L’AQUILA – A cinque anni dal conferimento della medaglia Aprutrium, che il Consiglio regionale dell’Abruzzo attribuisce a personaggi illustri che abbiano portato alto il nome della regione in Italia e nel mondo, mentre è in condizioni di salute che sembrano ormai irreversibili in un ospedale svizzero, da Guido D’Urbano, funzionario dell’Assemblea abruzzese che organizzò in prima persona la cerimonia, riceviamo e pubblichiamo un pensiero su Sergio Marchionne.
Il 3 ottobre 2013 il Consiglio regionale gli ha conferito la Medaglia Aprutium, con la semplice motivazione riportata in una piccola targa di legno: “Per aver onorato la Terra d’Abruzzo con la sua prestigiosa attività che reso la Fiat azienda riconosciuta in tutto il mondo”.
Tutto all’insegna della sobrietà sabauda tipica di casa Fiat ma ancor più dello stile minimalista di Marchionne.
Ma l’organizzazione dell’evento per noi di un piccolo Consiglio regionale è stata da incubo. Io personalmente ho dovuto interloquire con i suoi collaboratori, alcuni in Italia altri in Usa, che mettevano cura maniacale in ogni dettaglio: da tutti i testi che sarebbero stati letti alla organizzazione degli spazi, dal leggio alla scaletta dell’evento, dalla scelta del ristorante a tutto l’imponente apparato di sicurezza gestito da uomini Fiat oltre che da Polizia e Carabinieri.
Davvero dal mio punto di vista una delle prove più dure affrontate nell’organizzazione di eventi per la presidenza del Consiglio nell’arco di 15 anni di attività.
Poi, il fatidico 3 ottobre arriva e arriva Sergio Marchionne abruzzese di Chieti trasferitosi da ragazzo in Canada a Toronto.
Arriva col suo maglioncino e con il suo sorriso pacato, quasi a disagio in un contesto celebrativo. Ma piano piano si scioglie: già al caffè con il presidente Pagano e l’ambasciatore canadese in Italia Peter McGovern racconta con serenità e senza vanteria di aver trascorso nei primi 9 mesi di quel 2013 l’equivalente di 19 giorni in un aereo…fanno 456 ore…quasi da brevetto di volo!
E la Fiat che al suo arrivo perde 800Ml di euro l’anno…non poteva andare avanti così, il suo commento.
Poi in aula inizia la cerimonia, i discorsi, i ringraziamenti e Marchionne dice cose davvero dolci del suo Abruzzo, cose che non mi sarei aspettato da un uomo tanto misurato e compassato: lo avevo ascoltato a Toronto davanti a centinaia di italiani ed era stato davvero noioso, quasi monocorde.
Qui, in Abruzzo è diverso, si apre: il discorso è preparato, ma i suoi collaboratori (che lo adorano incondizionatamente) mi confidano che non l’hanno mai visto così coinvolto, quasi emozionato e soprattutto contento dell’accoglienza ricevuta e della piccola cosa che una targa può significare per un uomo che parla con i più potenti della terra e ha in mano i destini di migliaia di lavoratori.
Ne sono certi, loro che lo conoscono bene, è contento, come di rado gli capita.
E sorride anche la sua compagna Manuela, dipendente Fiat, nascosta tra il pubblico, alla quale non è stato riservato alcun trattamento di riguardo. Nulla. È una dipendente, mi è stato detto.
E a cerimonia terminata, al ristorante, Manuela fa per sedersi con i colleghi, quando lui con un semplice sguardo ed un gesto della mano la invita al tavolo delle “autorità”, quasi a dire “ma che fai non ti siedi con me?”.
Anche lei sobria nei modi e nel vestire, la collega della scrivania affianco, lontana anni luce dal cliché della donna del super manager. E durante il pranzo ancora aneddoti e racconti di vita abruzzese… se non fosse stato impossibile lo avrei descritto spensierato.
Spero che quelle doti di tenacia e forza d’animo che si riconosceva in quanto abruzzese lo aiutino in questi difficili momenti.



