L’AQUILA – Il giudice del Tribunale dell’Aquila Giovanni Novelli ha condannato a 3 anni di reclusione Filippo Impicciatore, 82 anni, originario della Provincia di Chieti ma residente in Venezuela, nell’ambito del processo per il crollo dell’edificio in via D’Annunzio la notte del 6 aprile 2009, stabile costruito negli anni Sessanta, in cui ci furono 13 vittime.
Il condannato è attualmente irreperibile.
L’avvocato d’ufficio dell’uomo, Ersilia Lancia, ha già annunciato ricorso in Appello contro la decisione.
L’anziano è uno degli imprenditori che edificò il palazzo mentre gli altri costruttori sono tutti morti.
L’accusa principale era quella di aver utilizzato un calcestruzzo di scarsa qualità.
“Nel valore di progetto il calcestruzzo non era indicato, quindi è scadente in base a che cosa? Faremo appello”, dichiara battagliera ad AbruzzoWeb l’avvocato Lancia, che aveva perfino nominato un perito di parte, il tecnico Federica Ricci.
Il giudice Novelli non ha disposto alcuna provvisionale e ha decretato che il risarcimento danni per le parti lese dovrà essere stabilito in un separato giudizio civile. Le motivazioni arriveranno entro 90 giorni.
Per lo stesso crollo due settimane fa è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere anche l’ingegnere aquilano Fabrizio Cimino che eseguì alcuni lavori di restauro nel 2002, mentre è stato assolto dalle accuse un altro tecnico, il molisano Fernando Melaragno.
Il processo a carico del solo Impiacciatore si è reso necessario perché lo stesso vive in Venezuela e ci sono stati problemi di notifica fin dalle indagini preliminari.
Per il suo rintraccio venne allertata anche l’Interpol dopo una prima istanza di nullità presentata dall’avvocato d’ufficio a causa di mancate ricerche. (alb.or.)




