L’AQUILA – “Il ricordo che ho del terremoto dell’Aquila è molto toccante, una città alla quale sono molto legato. Tra l’altro all’epoca ero fresco di matrimonio con una persona originaria dell’Aquila, che è diventata la mia seconda casa. Può sembrare ipocrita dirlo, ma certo, un terremoto a Taiwan ci lascia più freddi, uno in un luogo dove ci sono i tuoi affetti, i tuoi amici, i tuoi parenti, dove le chiese, le case, i vicoli e le piazze che sei solito frequentare sono ridotte in macerie, è davvero una prova dal punto di vista emotivo. È un ricordo ancora molto vivo e difficile da dimenticare”.

È il ricordo all’Adnkronos del governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio, che rievoca quella notte di 15 anni fa quando una scossa di magnitudo 5.9 della scala Richter devastò l’Aquila provocando 309 vittime e oltre 1500 feriti.

“Come diceva Nietzsche le prove che superiamo ci rendono più forti, ogni crisi dà sempre una opportunità e il popolo abruzzese si è dimostrato particolarmente resiliente. Non ha solo reagito – dice Marsilio – ha risposto positivamente alle avversità, una capacità dimostrata nell’immediato e che mi ha reso personalmente orgoglioso. Oggi ci sono le condizioni per fare in modo che il processo di ricostruzione possa restituire un Abruzzo anche più forte. L’Aquila ha vinto la competizione per la capitale italiana della cultura, frutto anche delle scelte fatte sugli investimenti dopo il sisma”.

“Dispiace che ci fu nel processo di ricostruzione una fase purtroppo caratterizzata da polemiche sbagliate che fecero male alla città dell’Aquila, che fecero fare delle scelte che hanno rallentato la ricostruzione. In particolare quella, dissennata, di considerare il patrimonio privato della Chiesa come fosse pubblico assoggettandolo alle regole degli appalti e aggravando pesantemente i tempi. Non a caso, all’Aquila i principali luoghi da ricostruire, oltre alle scuole soggette a questa perversa procedura pubblica, sono le chiese. È la parte pubblica che sta ancora in difficoltà rispetto a quella privata che è molto più avanzata. Nel sisma del 2016 dove questo principio non è stato imposto perché si era evidentemente sbattuto il muso, il duomo di Teramo è già finito e collaudato, avendo potuto seguire una procedura più agile. Oggi L’Aquila è una città tornata attrattiva per il turismo, grazie anche a un sentimento di partecipazione e solidarietà che dà la possibilità di rivedere completamente restaurate opere distrutte dal terremoto”, conclude.