MARTINSICURO – “Ho calcato queste parole su un foglio, proprio queste, che tu scriverai o che già hai scritto in un tramonto chissà dove, chissà quanto tempo fa…”

La calda e strana lingua, che parla al cuore. Quella di Enrico Maria Marcelli poeta di Martinscuro, in provincia di Teramo. Vincitore del primo premio della sezione “poesia edita” della V edizione del premio Salvatore Quasimodo, un’edizione straordinaria nata in occasione delle celebrazioni del 60° anniversario dell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura al grande poeta.

Enrico Maria Marcelli  ha presentato la sua opera prima dal titolo “Il verso libero li ha stanati tutti!”, edita dalla casa editrice di Martinsicuro Arsenio Edizioni, diretta da Valeria Di Felice. L’opera, che ha la prefazione del poeta Filippo Davoli.

Marcelli è nato a San Benedetto del Tronto nel 1993 e, dopo la maturità scientifica conseguita al Liceo Statale “Benedetto Rosetti”, si è laureato in Lettere all’Università degli Studi di Macerata. Ha vinto il premio speciale Il Faro alla IX edizione del Premio Letterario Internazionale “Città di Martinsicuro” 2017 e il premio Miglior giovane poeta alla dcima edizione del Premio letterario nazionale Città di Grottammare nel 2019.

La cerimonia di assegnazione del Premio Salvatore Quasimodo si è svolta al CET di Mogol ad Avigliano Umbro alla presenza di numerosi scrittori e poeti e della giuria composta da Alessandro Quasimodo, attore, autore, regista teatrale e figlio del Premio Nobel Salvatore Quasimodo, da Giuseppe Aletti, editore, critico letterario, poeta e ideatore de “Il paese della poesia”, da Valentina Meola, direttore editoriale, da Luca Piemontese, archeologo, da Lucia Abbate e da Caterina Aletti, giornalista.

Detto questo, così prosegue la poesia. 

“La pagina su cui lasci quell’andare  a capo, quell’andare via lontano, è ferma ed è netta perché tu vai girando ad ogni curva, tu raccogli ciò che hai trovato, e lo spezzerai perché lo terrà qualcun altro, un giorno, e andrà ancora, si soffermerà sullo stesso foglio, si sbizzarrirà nell’impeto infinito di quel tramonto, che esce dalle righe solo se sarà suo, solo se sarà tuo, come il mio, con un’altra grafia. La differenza sei tu”.