devono seguire le indicazioni del governo. Su Astrazeneca, dice Speranza, le autorità sanitarie hanno ulteriormente precisato che va evitato per chi ha meno di 60 anni, rendendo perentoria la raccomandazione che già c’era. Una “posizione chiara e netta delle autorità” e per questo “chiediamo alle autorità regionali di allinearsi ai piani”. Le indicazioni degli scienziati, ribadisce, vanno “assolutamente rispettate”.
Fine della questione? No, come dimostrano le parole di Vincenzo de Luca. Per gli under 60 che sono stati vaccinati con Astrazeneca “non si somministrano vaccini diversi dalla prima dose, sulla base di preoccupazioni scientifiche che invieremo al governo” dice il presidente della Campania annunciando anche un’altra scelta contraria a quelle del governo: la regione non somministrerà più vaccini a vettore virale, dunque Astrazeneca ma anche J&J, neanche a chi ha più di 60 anni.
A sostegno della linea espressa dal ministro della Salute arrivano però le parole del premier nella conferenza finale del G7, precedute dalle condoglianze per la famiglia di Camilla, la diciottenne morta a Genova.
“E’ una cosa tristissima che non doveva avvenire” dice parlando di responsabilità difficili da ricostruire. Ogni punto, sottolinea Draghi, “è stato chiarito dal ministro Speranza. C’è un’adesione spontanea delle Regioni alla linea del governo”.
Lo stesso premier risponde poi ad una delle questioni più spinose, vale a dire di chi sia la responsabilità degli open day con Astrazeneca somministrato agli under 60, organizzati dalle Regioni anche sulla base di una lettera in cui il Cts non rilevava “moviti ostativi”.
Anche in questo caso è “molto complicato” ricostruire responsabilità. Quel che è certo è che “gli open day garantivano a tanti di vaccinarsi subito, con la raccomandazione del Cts di usare Astrazeneca solo per persone di una certa età”. Ma “sono stati usati per tutti perché le case farmaceutiche non pongono limite”.






