L’AQUILA – È polemica sulla nomina del consulente informatico da 60 mila euro stabilita con decreto dal commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi.
Ad attaccare la governance è il segretario aquilano dell’Italia dei valori, Lelio De Santis, che parla di una scelta ingiustificata “sul piano morale e politico, in una situazione di grandi ristrettezze finanziarie, sperperare danaro pubblico senza una motivazione di indispensabilità ed imprescindibilità”.
De Santis sottolinea “l’inopportunità di una nomina che grava sulle finanze pubbliche e la possibilità di provvedere direttamente con la struttura informatica regionale e con i valenti dipendenti con profilo di informatico”.
Intanto emergono nuovi particolari sull’incarico di collaborazione coordinata e continuativa affidato all’ingegnere Eugenio Berardi.
La nomina è avvenuta sulla base di una scelta fiduciaria e quindi senza la pubblicazione di un bando di selezione aperto ad altri tecnici informatici.
Sul nome di Berardi, professionista di 69 anni, è stata decisiva l’indicazione del vice commissario, Antonio Cicchetti.
LA NOTA INTEGRALE DI LELIO DE SANTIS
Il commissario Chiodi, con il suo vice Cicchetti, invece di adoperarsi per accelerare l’approvazione delle migliaia di progetti di ricostruzione di case E che giacciono sotto la polvere della filiera delle società incaricate dell’istruttoria, si occupa spesso di nominare qualche tecnico o qualche consulente per assolvere non precisati compiti ed a caro prezzo.
È nota la storia dei quattro saggi nominati come consulenti della Sge che in un anno di lavoro hanno prodotto due generici e inutili documenti per la somma di 50 mila euro, senza chiedere loro conto del lavoro svolto!
Ora Chiodi nomina l’ingegnere Eugenio Berardi, consulente informatico, per un imprecisato incarico che costa al contribuente la somma di 60 mila euro l’anno (120 milioni delle vecchie lire…), esercitando legittimamente il suo ruolo di commissario che in solitudine, o con l’ausilio dei soliti amici, decide chi deve agire e che cosa serve per la ricostruzione dell’Aquila.
Il fatto è che questa discrezionalità e queste spese enormi non hanno prodotto risultati significativi: non hanno aiutato affatto le azioni della struttura commissariale e, di sicuro, non hanno contribuito a dare le risposte che i cittadini si aspettano.
Né è giustificato sul piano morale e politico, in una situazione di grandi ristrettezze finanziarie, sperperare danaro pubblico senza una motivazione di indispensabilità ed imprescindibilità.
Il mio punto di vista non riguarda la persona in questione, ma solo l’inopportunità di una nomina che grava sulle finanze pubbliche e la possibilità di provvedere direttamente con la struttura informatica regionale e con i valenti dipendenti con profilo di informatico!
Un po’ di rigore e di moralità si rende necessario oggi più di ieri da parte dei rappresentanti delle istituzioni, a cominciare dal presidente-commissario Chiodi, che si trova ad esercitare un potere decisionale straordinario – mai avuto da nessuno negli ultimio 50 anni – in tutti i settori vitali della società abruzzese, dalla sanità alla ricostruzione.
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