CROGNALETO – “Non ha importanza il numero delle case inagibili o delle persone sfollate, il vero terremoto deve ancora arrivare, perché è inutile ricostruire se in questi paesi non resterà nessuno. L’unico modo per dare risposte è assegnare ai sindaci il ruolo di commissari e snellire le procedure, perché la burocrazia ingessa tutto e una volta finita l’emergenza, a febbraio 2018, senza deroghe sarà drammatico”.

Per Giuseppe D’Alonzo, primo cittadino di Crognaleto (Teramo), comune montano al quale i terremoti del 2016 e del 2017 e le condizioni metereologiche del 18 gennaio scorso hanno determinato un danno al patrimonio pubblico e privato che va ben oltre il 60%, quella che ha vissuto il paese “è una emergenza continua che non ci ha lasciato respiro”.

“Bisogna riconoscere che lo stato emergenziale ha funzionato – dice – i tecnici sono già allertati per intervenire sulle abitazioni leggermente danneggiate, classificate ‘B’, sulle quali grazie alla norma che è stata costruita si potrà agire rapidamente, per le scuole ho avuto la fortuna di avere anche un donatore come Ikea, grazie al quale abbiamo una scuola più che sicura che ospiterà i ragazzi”.

Quella che manca, dunque, è “la parte economica, abbiamo lavorato tantissimo sulla zona economica speciale, che è stata riconosciuta ma che nel contenuto non risponde alle esigenze”.

“L’aspettativa era quella di aiutare le economie locali a fronteggiare l’impatto dovuto a alla fuga degli abitanti e alla mancanza dei turisti, oggi invece in base alla norma, all’imprenditoria locale conviene chiudere e riaprire una nuova partita Iva – spiega D’Alonzo – Devono restare i presidi di un servizio, i bar non fanno commercio ma offrono un servizio, chi garantisce la ristorazione io dovrei pagarlo perché se chiude non esiste più la socialità, poi si paga lo scotto che non c’è più nessuno”.

“Lo ha rimarcato anche il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi – aggiunge – il calore estivo ha tolto l’attenzione del legislatore, speriamo che riprenda presto in esame questa situazione”.

“La condizione della ricostruzione non è un problema, sono convinto che la ricostruzione ci sarà  – continua D’Alonzo – il rischio è invece quello che quando avremo ricostruito non ci saranno più le persone”.

“Con una fiscalità adeguata si scongiura questo rischio. Il fenomeno dello spopolamento – aggiunge – da una emorragia è diventata un fiume”.

Aspetto per ora “quasi fisiologico in virtù delle inagibilità, con le seconde case danneggiate che hanno portato ad un abbassamento delle presenze, anche se ad agosto si è vista la voglia di tornare pur non essendoci le case, ho visto persone andare in albergo per la voglia di tornare”.