L’AQUILA – A suggellare il fatto che anche nel centrodestra si stringono i tempi delle scelte in vista delle elezioni comunali dell’Aquila della primavera 2027 irrompe un sondaggio commissionato da Fratelli d’Italia al Consorzio Opinio sull’indice di gradimento tra una rosa di potenziali candidati.

Rivelato dal quotidiano Il Centro, del sondaggio della società demoscopica cofondata da Antonio Noto non si conoscono le percentuali né il numero di cittadini intervistati, ma si sa chi è il primo in classifica, pare di gran lunga, tra i papabili di FdI: il senatore e capogruppo nella commissione Bilancio, il 47enne Guido Liris, vicecoordinatore regionale ed ex assessore regionale. Liris surclassa gli altri candidati sottoposti a valutazione: la 58enne Fausta Bergamotto, sottosegretaria al Ministero delle Imprese e del Made in Italy; il presidente della prima commissione Bilancio, il 42enne Livio Vittorini; il vicesindaco 50enne Raffaele Daniele e l’assessora al Turismo, la 51enne Ersilia Lancia.

Un sondaggio che fa emergere, però, un paradosso in un partito, FdI, che vuole mantenere la casella dell’Aquila anche dopo i dieci anni di mandato del 51enne Pierluigi Biondi e nel quale il candidato vincente, sondaggi alla mano, sarebbe proprio Liris, che, almeno stando alle voci ricorrenti nel centrodestra, non avrebbe tutta questa voglia di correre per la carica di sindaco e vorrebbe, legittimamente, proseguire la sua carriera parlamentare, sicuro di meritare una conferma. Lo stesso vale per Bergamotto che, a differenza di Liris, ha comunicato ai vertici in modo chiaro e tondo la propria indisponibilità.

UNO SCRANNO PARLAMENTARE PER DUE

La vicenda si fa avvincente perché ad apprezzare un Liris candidato sindaco sarebbe proprio il suo avversario interno Biondi, che, completato il suo secondo e ultimo mandato, è pronto a candidarsi in Parlamento, forte della sua amicizia con la premier Giorgia Meloni, che risale ai tempi dei movimenti giovanili della destra, nonché del suo ruolo di responsabile nazionale Enti locali di FdI, vicepresidente nazionale e presidente regionale dell’Anci. Biondi è stato il primo sindaco di una città capoluogo eletto con FdI nel 2017, quando il partito era al 4%, e proprio dall’Aquila è partita la cavalcata vincente che lo ha portato a raggiungere punte del 30%.

Dunque, con Liris candidato sindaco a giugno, Biondi si libererebbe del più temibile rivale nella corsa al Parlamento. Una partita nella quale, con la nuova legge elettorale, ci sarà il collegio unico regionale e, a parte i due capilista di Camera e Senato, certi dell’elezione, almeno per FdI tutti gli altri dovranno essere votati dai cittadini, come ai vecchi tempi, e battere la regione palmo a palmo, non essendo più, di fatto, nominati onorevoli dalle segreterie.

Va poi tenuto conto che per il capoluogo serve un nome forte che la giovane classe dirigente di FdI ancora non riesce a esprimere. Liris, visto il curriculum, risponderebbe a questo requisito. Il suo nome lo ha menzionato lo stesso Biondi nell’elencare gli esponenti di FdI ai vertici della politica nazionale, nell’intervista dei giorni scorsi ad Abruzzoweb, tracciando l’identikit del candidato sindaco ideale, che deve essere “riconoscibile”, “autorevole” e “condiviso” con la coalizione. Questo anche perché vogliono avere voce in capitolo FdI, FI, Lega, Azione e Udc, oltre alla civica del sindaco, L’Aquila Protagonista, che si è arrabbiata non poco per essere stata esclusa dal tavolo della coalizione appena insediato, pur avendo ben sette consiglieri, uno solo in meno di FdI, contando anche il sindaco.

LIRIS AL BIVIO

Il senatore Liris, per prudenza, non ha ancora detto un no secco a una sua candidatura a sindaco, come invece ha fatto Bergamotto, per lasciarsi aperte tutte le porte. Del resto, se fosse il partito nazionale a imporgli la corsa per la fascia tricolore – per i capoluoghi di regione a decidere è Roma – non potrebbe che accettare, anche perché, in ogni caso, non sarebbe inserito in lista alle Politiche. Intanto, però, muove abilmente i suoi fili, potendo contare su una solida amicizia con Arianna Meloni, sorella della premier, capo della segreteria politica e responsabile del tesseramento di Fratelli d’Italia. A fargli conquistare galloni è anche il fatto di essere stato per tre volte relatore della legge di Bilancio al Senato.

Liris controlla poi il partito attraverso la segretaria comunale Daniela Ianni e il segretario provinciale Claudio Gregori. Come vicesegretario regionale, ha costruito in questi anni alleanze in tutto l’Abruzzo.

POCHI POSTI E TROPPI PRETENDENTI

Per comprendere, però, la posta in gioco e il crescente nervosismo all’interno dei meloniani d’Abruzzo, occorre considerare che per FdI i posti in Parlamento disponibili per un’elezione alle prossime Politiche, previste a settembre 2027 o anche a maggio 2027, saranno molti meno rispetto al numero dei pretendenti.

Nel settembre 2022, con il 28%, FdI ha eletto, oltre a Giorgia Meloni nel collegio L’Aquila-Teramo della Camera, due senatori: Liris e il segretario regionale Etel Sigismondi, aquilano d’adozione in quanto marito di Ersilia Lancia, ma originario di Vasto. Ha inoltre eletto tre deputati: il pescarese Guerino Testa e i due paracadutati dal Lazio e dalle Marche, Fabio Roscani e Rachele Silvestri, mai più visti in Abruzzo.

Ebbene, Sigismondi e Testa vogliono essere nuovamente in corsa, al pari di Liris e Bergamotto. A loro si aggiungeranno anche pezzi da novanta del territorio marsicano, dove FdI ha raggiunto percentuali record, superando il 60% alle ultime elezioni regionali del marzo 2024. I nomi sono quelli dell’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri e del capogruppo in Consiglio regionale Massimo Verrecchia, che è già stato deputato, seppure per breve tempo. C’è poi l’assessora alle Attività produttive Tiziana Magnacca, ex sindaca di San Salvo; il sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis; nel Teramano, il presidente della commissione Sanità Paolo Gatti, l’assessore alle Infrastrutture Umberto D’Annuntiis e la consigliera Marilena Rossi. Altri nomi di pretendenti abruzzesi si faranno avanti nei prossimi mesi, così come potrebbero arrivare candidati paracadutati da altre regioni italiane.

Il problema principale, che si intreccia con la partita delle comunali dell’Aquila, è dunque che, con la nuova legge elettorale, ovvero con il collegio unico sia alla Camera sia al Senato, solo i due capilista blindati saranno certi di essere eletti; tutti gli altri dovranno giocarsela con le preferenze. E saranno vacche magre anche per FdI: se non si supererà il 42% e non si otterrà il conseguente premio di maggioranza, il partito, stando alle proiezioni che già circolano nelle segreterie, potrà ambire al massimo a due deputati sui quattro del centrodestra e, nello scenario più favorevole, a entrambi i senatori della coalizione. Con il premio di maggioranza ci sarebbe un deputato e un senatore in più, scelti dal listone nazionale.

Molto meno rispetto al settembre 2022, quando FdI fece man bassa, soprattutto grazie alla scelta suicida di Pd e M5S di presentarsi divisi, uno scenario che quasi certamente non si ripeterà.

La lotta intestina ha dunque come obiettivo quello di ottenere un posto da capolista, per dormire sonni tranquilli, o, ancor meglio, un posto nel listino nazionale, tra i 70 seggi alla Camera e i 35 al Senato destinati alla lista o alla coalizione che ottiene più voti e supera il 42% dei suffragi. Va tenuto conto, però, che anche in questo caso, come in tutta Italia e in regioni ben più popolose dell’Abruzzo, è da escludere che possano essere inseriti nel listino due candidati della stessa provincia o addirittura della stessa città. f.t.