MILANO – “Siamo tutti facilmente spiabili. Anzi forse siamo già tutti spiati”.

Sarebbe questa la situazione nella quale secondo il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, si trova più o meno tutto il mondo.

È l’ultimo scoop messo a segno da WikiLeaks in partnership con il Bureau of investigative journalism (Bij) e Privacy international, organizzazione britannica che si batte per il rispetto della privacy.

La notizia, riportata dal Corriere della Sera, è stata presentata in una conferenza stampa a Londra, è stato lo stesso Assange.

Molte società private in giro per il mondo sarebbero in grado di offrire a chi paga, tecnologie capaci di monitorare email, sms e telefonate di un’intera popolazione.

“Nel corso degli ultimi 10 anni – ha detto Julian Assange durante la presentazione dell’inchiesta, soprannominata SpyFiles – è fiorita un’industria internazionale che fornisce ai servizi segreti degli stati equipaggiamenti capaci di sorvegliare masse di persone. Quelle aziende ora stanno esportando i loro prodotti in giro per il mondo in modo incontrollato”.

Si tratta di 130 aziende con base in 25 paesi, soprattutto occidentali: insieme si spartiscono un business che vale 5 miliardi di dollari.

“Società di sorveglianza come l’americana Ss8, l’italiana Hacking team, o la francese Vupen producono virus Trojans in grado di assumere il controllo di computer e cellulari, inclusi iPhone, Blackberry e Android, registrando ogni uso, movimento e persino immagine e suoni della stanza in cui si trovano”, ha spiegato Assange.

“Non è una minaccia teorica, che può verificarsi in un remoto futuro: sta accadendo oggi, e coinvolge ognuno di noi”, ha concluso Assange.