L’AQUILA – Passano i mesi, ingialliscono le foglie, ma resta ancora chiusa, dal gennaio 2017, la provinciale 86, nota come la strada del Vasto, che consente di raggiungere, attraverso paesaggi mozzafiato, il passo delle Capannelle e il lago di Campotosto, dal casello autostradale di Assergi sulla A24, ai piedi del versante Sud del Gran Sasso.

Chiusa perché, in alcuni tratti, i guardrail sono stati piegati e divelti dalla grande nevicata di gennaio.

Per riaprirla basterebbe, dunque, un interveto di modesta entità, sollecitato ancora una volta dalll’ex consigliere comunale dell’Aquila Pasquale Corriere, che con la sua associazione si occupa della promozione San Pietro della Ienca e del santuario di San Giovanni Paolo II, raggiungobile anch’esso grazie alla strada del Vasto. Il tratto sul versante di Assergi, che collega alla Ienca, per la cronaca, è stato aperto solo dopo mesi di feroci polemiche 

Ad AbruzzoWeb, a metà luglio, il presidente pro tempore della Provincia dell’Aquila, Fabrizio D’Alessandro, sostituto poi dal neo presidente a tutti gli effetti, Angelo Caruso, sindaco di Castel di Sangro, aveva assicurato che l’ente, nonostante le grandi difficoltà dovute alle risorse ridotte all’osso, era riuscito a reperire i 50 mila euro necessari per mettere in sicurezza il tratto di strada chiuso.

E che il bando di gara sarebbe stato indetto “il prima possibile, per aprire il cantiere entro fine agosto”.

Agosto è passato, e settembre pure, ma di ditte al lavoro sulla strada del Vasto nemmeno l’ombra.

E così l’inverno si avvicina, e le sbarre rischiano di restare abbassate fino alla primavera prossima, per rischio neve e ghiaccio. 

“La provinciale 86 – ricorda ancora una volta Corriere – è una strada turistica, a servizio di un territorio martoriato, e non solo: quando il traforo del Gran Sasso, rimane chiuso per lavori, diventa fondamentale per raggiungere il versante teramano dal territorio a Est dell’Aquila”.

“Eppure la Provincia in 9 mesi non è riuscita a portare a termine un lavoro di ripristino di modestissima entità, con i fondi, a dirlo sono loro, già in cassa. Credo che sia giusto inchiodare alle loro responsabilità i dirigenti colpevoli di questi ritardi, prima magari che gli venga erogato anche il premio di produzione annuale”, conclude.