L’AQUILA – Non c’è pace per la famiglia Sebastiani dopo la scomparsa del giovane Lorenzo nella tragica notte del 6 aprile 2009.

Per i propri cari, il pilone neroverde classe ‘88, caduto sotto le macerie, sembra essere stato dimenticato dall’Aquila Rugby, lo stesso club a cui Lorenzo ha dato tanto.

Sono ancora negli occhi di molti quei momenti drammatici in cui il giovane era stato dato per disperso e mentre la squadra neroverde contribuiva nei primi soccorsi, Massimo Mascioletti sperava di trovarlo presto.

Dopo un anno e mezzo dalla tragica scomparsa di “Ciccio”, quel silenzio che il club neroverde ha perseguito per discrezione e delicatezza sta distruggendo la famiglia.

Il tutto è iniziato quando lo zio del pilone, Alfredo Di Giovanni, si è sfogato con una lettera indirizzata alla società aquilana.

“L’Aquila Rugby ha dimenticato Lorenzo – ha scritto – non è stato fatto nulla, non è stata attivata alcuna iniziativa significativa per mantenere vivo il ricordo”.

Non si è fatta attendere la risposta dell’Aquila Rugby a firma dell’attuale presidente, Romano Marinelli: una lettera, come si legge nella nota, che la società non avrebbe mai voluto scrivere.

Punto su punto, il patron Marinelli ha risposto a Di Giovanni.

“Il bene più prezioso che abbiamo è la nostra maglia – ha dichiarato – dalla sua lettera non credo che lei conosca il significato che essa ha per un rugbista. La nostra società ha deciso di ritirare per sempre, mai accaduto prima, il numero 1 dalla schiena delle sue divise e di portarlo per sempre davanti, sul cuore, con scritto il nome di ‘Ciccio’”.

Da ormai due stagioni la società ha voluto adottare un segno visibile del ricordo del giovane pilone sinistro con la decisione, rara nel rugby, di ritirare la casacca numero 1.

Nella risposta di Marinelli vengono fatte alcune precisazioni sull’intestazione dello stadio di Acquasanta al pilone caduto, rimandando le responsabilità all’assessorato. Poi il presidente ha aggiunto: “Forse le sarà sfuggito che a suo nipote è intestata una palestra a Rocca di Mezzo, una strada a San Donà del Piave e un campetto alla città di Arezzo”.

Parole che suonano come l’ennesimo insulto per la famiglia Sebastiani, piena di dolore e di ammarezza.

“Siamo neri – ha dichiarato lo zio Di Giovanni, raggiunto telefonicamente – devono tacere. Non c’entrano nulla con nulla, devono lasciarci in pace in nome di Lorenzo”.

“Dalla mia lettera accorata, di un familiare che soffre e vede soffrire – ha continuato – la società ha sollevato una polemica che non c’entra nulla. Non potevamo più tacere, anche se il dolore si vive in silenzio”.

“In questi mesi – ha aggiunto Di Giovanni – non è stato fatto un torneo, non ci è stata donata neanche una targa, niente, questo è sintomo di poco affetto.  La palestra di Rocca Di Mezzo è stata intestata da persone che neanche lo conoscevano mio nipote”.

“Ci aspettavamo altro da chi sostiene di avere dei valori di fratellanza. I valori del rugby occorre metterli in atto – ha concluso – Quando è scomparso mio nipote si diceva di intitolare in sua memoria lo stadio di ‘Acquasanta’, ma la società ha avuto poca attenzione per questa iniziativa”.

L’assessore allo Sport, Giampaolo Arduini, non è voluto entrare in polemica, rifiutandosi categoricamente di rilasciare dichiarazioni su questa vicenda.

Di certo, polemiche a parte, chi conosceva Lorenzo, compagni compresi, amerà sempre ricordare di lui il suo sorriso, la sua voglia di vivere e la grande passione per il rugby.

Nonostante la querelle anche da lassù “Ciccio” continuerà ad amare la palla ovale perché, come recita un detto tipico del rugby, un pilone “non muore mai, al massimo passa la palla”. (a.l.)