L’AQUILA – Ha suscitato una certa perplessità la denuncia avvenuta ieri dell’ennesimo “furbetto” dei benefici statali concessi dopo il terremoto del 2009.

A una prima lettura del caso, infatti, non è apparso chiaro quale fosse la “truffa aggravata per indebito conseguimento di erogazioni pubbliche” della quale l’operaio di 50 anni, F.S., è stato accusato dai carabinieri della Compagnia dell’Aquila.

L’uomo infatti, proprietario di una casa dichiarata inagibile dopo il sisma, è stato ospitato a titolo gratuito, presso conoscenti, percependo (indebitamente, secondo la denuncia dei carabinieri) il contributo di autonoma sistemazione nel periodo novembre 2009-gennaio 2011, per complessivi 4.070 euro.

E fin qui nulla di male. Si tratta infatti di una soluzione “autonoma” scelta da molti aquilani che all’indomani del terremoto, hanno deciso di andare a vivere a casa di amici e parenti invece che in un alloggio del progetto C.a.s.e. o di un Map.

Il punto, invece, è un altro. L’uomo aveva sì trovato sistemazione gratuita in casa di conoscenti, ma che alloggiavano in un appartamento oggetto di contratto di locazione con canone corrisposto dal Comune.

La norma, in questo senso, è molto chiara. “Non è possibile usufruire di più forme assistenziali – spiega il coordinatore della Struttura per la gestione dell’emergenza, Roberto Petullà –  dunque è contemplata l’ospitalità presso amici o parenti a patto, però, che questi non abbiano una soluzione alloggiativa che gravi sull’Erario”.

La truffa, insomma, è nel fatto che venivano erogati ben due benefìci: il primo, quello riconosciuto al soggetto intestatario dell’alloggio, riguardava il canone d’affitto corrisposto dal Comune, mentre il secondo è quello percepito dalla persona ospitata, che riceveva mensilmente il Cas.

Un chiarimento distensivo verso molti aquilani che cominciavano ad avere il dubbio di essere anche loro “furbetti”, magari senza saperlo. In ogni caso, per evitare “grane” è meglio farsi bene i conti.

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