L’AQUILA – Io non vi credo, lasciatelo stare. Voi non potete.
Senza punti esclamativi. Perché Vasco non è stanco. Vasco non vuole dormire. Non lui. Le ossa sì, certo, vorrebbero riposarsi. Devono farlo. Fosse stato un robot, a San Siro lo scorso 22 giugno, il gran finale delle quattro date nel tempio del calcio sarebbe stato diverso. Il fisico non si governa fino alla fine. Non può farlo neanche uno come Vasco.
La notizia è questa. Blasco, o il Komandante, chiamatelo come volete, ha annunciato le dimissioni da rockstar nello speciale di Vincenzo Mollica andato in onda ieri a tarda sera su Rai1.
Inevitabile lo tsunami di commenti sul suo sito, sulla sua pagina facebook e sui social network: “Non lo fare”, “Spero sia solo uno scherzo”, ma anche “Meglio così, ormai non fa più musica decente”.
Chi lo ama e chi lo odia, chi lo apprezza e chi lo rifiuta. Da sempre per Vasco è così.
Chi scrive, in gioventù non poteva sopportarlo, per diversi motivi, alcuni dei quali davvero patetici.
Poi, una sera di tanti anni fa, quell’omone di Zocca non andò via. Le altre sì, anzi, le altre non rimangono. Lui no. Lui sta lì e ci si strapazza l’anima insieme.
Con Vasco è una questione di guai. Un affare dello stomaco, più che del gusto musicale. Non ce ne vogliano i puristi e gli artisti, anche da queste parti ci stanno i Radiohead, i Pink Floyd e chi più ne ha più ne metta.
Ma con Vasco la storia è diversa. A San Siro, giurano caporedattore e collaboratore di AbruzzoWeb, la ‘prima’ è stata spettacolare. Roba da svenarsi, roba da star male. Lui c’era eccome, in orario eppure in ritardo. Scordava le parole, recuperava con la classe e col coltello, San Siro tremava tutto, una festa, una gazzarra, una guerra senza feriti. Uno splendido macello. Roba da Vasco. La chiave è questa, non potrebbe essere altrimenti.
Per questo, al di là delle dichiarazioni sue e delle critiche, anche feroci, giunte da parte di chi aveva comprato il biglietto per assistere a un concerto intero e senza aspettare un’ora e mezza che uscisse quel Dio lì, al di là del senso di vuoto che lascerebbe il signor Rossi nel cuore e nelle viscere di noi quaggiù, una cosa è certa: Vasco non è stanco. Vasco non vuole dormire. Noi non ci crediamo. Prendiamola come una bugia vestita male. Secondo noi, non ci crede nemmeno lui.
A San Siro, noi c’eravamo e la voce è tornata dopo una settimana. Un mal di schiena non può nulla contro certi fuochi. Lo sai meglio di noi e che l’età si fotta, come sempre.
Riposati, allora. Noi ti aspettiamo in piedi. E se dovessi far tardi, ti veniamo a prendere sotto casa. Guidiamo noi, tranquillo. La strada per San Siro la conosciamo a memoria. (r.s.)



