CHIETI – Fare il medico è ancora una vocazione per i tanti giovani che questa mattina hanno tentato il test d’ingresso alla facoltà di Medicina dell’ateneo “d’Annunzio” nel campus teatino di via dei Vestini.

Erano in oltre 2.200 per soli 222 posti (211 per studenti comunitari, 10 per non comunitari residenti all’estero e uno riservato a uno studente cinese nell’ambito del progetto Marco Polo), e in pochi a pensare di farcela subito. La maggior parte ha già un piano di riserva che, in genere, prevede la possibilità di provare a entrare in altre facoltà in ambito sanitario.

La maggior parte, comunque, è del parere che, nel caso la prima volta non vada come sperato, ci si possa riprovare l’anno prossimo. Insomma, i candidati non hanno intenzione di arrendersi tanto facilmente, “perché quello di fare il medico e aiutare la gente è un sogno che ho fin da piccola”, dice Iole Quattrociocchi, aspirante pediatra della provincia di Frosinone. 

Sogna, invece, di fare la cardiologa Roberta Nestola, di Copertino, in provincia di Lecce, che ha scelto la facoltà di Medicina a Chieti, perché la città “offre poche distrazioni per i giovani e quindi mi posso concentrare sullo studio”. Quando un difetto può tramutarsi in un pregio…

Per la teatina Chiara Calabrese, invece, la facoltà teatina di Medicina è una seconda scelta, perché lei preferirebbe frequentare quella di Pavia, tutta in inglese, dove proverà a partecipare ai test nei prossimi giorni. Lei, infatti, sogna l’Inghilterra e questa facoltà le darebbe la possibilità di vivere e lavorare al di là della Manica.

Guardano all’estero anche molti genitori che stavano aspettando i figli al termine del test. Sia Giuseppe Cantello, padre di Roberto di Civitanova Marche, che Rocco Callisto, padre di Michela della provincia di Benevento, hanno detto che se i figli non avessero superato il test, un’altra opzione poteva essere quella di frequentare una facoltà di Medicina in Spagna.

Entrambi i genitori non erano d’accordo sul sistema dei test d’entrata. Secondo loro si sarebbero dovuti svolgere dopo almeno un anno di studio per saggiare i progressi degli studenti. In questo modo sarebbero stati efficaci per premiare il merito. Arianna Iannotti