L’AQUILA – Mantenere i confini del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga e delle aree vincolate, come Sic e Zps, e puntare su un turismo pluristagionale che privilegi un modello di sviluppo condiviso, affidando al Parco le necessarie valutazioni a cui dovranno essere assoggettati gli interventi e i progetti previsti in aree sottoposte a tutela ambientale.

Il centrosinistra aquilano ritrova così l’unità d’intenti sul modello di sviluppo del Gran Sasso, fino ad ora tema di scontro che ha spesso fatto vacillare l’amministrazione di Massimo Cialente.

Un documento, presentato dall’assessore alla Ricostruzione e Urbanistica, Pietro Di Stefano del Pd, e dal presidente della Commissione Territorio, Enrico Perilli di Rifondazione comunista, e sottoscritto da tutti i consiglieri comunali di maggioranza, suggella una tregua armata tra l’anima protesa all’espansione infrastrutturale e quella ambientalista.

“Dopo quindici anni di risse tra sviluppisti e ambientalisti, dopo che abbiamo minacciato l’uscita dalla Giunta e alla luce del blocco in Commissione Via (Valutazione impatto ambientale) del nuovo impianto delle Fontari – spiega Perilli ad AbruzzoWeb – si è deciso di aprire una discussione che ha portato a questa sintesi”.

Gli elementi di novità che hanno condotto alla stesura dell’accordo sono di carattere economico, visti i 18 milioni di euro destinati al recupero e sviluppo infrastrutturale, ma soprattutto politico.

Prezioso, da quest’ultimo punto di vista, il confronto aperto dal vice presidente della Regione Giovanni Lolli, “pontiere” tra gli ambientalisti più integralisti e quelli che vorrebbero eliminare qualsiasi vincolo per privilegiare esclusivamente l’infrastrutturazione.

La nuova stagione che sta vivendo il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, da qualche mese con un nuovo direttore, potrebbe poi sbloccare il piano del Parco, la cui approvazione è attesa da 16 anni.

Cinque, complessivamente, i punti dai quali secondo la coalizione non si puo’ prescindere.

“Il Gran Sasso è innanzitutto un Parco con i suoi attuali confini, con i Siti di interesse comunitario (Sic) e le Zone di protezione speciale” e va sostenuta la candidatura a patrimonio naturale dell’Unesco, lanciata tra l’altro proprio in un’intervista ad AbruzzoWeb dal direttore Domenico Nicoletti.

Con il distretto turistico montano, il primo ad essere istituito in Italia, va perseguito un “modello di sviluppo condiviso che valorizza i borghi, l’economia locale, le eccellenze del territorio, le tradizioni culturali e storiche”.

Vanno realizzate tutte le infrastrutture previste dal Piano d’area, anche questo approvato dal 2004 ma mai attuato, con il restauro e recupero degli impianti esistenti, smantellamento e sostituzione di tutti gli impianti sciistici obsoleti o inattivi, come quello di Monte Cristo. Tra gli obiettivi anche la realizzazione di un grande percorso di sci da fondo.

Sviluppare una rete di sentieri che renda attrattiva la montagna 365 giorni l’anno, anche attraverso la promozione di discipline come l’arrampicata sportiva, il free ride, l’equitazione e la mountain bike.

Tra gli obiettivi, poi, i grandi eventi che, sulla scia del successo della rassegna degli ovini, che ogni anno richiama a Campo Imperatore decine di migliaia di persone, puo’ rappresentare un ulteriore volano allo sviluppo.

Alla presentazione del documento, insieme a Perilli e Di Stefano, Giustino Masciocco (Sel), Stefano Palumbo e Tonino De Paolis (Pd), Giuliano Di Nicola (Idv).

IL DOCUMENTO DEL CENTROSINISTRA SUL GRAN SASSO

La questione del rilancio turistico del comprensorio montano del Gran sasso d’Italia e la sua organizzazione e realizzazione da oltre un decennio anima la politica cittadina, spesso semplificandosi in un contrasto di posizioni opposte tra “sviluppisti” sostenitori di interventi sull’impiantistica invernale e “ambientalisti” favorevoli a un turismo pluristagionale e ad una infrastrutturazione leggera del territorio.

Ma un grande limite, in questi anni, è stato rappresentato anche dalla mancata approvazione del Piano del Parco – che è fermo da 16 anni ed ha prodotto una applicazione indiscriminata di norme vincolistiche di salvaguardia – e dalla mancata attuazione del Piano d’Area, approvato nel 2004 e che non ha trovato mai realizzazione. Una tale situazione rischia di creare una ostilità grave e dannosa verso il Parco e verso una moderna idea di sviluppo montano sostenibile.

Oggi però siamo in presenza di una importante novità che accresce notevolmente la possibilità di rilancio: l’area del Gran Sasso, grazie alla politica accorta del vicepresidente della Regione e del Comune dell’Aquila, gode oggi di ingenti finanziamenti per la realizzazione di importanti lavori come il sistema dei servizi da Campo Imperatore a Fonte Cerreto, gli interventi sull’Albergo di Campo Imperatore e l’ostello, la rete della sentieristica di alta e media quota finanziata dalla Regione e da questa affidata al Parco Ggml e ai Comuni competenti per territorio, l’ammodernamento dell’impiantistica dedicata agli sport invernali. Un monte finanziario che oggi si aggira intorno ai 18 milioni di euro, destinato a crescere con altri stanziamenti già richiesti e programmati.

Siamo anche in presenza di altre importanti novità: una reale volontà di confronto politico e culturale che la Regione sta promuovendo dialogando con tutti (dalle associazioni ambientaliste alle Amministrazioni dei Beni separati di uso civico) e un ruolo attivo del Parco che, col nuovo Direttore, vuole dare impulso e certezza al ruolo dell’Ente.

L’attrazione di interventi, anche di privati che investono nello sviluppo di un’area, ha come condizione primaria la chiarezza delle azioni politiche da intraprendere, un basso conflitto politico e sociale, una comunanza di obiettivi tra i vari attori coinvolti, pubblici, privati e del mondo dell’associazionismo.

La riunione delle forze politiche del centrosinistra in Consiglio comunale svoltasi a Palazzo Fibbioni il 15/10/2015, alla presenza del Vicepresidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, ha segnato uno storico passo in avanti avendo ricomposto, pur in presenza di sensibilità diverse che permangono, una proposta amministrativa ma anche politico-culturale che il centrosinistra aquilano offre a tutta la comunità.

La condivisione di questa proposta, con i principali portatori di valori, bisogni, interessi ed aspettative nei confronti della nostra montagna, ha rappresentato un momento fondamentale per la definizione conclusiva di un indirizzo che nei prossimi mesi diventerà la “road map” per gli interventi da realizzare sul massiccio aquilano.

Tutti i partecipanti all’incontro si sono trovati d’accordo con i valori e le strategie che daranno identità al Gran Sasso del futuro individuando gli interventi prioritari, da finanziare con tutte le risorse messe a disposizione dalla Regione, dallo Stato, dall’Unione Europea, e da qualificati soggetti privati che vorranno investire nel più assoluto rispetto di un’area così pregiata.

Noi crediamo che:

1. Il Gran Sasso debba innanzitutto essere un Parco con i suoi attuali confini; con i Siti di Interesse Comunitario e con le Zone di Protezione Speciale; l’intero sistema montano abruzzese con la sua rete di Parchi e aree protette può candidarsi a diventare “Patrimonio culturale e naturale dell’Unesco” acquisendo uno straordinario valore attrattivo per il nuovo turismo di qualità in crescita in ogni parte del mondo.

2. L’Area del Gran Sasso deve essere un Distretto turistico: il primo Distretto turistico montano d’Italia nato con il coinvolgimento di tutti i protagonisti del territorio: i 60 Comuni (che insistono in gran parte nel cratere sismico), i naturali delle Amministrazioni separate di Uso Civico, gli operatori economici raggruppati nelle DMC, il Parco, i Laboratori di Fisica nucleare, le associazioni (il CAI, le Guide Alpine, ecc.), le stazioni sciistiche di Campo Imperatore e Prati di Tivo. Con il Distretto vogliamo inaugurare un modello di sviluppo condiviso che valorizza i Borghi, l’economia locale, le eccellenze del territorio, le tradizioni culturali e storiche.

3. Il Gran Sasso deve essere una moderna stazione invernale: realizzando tutte le strutture previste dal Piano d’Area e verificando insieme (o affidando) al Parco le necessarie valutazioni a cui dovranno essere assoggettati gli interventi e i progetti previsti in aree sottoposte a tutela ambientale (SIC e ZPS). Le principali azioni: restauro e recupero dei manufatti esistenti e loro riuso in servizi, smantellamento e sostituzione di tutti gli impianti sciistici obsoleti e inattivi, realizzazione di un grande percorso per lo sci di fondo e fondo-escursionismo centrato su Campo Imperatore, servito dagli impianti a fune esistenti, da quelli da ripristinare a Monte Cristo e da quelli da realizzare nella Fossa di Paganica, nonché dai punti di ristoro e sosta offerti dai predetti rifugi pastorali (es.: traversata Assergi – Campo Imperatore – Piano di Voltigno).

4. Il Gran Sasso deve essere una montagna che viva di un turismo pluristagionale e attragga visitatore  e sportivi tutto l’anno: per questo bisogna sistemare e valorizzare una moderna e articolata rete di sentieri per escursioni giornaliere e trekking di lunga durata, promuovere l’arrampicata sportiva, individuare itinerari da percorrere a piedi, in mountain bike, free ride, a cavallo, sistemare i Rifugi del CAI e i tanti piccoli rifugi pastorali oggi per lo più in stato di degrado e abbandono. Prevedere estesi interventi di rinaturalizzazione, con aumento della qualità ambientale, del valore dei servizi forniti dall’ecosistema e dell’occupazione locale, limitazioni al traffico privato e restauro della viabilità minore (S.S. 17 bis dal bivio di S. Egidio all’Albergo di Campo Imperatore, reticolo di strade sterrate su Campo Imperatore, etc.), rinaturalizzazione dei grandi rimboschimenti a conifere ed eradicazione del pino nero nelle aree ove sta minacciando la vegetazione autoctona, recupero ambientale delle aree degradate e denudate (ruderi di Fossa di Paganica, cave).

5. Il Gran Sasso deve essere palcoscenico naturale per la realizzazione di grandi eventi: la tradizione secolare nel campo zootecnico e agro-silvo-pastorale con la presenza nella stagione estiva di numerosi pascoli all’alpeggio fa da sfondo alla consolidata esperienza fieristica della rassegna degli ovini che richiama ogni anno decine di migliaia di visitatori. Il rilancio economico del Gran Sasso passa per la capacità di estendere l’offerta anche ad altri settori e nell’arco di tutto l’anno attraverso l’organizzazione di eventi di simile portata in campo sportivo, ambientale e culturale.