L’AQUILA – “La questione zona franca urbana è cosa fatta” e allora “il Consiglio comunale va a Bruxelles per fare cosa? Per sentire chi? Per sensibilizzare chi?”.
Sono queste le domande che il consigliere comunale dell’Mpa per il Pdl Emanuele Imprudente rivolge al presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Carlo Benedetti, alla vigilia della seduta in “trasferta” che l’assemblea civica farà a Bruxelles per sostenere l’introduzione della zona franca urbana per il capoluogo.
“Occuparsi ora e non un anno e mezzo fa dell’argomento – sostiene Imprudente – è una provocazione alla mia intelligenza e a quella di altri colleghi, perché è chiaro è una mera azione di propaganda per le elezioni e per di più su un qualcosa su cui il Comune e tanti illustri politici non hanno creduto”.
È scontro aperto, dunque, tra una parte del Consiglio, non solo rappresentato dalla maggioranza di centrosinistra ma anche di una fetta del centrodestra, che ha sostenuto in maniera convinta la “missione” a Bruxelles e i consiglieri che fanno riferimento al vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis che ritengono la convocazione presso la sede della Comunità europea niente più che una gita con fini elettoralistici.
La tensione, è evidente, riguarda la paternità dell’ottenimento della Zfu, un po’ come è successo con il rinvio del pagamento delle tasse e l’abbattimento al 40 per cento dei rimborsi: da un lato c’è chi ha rivendicato il merito dell’azione politica istituzionale e chi, invece, ha sostenuto che il successo è stato frutto della mobilitazione popolare.
LA LETTERA DI IMPRUDENTE A BENEDETTI
Caro Carlo, come ben sai ho il massimo rispetto per tutte le istituzioni e soprattutto per il Consiglio Comunale, fulcro della democrazia, dell’amministrazione e della POLITICA cittadina. In questi anni, e soprattutto dopo la maledetta notte del 6 aprile, la Città, i Cittadini, noi tutti non siamo più gli stessi.
Il Consiglio comunale ha lavorato tanto, riunendosi nei posti più disperati della città.
Probabilmente non raggiungendo grandi risultati, anche se sicuramente ci si è messo tanto impegno e tanta buona volontà. Per far ripartire la città si è fatto molto, stabilendo e condividendo tre priorità: case, scuola e lavoro.
Per il lavoro, elemento essenziale per la vita cittadina, legame unico alla vita e alla speranza nel futuro di una città, ben poco si è fatto. Tutti insieme, come Consiglieri comunali, abbiamo dato una prima risposta alle attività commerciali, con la delibera n. 57 del 2009, consentendo la rilocalizzazione delle imprese che avevano perse la loro sede a causa del sisma. Tuttavia in pochi, nel primo periodo (e tra questi non figura certo il Comune dell’Aquila), hanno proposto qualcosa per lo sviluppo e per l’occupazione.
Non mi sembra che il presidente della Regione, Gianni Chiodi, l’allora presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, e il sindaco, Massimo Cialente, abbiano sostenuto e messo in piedi proposte concrete di aiuto per il sostegno alle imprese esistenti e per farne insediare delle nuove.
In pochi, nonostante il suggerimento dell’Europa, hanno pensato che la zona franca urbana potesse essere uno degli strumenti per rilanciare lo sviluppo delle attività e superare la crisi occupazionale. Non c’è stata una proposta alternativa o aggiuntiva vera, da parte di tanti benpensanti di ogni tipo, né da parlamentari, né da assessori o consiglieri regionali, provinciali e così via. Di destra come di sinistra.
Sviluppo e lavoro sono argomenti di cui si ci riempie la bocca, ma non si forniscono mai soluzioni vere. Della zona franca urbana c’è ancora chi non sa o fa finta di non sapere chi sono i beneficiari e quali sono le connesse misure di incentivazione all’impresa. Figuriamoci se qualche autorevole e illustre personaggio che non conosce l’iter può oggi sostenere la proposta nelle sedi preposte.
Oggi che l’iter europeo per la non infrazione comunitaria sulla concorrenza è pressoché superato, e dunque a livello comunitario la questione zona franca urbana è cosa fatta (ora è compito del Governo attuarla materialmente), il Consiglio comunale va a Bruxelles per fare cosa? Per sentire chi? Per sensibilizzare chi?
Caro Carlo, con la stima che ho nei tuoi confronti, il Consiglio comunale già in altre occasioni ha fatto pessime figure nei confronti del resto della Regione e della Nazione. Ora andiamo a farla anche all’estero. Il Consiglio comunale non è una piazza che manifesta pro o contro qualcosa e qualcuno. È il centro della programmazione e del controllo delle attività cittadine per la ricerca delle soluzioni dei problemi e per il bene comune.
Essere l’oggetto di una strumentalizzazione politica dovuta dall’avvicinarsi della campagna elettorale, non lo accetto io come non lo accettano altri consiglieri comunali e tanti cittadini. Si poteva e si può incontrare il commissario europeo Antonio Tajani anche a Roma, più facilmente e senza far viaggiare un Consiglio comunale all’estero.
Occuparsi ora e non un anno e mezzo fa dell’argomento è una provocazione alla mia intelligenza e a quella di altri colleghi, perché è chiaro è una mera azione di propaganda per le elezioni e per di più su un qualcosa su cui il Comune e tanti illustri politici non hanno creduto.
Credo di aver sintetizzato, ma al tempo stesso spiegato le motivazioni dell’inutilità di questa missione a Bruxelles e quindi della mia assenza alla relativa seduta del Consiglio comunale.



