L’AQUILA – “L’ente Parco dovrebbe effettuare i controlli sugli animali selvatici, perché sono loro i portatori di tubercolosi bovina che poi viene trasferita al bestiame degli allevamenti”.
Questa la tesi di Dino Rossi, portavoce dell’associazione allevatori abruzzesi Cospa dopo la denuncia fatta a uno di loro dal Corpo Forestale perché ritenuto colpevole di aver diffuso in libertà bestie infette.
Secondo l’allevatore di Ofena (L’Aquila), noto alle cronache per le sue eclatanti proteste contro Equitalia (tra le quali la minaccia di scaricare nella sede aquilana della società di riscossione un metro cubo di letame) il problema sarebbe generato dagli stessi animali che vivono in libertà nel territorio del Parco, che trasmetterebbero la malattia alle mucche.
La tbc bovina si trasmette anche ad altre specie animali, infatti, oltre a quelle d’allevamento, tra le quali il cervo, capriolo, stambecco, camoscio, cinghiale, volpe, tasso, e poi ancora cavallo, cane, gatto, coniglio.
“Questo si spiega con il fatto che alcuni animali da allevamento – dice – sono arrivati sani in alcune zone e solo successivamente sono risultati infetti. Il Parco dovrebbe eseguire un attento monitoraggio sugli animali selvatici e appurarne lo stato di salute e se sono infetti predisporne l’abbattimento selettivo. Le colpe non sono sempre degli allevatori. Tempo fa furono ritrovati morti dei camosci perché affetti da scrapie, un’altra malattia infettiva”.
Dello stesso parere anche il direttore del servizio Veterinario di sanità animale della Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Pieluigi Imperiale, che spiega: “Nei bovini registriamo il 0,01% di incidenza del tbv, ovvero un focolaio l’anno in tutto il territorio della Asl. E questi focolai sono sempre ai confini delle aree Parco”.
“Il Ministero dell’Ambiente – dice ancora – ha sottolineato il rischio che la presenza degli animali domestici arreca alla popolazione selvatica, ma è scientificamente provato il contrario. Sui domestici facciamo controlli continui, nel caso di quelli selvatici questa operazione è impossibile. Sicuramente ci sono precauzioni da adottare, e certamente serve uno scambio migliore tra il servizio veterinario e i Parchi”.
Nessun pericolo comunque per l’uomo: la pastorizzazione del latte e la cottura della carne, infatti, eliminano i rischi di trasmissione.
La battaglia portata avanti dall’allevatore Rossi riguarda anche la “lingua blu”.
“Quello che fa rabbia – dice ancora l’allevatore – è che sono stati spesi milioni di euro dei contribuenti per un vaccino che ha avuto l’effetto di diffondere la malattia. Ora ci troviamo tutte le Regioni sottoposte a vaccino negli anni 2001-2002-2003 al blocco della movimentazione degli animali”.
“La situazione sta presentando aspetti nuovi che non conoscevamo – aggiunge Imperiale – c’è una diffusione a macchia di leopardo che sta interessando alcune zone. Sicuramente l’ingresso del virus è venuto dal Lazio. Per quanto riguarda gli ovini, le mortalità sono contenute nell’Aquilano mentre più alte nel Teramano. Il vaccino non dà grosse reazioni adesso. La mia opinione è che serve optare per una vaccinazione facoltativa”.






