L’AQUILA – È polemica per l’imminente nomina dell’aquilano Pierluigi Mantini a componente del Consiglio di Stato, cui il governo ha dato l’ok a Camere ormai sciolte.

Di “ennesimo blitz del governo” andato in scena “sotto le feste” parla il Movimento cinque stelle, che sul blog di Beppe Grillo punta l’indice sul “conflitto d’interessi” dell’ex parlamentare. 

Mantini è considerato “vicino alla maggioranza” parlamentare uscente insieme a Carla Ciuffetti, capo dipartimento delle riforme istituzionali della Presidenza del Consiglio e stretta collaboratrice della sottosegretaria Maria Elena Boschi, e Luigi Fiorentino, consigliere di Palazzo Chigi con funzioni di vice segretario generale.

“Nel silenzio dei media Gentiloni che, a Camere sciolte, per prassi istituzionale dovrebbe svolgere solo il disbrigo degli affari correnti, continua a piazzare amici di Renzi e dell’esecutivo in posti chiave – dicono i deputati cinquestelle Alessio Villarosa e Daniele Pesco – Se ciò non bastasse, fra le tre nomine in oggetto, c’è quella del professor Pierluigi Mantini, vicepresidente dell’organo di autogoverno dei magistrati dei tribunali amministrativi regionali (Cgpa), lo stesso organo a cui è pervenuta la richiesta del Governo, per il prescritto parere di competenza, a seguito del Consiglio dei ministri dello scorso 23 dicembre. Avete capito bene: a fine anno il governo chiede al Cgpa, di cui Mantini era all’epoca il vicepresidente, un parere sulla nomina di tre funzionari a consiglieri di Stato, fra cui lo stesso Mantini e l’amica della Boschi”.

“Un conflitto d’interessi enorme”, accusano i grillini, “e per nulla mitigato dalle successive dimissioni di Mantini dal Cgpa”.

“È molto scorretto, inoltre, il fatto che, fra l’altro, non c’era nessuna urgenza di procedere a tale nomine, nessuna scadenza o carenza d’organico, e il cui apporto è del tutto indifferente per la funzionalità del Consiglio di Stato. Inoltre è grave, sul piano dei rapporti tra organi costituzionali, che il Governo possa designare a consigliere di Stato il vicepresidente dell’organo di autogoverno della giustizia amministrativa, il cui compito istituzionale era appunto quello di garantirne l’autonomia e l’indipendenza, proprio nei confronti del governo stesso”.

“Gentiloni, poi, dovrebbe spiegare anche il motivo per cui, in questo caso, non è neanche stata rispettata la prassi costituzionale, fino adesso sempre rispettata, che prevedeva il conferimento della designazione a consigliere di Stato, unicamente a funzionari di vertice della Pubblica amministrazione mentre, in questo caso, è stato designato un professore associato, ed ex parlamentare come Mantini, e una funzionaria parlamentare di medio livello, neanche dirigente, come la collaboratrice della Boschi”.

Professore di diritto amministrativo al Politecnico di Milano, Mantini dal 2016 è anche componente della Commissione appalti dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).

Fu eletto per la prima volta alla Camera nel 2001, nella circoscrizione Toscana in quota proporzionale, e confermato sia cinque anni dopo che nel 2008 in Lombardia, dove vive ormai da anni.

Dagospia ha registrato polemiche anche per la scelta di Fiorentino, 58 anni, ben visto dal premier Paolo Gentiloni, ma soprattutto uomo di fiducia della Boschi e di Paolo Aquilanti, andato in pensione da consigliere parlamentare, subito nominato consigliere di Stato, dove ha prestato servizio un giorno appena, e poi prontamente restituito a Palazzo Chigi, ai quali è stato segnalato da Maria Carmela Lanzetta, ex ministro renziano.

Sempre secondo il giornale di gossip e retroscena la nomina dei tre rientrerebbe in un’ampia infornata di persone vicine al Pd nei posti chiave, tanto che la Boschi “sta preparando una serie di nomine di secondo livello alla maniera di Nicola Zingaretti, presidente in scadenza della Regione Lazio. Un modo per saturare tutta la pianta organica e non lasciare ai successori neppure lo spazio per piantare uno spillo, senza però incorrere nella legge sullo spoils system, che colpisce solo le figure apicali”.