L’AQUILA – “Non devono essere le imprese ed i cittadini abruzzesi a pagare gli errori, vecchi e nuovi, della politica. E’ inaccettabile che il debito aggiuntivo della sanità pesi sui cittadini abruzzesi, con nuove tasse o servizi più scadenti, come è altrettanto inaccettabile che si pensi di risolvere parte del problema utilizzando i fondi Fas, fondi già in parte distratti per gli ammortizzatori sociali. Con questa politica, poco attenta alle imprese, si scivolerà nel baratro”.
È chiaro e laconico il messaggio che Angelo Taffo, presidente di Confartigianato Abruzzo, lancia alla politica regionale. E, mentre disamina i problemi della piccola e media impresa, soffocata da una a pressione fiscale già al massimo dei parametri, aggiunge: “le piccole imprese, già divorate dalla crisi, dalla pressione fiscale e dai debiti, non reggeranno questo colpo e saranno costrette a chiudere i battenti”.
“È indispensabile andare a Roma tutti insieme, governo e parti sociali – propone Daniele Giangiulli, segretario dell’associazione degli artigiani – per chiedere al ministro Tremonti uno stanziamento straordinario che consenta all’Abruzzo di risalire la china e di scongiurare il tracollo economico ed occupazionale. Privare l’Abruzzo dei fondi Fas, prosegue il segretario, significa sottrarre alla nostra economia il più importante strumento di rilancio e sviluppo in una fase tristemente nota per i record in negativo di sviluppo e competitività”.
“Un recente studio elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato – spiega Giangiulli – ha consegnato all’Abruzzo la maglia nera delle regioni con il più alto prelievo fiscale sulle imprese rilevando altresì che, attualmente, la nostra regione è quella meno appetibile per gli investimenti esteri e nazionali”.
“Se la politica regionale disincentiva l’impresa allora ha ragione Marchionne: meglio investire fuori dall’Italia”. Una situazione drammatica, che le piccole imprese e Confartigianato Abruzzo denunciano da tempo”.




