L’AQUILA – “Per me, l’unico dio è il mio assistito. Deve essere così anche in questo caso. Ci sono indagini in corso, tutti devono rispettare l’operato degli inquirenti e della procura”.

Queste le parole di Enrico Maria Gallinaro, avvocato della 21enne studentessa laziale rimasta vittima di un presunto tentativo di stupro nella notte tra il 13 e il 14 febbraio scorsi all’esterno della discoteca Guernica di Pizzoli (L’Aquila), in cui sono coinvolte quattro persone: tre militari, tra cui un aquilano, e la fidanzata di quest’ultimo.

Gallinaro, professionista del foro romano con vent’anni di carriera sulle spalle, contattato da AbruzzoWeb per fare il punto sulla situazione a cinque giorni dall’accaduto, ha sottolineato quanto sia importante tenere la sua assistita al riparo dal clamore mediatico tipico dei gravi casi di cronaca.

“È giusto aspettare la fine delle indagini – dice ad Abruzzoweb Gallinaro dal suo studio di piazzale Clodio, a Roma – gli organi di informazione devono comprendere la gravità del fatto e l’impegno degli inquirenti nel fare luce su ciò che è accaduto alla ragazza, la quale, ripeto, è per me come un dio. Nei giorni scorsi si è parlato di consenso da parte della mia assistita, ma chi scrive deve fare sempre molta attenzione. Io vengo da una cultura professionale ben definita, per me i processi si fanno in tribunale, non fuori. Questa ragazza, è bene ricordarlo, ha un avvocato che la assiste e che farà in modo di proteggerla da tutto ciò che di errato o poco chiaro verrà fuori dalla vicenda”.

Nel capoluogo abruzzese si respira un’aria pesante, un fatto di cronaca di questa portata può essere visto sotto una luce diversa, più opaca che se fosse accaduto prima del sisma del 2009. In città, infatti, la convinzione di molti è che la sicurezza delle persone non venga tulelata a sufficienza. Una ragazza che viene soccorsa nuda e sanguinante nella neve fuori una discoteca, insomma, può passare per un fatto non isolato e figlio non solo della degenerazione umana, ma di qualcosa più strettamente connesso alla situazione traumatica che vive L’Aquila terremotata.

“Non conosco la realtà dell’Aquila – spiega Gallinaro – posso solo dire che il trattamento mediatico riservato a questa storia mi stupisce. L’importante è non andare oltre i limiti consentiti ed evitare di ledere l’immagine della mia assistita. Quando ci sarà bisogno di parlare lo farò senz’altro, ma solo quando sarà necessario. Non rifiuto a priori l’arena mediatica, faccio semplicemente il mio mestiere: difendere a 360 gradi la mia assistita. Il mio unico dio”.

IERI LA CONFESSIONE: ”POTEVO MORIRE, MI VOLEVANO UCCIDERE”

“Ho capito che potevo morire. Quelli mi volevano uccidere”.

È la frase detta alla madre dalla giovane laziale, tuttora ricoverata in ospedale.

L’affermazione della vittima è stata riferita ai carabinieri e ha dato ulteriore impulso all’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila.

La giovane, non ancora ascoltata dagli inquirenti, non ha più parlato di quanto le è accaduto quella notte.