L’AQUILA -“Lezioni in presenza, in aula, all’università dell’Aquila per tutti gli studenti”,  nonostante in dimezzamento degli spazi disponibili, per garantire il distanziamento fisico imposto dall’emergenza covid. Questo grazie “a più ore di lezione, e anche di sabato”. La convinzione che anche grazie all’abbattimento delle tasse, non si avranno a causa della crisi covid flessioni di iscritti rispetto agli attuali 18mila c​i​rca. Infine ​ l​a rivendicazione dell’eccellenza dell’ateneo del capoluogo abruzzese, al di là dell’ultimo rapporto Censis, che l​o ​relega in fondo alla classifiche, ma che “non riguarda la qualità della didattica e dell’offerta formativa”, premiata invece da molte altre classifiche nazionali e internazionali.

Intervistato da Abruzzoweb, il rettore dell’Università dell’Aquila, Edoardo Alesse, oncologo e professore di Scienze tecniche di medicina di laboratorio, squaderna le prospettive dell’università che guida dal giugno del 2019, prendendo il testimone di Paola Inverardi, per un’università che stava risalendo la china dopo i duri anni del post terremoto. Trovandosi poi a dover gestire l’avvento epocale dell’epidemia del coronavirus, i mesi del lockdown, a cui sta facendo seguito ora una crisi economica  e sociale che impone nuove ed inedite sfide anche al mondo universitario.

La principale sfida di Alesse è innanzitutto quella di garantire per tutti gli studenti la lezione in presenza, in aula, limitando al massimo, e solo come “piano b e di emergenza” la didattica a distanza.

Aspetto centrale per l’ateneo aquilano perché spiega il rettore, “buona parte delle nostre facoltà e corsi di laurea, si pensi solo a Medicina e Ingegneria, presuppongono la frequentazione di laboratori e tirocini, che non è possibile fare a distanza”.
 

“Compatibilmente con l’evoluzione dell’epidemia – spiega dunque Alesse -, garantiremo in base alle nostre simulazioni lezioni in presenza, anche se le nostre attuali aule, e non è previsto l’utilizzo di ulteriori spazi, avranno una capienza della metà rispetto a prima,  per garantire il distanziamento fisico. Abbiamo infatti deciso di  incrementare gli orari di lezione, ed anche le giornate lavorative, utilizzando anche il sabato”.

E aggiunge: “se dovessero esserci problemi riserveremo le lezioni a distanza agli studenti del terzo anno, garantendo la presenza alle matricole, essendo importante avviarle ad un nuovo approccio formativo e didattico”.

Alesse confida poi sul fatto che non ci sarà una grossa flessione, rispetto agli attuali 18mila iscritti.

E questo perché spiega Alesse, “noi reclutiamo in un bacino dove non c’è forte concorrenza tra atenei: sulla  costa abruzzese, in Molise, nelle province di Rieti e Frosinone. E ci aspettiamo che, nel nuovo scenario, freni un pò anche l’emigrazione verso nord per ragioni di studio, fenomeno che potrebbe avvantaggiarci”.

Altro punto di forza assicura Alesse, “è che a L’Aquila l’offerta di residenzialità è abbastanza buona, ci sono tanti appartamenti vuoti, in centro storico, con affitti più bassi rispetto ad altre città”.

Altra carta da giocare, e assai pesante, è l’abbattimento delle tasse, decisa proprio per prevenire gli effetti nefasti del covid, a partire dal prossimo anno accademico: l’esenzione è stata elevata dalla soglia dei 15mila euro di reddito Isee,  fino a 21 mila euro.

Inoltre dai 21mila ai 31 mila euro, ci sarà comunque una progressiva riduzione del carico fiscale in media di 300 euro.

Alesse a tal proposito boccia l’azzeramento delle tasse universitarie a beneficio di chi torna a studiare nella sua regione. Come avvenuto in Puglia, con grande disappunto degli atenei del nord, che hanno urlato alla concorrenza sleale, ma anche degli studenti che già frequentano le università pugliesi, e che non saranno beneficiari dell’azzeramento.

“È un sistema di incentivo una tantum, che non può durare, perché ha molti elevati, che le Regioni, chiamate a compensare i mancati introiti delle tasse, non possono sobbarcarsi a lungo”, taglia corto Alesse.

Infine il rettore tiene a commentare le risultanze, di cui Abruzzoweb ha riferito, della  classifica annuale del Censis, basata sulla valutazione delle strutture disponibili, dei servizi erogati, del livello di internazionalizzazione, della capacità di comunicazione 2.0 e della occupabilità.
Tra i grandi atenei l’università D’Annunzio di Chieti e Pescara è  terz’ultima su 17 posizioni, e tra i gli atenei di medie dimensioni, L’Aquila è quartultima. L’università di Teramo è invece quarta tra le 10 piccole università.

“Siamo stati in posizioni preminenti in varie classifiche internazionali – spiega però Alesse – mentre quella del Censis utilizza parametri che molto spesso purtroppo non dipendono dall’Università in sé ma dal contesto terrtoriale. Come i posti letto disponibili, che sono di competenza dell’Adsu che fa capo alla Regione, o i servizi complessivi offerti dalla città. Inoltre per come è strutturata,  la classifica penalizza le università medie e grandi, e avvantaggia quelle di piccole dimensioni. Detto questo bisogna lavorare anche su questo fronte. Ma quello che conta è questa classifica non riguarda la qualità della didattica,  della ricerca, dei rapporti con il tessuti produttivi”​.

“Altri ranking – prosegue Alesse – da questo punto di vista ci premiano. Ricordo solo che siamo stati selezionati dalla Commissione Europea per tre percorsi didattici d’eccellenza nel settore della Matematica e dell’Informatica. Per la seconda volta quest’anno il nostro ateneo si colloca tra le top 100 e precisamente all’87° posizione nel mondo e secondo in Italia, dopo l’Alma Mater di Bologna, nel prestigioso ranking Times higher education impact, che valuta l’impegno per lo sviluppo sostenibile”.

Infine, come già evidenziato da Abruzzoweb la poderosa ricerca “Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati”, realizzata dal consorzio interuniversitario Almalaurea, che ha riguardato ben 650 mila laureati di 76 Atenei e ha analizzato i risultati raggiunti nei mercati del lavoro nel 2014, 2016 e nel 2018, attesta che il Abruzzo è l’Università dell’Aquila quella che ad un anno dalla laurea garantisce alla maggior percentuale di ex studenti, il 44,9, di trovare un lavoro. Primato che si conferma anche dopo cinque anni dall’agognato titolo, con una percentuale del 78,5. 

“In entrambi i casi è una performance superiore alla media italiana – commenta Alesse – e il risultato ci riempie di orgoglio, perché è la conferma della qualità del percorso formativo, è la controprova dello stato di salute dell’Università dell’Aquila​”. ft