PESCARA – Gli abruzzesi hanno ancora poche ore a disposzione per mettere mano al portafoglio, e versare l’acconto della Tasi, la nuova tassa sui servizi indivisibili che quest’anno si paga per la prima volta e che di fatto sostituisce la vecchia Ici/Imu sulla prima casa.
E in Abruzzo i cittadini non sono però tutti uguali. Dipende dove si è scelto di prendere casa e da chi viene calcolata la base imponibile della rendita catastale di fabbricati rurali ed urbani e aree fabbricabili.
La Tasi oscilla infatti da aliquote massime al 3,3 per mille, come a Teramo, all’1 per mille di tanti piccoli comuni. E ci sono sindaci che hanno deciso di non far pagare nulla confidando su altre entrate dell’erario.
Sull’argomento interviene Luciano Lapenna, sindaco di Vasto e soprattutto neopresidente regionale dell’Anci, l’associazione che rappresenta tutti e 300 i comuni abruzzesi.
“ Con l’introduzione della Tasi – premette- si è cercato di rimediare ad un errore drammatico, quello dell’abolizione l’ici sulla prima casa, che ha privato i comuni di grandi e indispensabili risorse finanziarie”.
Un male necessario, insomma, e Lapenna consiglia, nel valutare la pressione fiscale di ciascun comune, di non fermarsi a leggere il numeretto dell’aliquota.
“Va valutato caso per caso, Comune per Comune – spiega – un’amministrazione può applicare un’aliquota massima, al 3,3 per mille, però magari la compensa con tutta una serie di esenzioni e riduzioni a vantaggio delle fasce deboli della popolazione. Cosa che invece non fanno altre amministrazioni che hanno invece applicato aliquote all’1 per mille. Inoltre ci sono casi in cui una Tasi alta, viene compensata da un riduzione di altre imposte. Dipende insomma dal tipo di scelta che un sindaco ritiene opportuno fare”.
Facendo dunque tesoro della chave di lettura suggerita dal presidente Anci, cominciamo la nostra panoramica da L’Aquila, che tra i capoluoghi abruzzesi è quella dove si pagherà l’aliquota più bassa.
Il consiglio comunale l’ha fissata al 2 per mille. Il 70 per cento dovrà essere versato dai proprietari e il 30 per cento dagli affittuari. In quest’ultima categoria, ai fini del pagamento dell’imposta, rientrano anche gli assegnatari gli alloggi post-sismici del progetto C.a.s.e e M.a.p.
Il problema è che a 24 ore dalla scadenza del pagamento della prima rata della nuova tassa, il resto andrà versato entro il 16 dicembre, ma non è chiaro se dovranno pagare anche i proprietari di abitazioni distrutte.
Bisogna fidarsi delle rassicurazioni dell’assessore comunale al Bilancio del Comune dell’Aquila, Lelio De Santis, secondo cui “la Tasi va parificata all’Imu, che una norma nazionale ha sospeso per le abitazioni danneggiate dal sisma”?
Il ministero dell’Economia, però, questo il timore, potrebbe obiettare che la Tasi si paga non per la redita catastale in sè, ma per i “servizi indivisibili” di cui si usufruisce, come la manutenzione del verde e delle strade, l’illuminazione pubblica e così via.
A Pescara invece la stangata è certa: l’aliquota applicata è il 3 per mille, a causa della voragine di bilancio da coprire. l’unica agevolazione disposta riguarda la detrazione di 100 euro per tutte le abitazioni principali.
La mazzata è arrivata a Teramo, dove l’aliquota è del 3,3 per mille, tra le più alte in Italia.
Esentati però tutti i redditi bassi inferiori a 7.500 euro. Per quanto riguarda le percentuali di affittuari e proprietari, il capoluogo teramano ha applicato rispettivamente il 70 per cento e il 30 per cento.
Al 2,5 per mille l’aliquota anche a Chieti, prevista però la riduzione di 50 euro per ogni figlio a carico di età inferiore a 26 anni, riduzione del 50 per cento sull’aliquota per le unità immobiliari adibite ad abitazione principale con una rendita catastale fino a 300 euro e divisione in modo equo della tassa in caso di separazione legale fra coniugi e di affidamento condiviso.
Allargando lo sguardo a subire una stangata sono anche i cittadini di Atri, in provincia di Teramo dove l’aliquota è al massimo, al 3,3 per mille come a Loreto Aprutino e Pianella, in provincia di Pescara, Orsogna e Atessa, che è al 3,2 mille, in provincia di Chieti.
A quota 3 per mille Sulmona, Castellafiume, Villalago (L’aquila), Torinodi sangro (Chieti) Colecorvino (Pescara).
Più fortunati i cittadini dei comuni che non hanno approvato entro il 10 settembre il proprio regolamento e dove dunque la Tasi andrà pagata in un’unica soluzione entro il 16 dicembre, con aliquota fissa e molto bassa all’1 per mille. In molti casi si è trattata di una scelta deliberata.
Sono il provincia di Teramo i comuni di Valle Castellana, Castelli e Castel Castagna.
In Provincia di Pescara Picciano.
In provincia di Chieti Torrebruna, Sant’Eusanio del Sangro, Palombaro, Dogliola, Fallo, Borrello e Bomba.
In Provincia dell’Aquila Secinaro, Sant’Eusanio forconese, San Demetrio San Benedetto in Perillis, Rocca di cambio, Massa d’albe, Prata d’ansidonia, Collepietro, Castelvecchio subequo, Celano, Capistrello e Campotosto.
Ancora più fortunati i Comuni dove invece non si pagherà nulla.
Canistro, Barrea, Introdacqua, Pescina, Fossa, Collarmele, Fontecchio, Villa sant’angelo, Roccapia San Vincenzo Valle Roveto, in provincia dell’Aquila. Arielli, Guardiagrele, Lettopalena, Monteferrante, Montelapiano Quadri, in provincia di Chieti infine Colonnella in provincia di Pescara. Filippo Tronca





