L’AQUILA – Guerra chiusa tra gruppi di potere in seno all’Università dell’Aquila dopo l’elezione del nuovo rettore Paola Inverardi? Nemmeno per sogno.

Basta dare un’occhiata alle ‘email dei veleni’ di cui AbruzzoWeb è venuto in possesso spedite alla vigilia del voto decisivo tra esponenti dei ‘pro’ e dei ‘contro’ l’uscente Ferdinando Di Orio, che si sarebbero declinate rispettivamente in voti per Maria Grazia Cifone e per la stessa Inverardi, per capire che il clima d’odio serpeggerà ancora a lungo prima che in Ateneo si possa trovare pacificazione.

Il più scatenato di tutti è Mario Giannoni, presidente del corso di laurea in Igiene dentale e della Commissione nazionale dei corsi di laurea di questo settore.

Altri argomenti a sostegno della candidata sconfitta li porta Massimo Casacchia, direttore del servizio Psichiatrico universitario nonché presidente della scuola di specializzazione in Psichiatria.

A rispondere per gli oppositori è l’esponente più belligerante, Sergio Tiberti, docente di Igiene del dipartimento di Medicina, che mena fendenti a destra e a manca.

Parole tra l’arsenico e il sarcasmo, quelle dei prof delle opposte fazioni. Rispondendo all’ultimo appello al voto diffuso via email dalla Cifone, Giannoni conferma l’appoggio del suo gruppo “contro forze che fin dall’inizio si sono dimostrate poco limpide, sleali e dotate di una visione assolutamente riduttiva della situazione universitaria nazionale, abruzzese, aquilana e della nostra città in particolare”, ovvero gli oppositori.

“Non vogliamo consegnare l’Ateneo a chi voleva chiuderlo – sbotta – possibilmente dirottando i nostri studenti su sedi limitrofe, da sempre espressione di scarsa qualità e ancor minore organizzazione”.

Secondo l’agguerrito Giannoni “è arrivato il momento della resa dei conti e chi non se la sente abbia il coraggio di esprimerlo pubblicamente, senza nascondersi vigliaccamente all’interno della cabina elettorale: il dissenso è sempre da preferire e apprezzare rispetto alla viltà!”.

Gli fa eco Casacchia. “Caro Mario, anche io spero che non prevalga l’asse Inverardi-Tiberti – confessa – perché l’Università che propugnano la percepisco come triste, senza gioia in cui tutti quelli che vi operano”.

Secondo lo psichiatra, che si esprime anche da un punto di vista tecnico, “se vincesse la Inverardi dovranno rinunciare alla solarità, al sorriso e alla competenza e alla generosità della nostra Direttrice come rettore. Alcuni potrebbero chiedere un risarcimento…”.

“Viva una università libera piena di studenti impegnati e gioiosi, docenti contenti di essere docenti, amministrativi sereni e soddisfatti del loro prezioso lavoro per una università senza manifesti infami”, conclude.

Punti di vista che sono pane per i denti di Tiberti. “Caro Massimo, ti ringrazio di tutto il potere che mi dai, infatti ha vinto quella che tu chiami asse Inverardi-Tiberti, che però è stata l’asse della maggioranza assoluta delle componenti dell’Università. Tutto quello che dici sulla libera Università si ascrive pienamente a noi, al nostro gruppo di persone perbene, che hanno combattuto per la vittoria di persone perbene”.

“In questi lunghi 9 anni non mi è parso di vedere tutta questa gioiosità – ribatte all’attacco – cosa dimostrata dall’esito della votazione, che ha visto la Inverardi stravincere con la stragrande maggioranza. Forse il tuo silenzio sarebbe valso oro, mi hai profondamente deluso. Con la stima che ti meriti, Sergio Tiberti”. Alberto Orsini