L’AQUILA – Ha festeggiato i cinquant’anni del Teatro Stabile d’Abruzzo con gioia ma anche con una sana preoccupazione per il futuro, il presidente Ezio Rainaldi.

Come lui stesso ha ammesso, “sono finiti i tempi delle vacche grasse”, quelli che al Tsa, oggi il direttore artistico è l’ennesimo ‘forestiero’, Alessandro Preziosi, hanno fatto bene dal lato artistico e male dal punto di vista dei bilanci, sempre in rosso e sempre soccorsi dalla Regione in tanti anni di attività, cosa rimarcata anche in questi giorni di festa.

“Dobbiamo cambiare registro – dice Rainaldi – perché la crisi c’è e non si può più pretendere di essere salvati dagli interventi della Regione. Si deve investire, certo, ma si deve anche razionalizzare la spesa e renderla produttiva. Un progetto ampio, che guardi al passato glorioso del Tsa e indichi la via per il futuro”.

“Vanno coinvolti di più i territori – continua l’imprenditore edile aquilano – questo è un teatro regionale ed è importante lavorare a contatto con chi respira il proprio territorio”. Comunque Rainaldi non ha nascosto la gioia per le celebrazioni dei cinquant’anni di attività del Tsa, che ha festeggiato con una grande reunion all’Aquila e che dagli anni ’60 in poi ha davvero incantato, mostrando al pubblico talenti purissimi del teatro italiano e internazionale.

“Mi ha fatto un bell’effetto vedere un’attrice incredibile come Piera Degli Esposti tornare all’Aquila, o anche un grandissimo regista come Antonio Calenda, personaggi enormi che hanno avuto molto a che fare con l’Ente. Che dire, è stata un’emozione bellissima”.

Poi Rainaldi ha ricordato quanto è importante per L’Aquila da ricostruire e per l’intero movimento teatrale abruzzese tornare a fare magie sul palco del Comunale, il cui progetto di ristrutturazione (si comincia a lavorare all’inizio del 2014) post-sisma è stato illustrato in un convegno all’auditorium del Parco, proprio nell’ambito dei cinquant’anni del Tsa.

“Si tratta di un pezzo importantissimo della ricostruzione, una ricostruzione che però non può prescindere dai fondi che a oggi non sono garantiti”.

Quindi, la bacchettata sulle mani di quei politici ed esponenti del tessuto produttivo aquilano “che non riescono a fare della coesione, della condivisione di una battaglia, l’arma per fare la voce grossa al governo e con l’Unione Europea. Quella della ricostruzione dell’Aquila è davvero la battaglia delle battaglie, ma è anche e soprattutto un problema politico”.

Aspro il commento sul capitolo restituzione tasse da parte delle aziende del cratere sismico, questione, o ferita, apertissima, perché “c’è la paura che Inps, Inail e altri ci richiedano quello che chiede la Comunità Europea, che ha messo in mora il governo. Anche qui, è un problema politico. Se il governo ha fatto una legge e non la ritrae, deve pagare le conseguenze. Si deve difendere lo Stato, se ha fatto una legge deve farla rispettare. Non possiamo più offrire soluzioni, serve la politica”. (r.s.)