ATRI – “Non siamo rimasti a guardare e abbiamo deciso di partecipare ancora più attivamente alla lotta al Covid-19 prendendo parte ad una sperimentazione nazionale per testare l’efficacia dell’ozonoterapia, che accompagnerà quella farmacologica attualmente impiegata, una terapia che alimenta molte speranze visto che si è rivelata efficace nella lotta alla Sars registrando un tasso di uccisione del virus prossimo al 100%”.
Anche l’Abruzzo è tra le eccellenze sanitarie che sta sperimentando, con alcuni primi successi, la ozonoterapia nella cura del coronavirus: ad annunciare “il piccolo primato” ad Abruzzoweb, è il dottor Enrico Marini, primario del reparto di Medicina del San Salvatore di Atri, oggi ospite nel programma di RaiUno La Vita in diretta.
Ad Atri, da qualche giorno, grazie all’acquisto in tempi record della strumentazione necessaria, è partita l’ozonoterapia, già impiegata per un primo paziente di 60 anni che sembra aver risposto bene, visto che si è negativizzato ed a breve verrà dimesso.
“Atri rappresenta il primo ospedale in Abruzzo e il secondo nel centrosud ad eseguire questi trattamenti – spiega ancora Marini – Ritengo ci sia un grosso razionale scientifico nello studio, abbiamo avuto già un buon riscontro con il primo paziente, ora siamo pronti con la sperimentazione su un’ara decina di contagiati: i risultati si avranno dopo i primi 10 giorni”.
La sperimentazione è scattata dall’ospedale di Udine dove su 36 malati con polmonite e difficoltà respiratorie, soltanto uno è stato intubato: gli altri sono tutti migliorati e alcuni, addirittura, già dimessi.
Da qui lo studio, approvato dalle Autorità competenti, a cui prendono parte diversi ospedali italiani, tra i quali appunto Atri, con la scelta condivisa dalla Asl guidata dal direttore generale facente funzioni, Maurizio Di Giosia.
L’obiettivo è capire sul campo se l’ozonoterapia possa diventare la risposta clinica più efficace nei pazienti che hanno contratto Covid-19 e lottano per evitare il ricovero in terapia intensiva.
“Ci atteniamo a questo protocollo su pazienti di gravità moderata in aggiunta al trattamento con farmaci come il Tocilizumab – sottolinea ancora il medico -. Abbiamo ottenuto l’autorizzazione del Comitato etico regionale per aderire allo studio multicentrico proposto dalla Asl di Udine e il nostro ospedale è pronto a partire con la sperimentazione su un importante numero di pazienti”.
Come spiega il dottor Marini, “la procedura prevede che dal paziente vengano prelevato 200 millilitri di sangue da lasciare interagire con l’ozono per una decina di minuti, per poi essere reiniettato: trattamento da ripetere tre o quattro volte al massimo. L’infusione di ozono, in altre parole, contribuisce a potenziare la risposta dell’organismo nella lotta contro gli effetti dell’infezione in atto. Tutto associato ai farmaci antivirali ha dimostrato un rallentamento dell’infiammazione e una riduzione dei danni ai polmoni”.
“La terapia – chiarisce Marini – viene utilizzata prevalentemente per il trattamento dell’ernia del disco ma anche in medicina estetica, si tratta di un antinfiammatorio. Ma in questo caso siamo in un contesto completamente inesplorato anche se guardiamo già con speranza alla efficacia. La nostra esperienza contribuirà all’elaborazione dei dati a livello nazionale, siamo soddisfatti di aver scelto di collaborare a questo studio”.
L’intuizione di sfruttare l’ozonoterapia contro il coronavirus porta la firma del direttore del Dipartimento di anestesia e rianimazione dell’Azienda sanitaria universitaria “Friuli centrale”, Amato De Monte.
“Prima che scoppiasse il coronavirus – ha spiegato De Monte – all’ospedale di Udine era già stato approvato uno studio per adoperare la terapia su pazienti con problematiche vascolari agli arti inferiori. So che in altri ospedali la si sta usando in Terapia intensiva. Avevamo cominciato da lì anche noi, ma sbagliando, perché ci siamo accorti che a quel punto era troppo tardi per l’importanza dei danni provocati ai polmoni. E’ così che, insieme al collega Carlo Tascini, abbiamo deciso di vedere come funzionava se applicata precocemente, sui pazienti che rischiavano di essere intubati, perché con una compromissione della respirazione e già in ventilazione con il casco o con CPAP”.
Per quanto riguarda la gestione dell’emergenza Coronavirus all’ospedale di Atri, secondo Marini, “si è riusciti in poco tempo a dare una risposta efficace, ci siamo inventati un ospedale Covid con percorsi in base all’intensità delle cure e molti, anche in condizioni piuttosto serie, sono migliorati tanto da consentirne il trasferimento nell’ala chirurgica mentre, negli ultimi giorni, sono stati ricoverati nel presidio Covid di Giulianova”.
“Contiamo presto di poter entrare finalmente nella ‘Fase 2’ in modo da poter riattivare le attività ospedaliere normali”.



