L’AQUILA – Le espressioni facciali sono lo strumento da sempre in possesso del genere umano per manifestare le varie sensazioni.

Su questo istinto primordiale gli studi scientifici sono numerosi e abbracciano varie branche, dalla criminologia alla selezione del personale, passando per la pedagogia e le neuroscienze.

Nei giorni scorsi all’Aquila si è svolto un corso di analisi scientifica presso la Casa del volontariato, proprio sulle espressioni facciali per analizzare questi comportamenti e distribuire un bagaglio di competenze a riguardo.

Yasna Legisa​, direttrice del corso, è un’analista comportamentale che ha fondato questo laboratorio cognitivo nel 2012  a Gorizia, sua terra d’origine, sviluppandosi in 4 anni in tutta Italia e anche all’estero.

“Il nostro volto è un libro aperto, sul quale ogni giorno portiamo in scena uno spettacolo: le nostre emozioni, anche rimanendo in silenzio – racconta ad AbruzzoWeb – tutto questo mi affascina fin dai tempi delle scuole superiori. Infatti, durante il liceo sentii parlare di comunicazione non verbale e mi informai su corsi di laurea specifici, il mio tutor didattico di Trieste non seppe indirizzarmi e allora scelsi comunicazione e poi una specialistica in Psicologia. Successivamente ho proseguito con un master in comunicazione poi un dottorato di 3 anni in psicologia medica con indirizzo psicologico e poi un post dottorato in neuroscienze”.

Un settore che richiede una lunga gavetta di studi, ma a oggi Yasna si reputa soddisfatta, dal momento che questa branca sta prendendo sempre più piede e viene utilizzata dalla criminologia per valutare la credibilità di un testimone, al settore delle risorse umane, per giudicare ciò che un candidato, non dice con la bocca ma con il volto.

“L’analisi del comportamento facciale è davvero utile per rilevare le emozioni umane, anche quelle più nascoste – aggiunge – il viso, anche in silenzio non tradisce, sono impercettibili movimenti che sono incontrollati e inconsapevoli attraverso i quali viene espressa la parte più sincera dell’uomo”.

All’analisi del comportamento facciale si lega anche tutta quella parte semi nascosta dall’inconscio che viene comunemente denominata tic nervoso. A riguardo Yasna ha compiuto degli studi di settore specifici come racconta lei stessa, “i tic nervosi, specie nel fanciullo, rientrano nel linguaggio non parlato, in letteratura scientifica abbiamo varie spiegazioni. Io ho riscontrato e cercato di capire questi elementi quando durante le mie ricerche sperimentali mi sono imbattuta ne i bambini affetti dal disturbo dello spettro autistico”.

Il tic nervoso è l’espressione esteriore di un disagio interiore, difatti come spiega, “evidenzia qualcosa che il bambino vuole dirci, ma non riesce a trasmetterlo con le parole, uno stato d’ansia, una emozione, che può essere anche positiva, un qualcosa che lo turba, ovvero, i bambini che hanno difficoltà relazionali presentano con una maggior rilevanza espressioni facciali più o meno tipiche”.