L’AQUILA – “Il presidente Chiodi? Se ci fosse stato qualcosa, si sarebbe proceduto prima”.

Le poche parole del procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini (nella foto), fanno capire che per il momento non sarà preso in considerazione l’invito del Gip, Marco Billi, ad approfondire la questione del rapporto dello studio professionale del presidente della Giunta regionale d’Abruzzo, Gianni Chiodi, con la società pubblica Abruzzo Engineering, al centro dell’inchiesta per presunta corruzione sugli appalti per la ricostruzione.

Nei giorni scorsi si era fatta largo l’ipotesi di indagini della squadra mobile di Pescara sulla posizione di Carmine Tancredi, socio dello studio professionale di Chiodi, che compare nelle intercettazioni come persona che si sta occupando della vicenda di Abruzzo Engineering.

La società Ae è controllata al 60 per cento dalla Regione, al 10 per cento dalla provincia dell’Aquila e al 30 per cento da Finmeccanica, attraverso Selex Service Management, con 200 dipendenti, molti dei quali in cassa integrazione, società in crisi economica e di commesse.

Indagati nell’inchiesta sono l’ex assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, che si è dimessa per l’interdizione dai pubblici uffici, il padre Ezio, ex capogruppo di Fi in Consiglio regionale, in carcere all’Aquila, l’ex parlamentare di An prima e di Fi poi, Vincenzo Angeloni, nel carcere di Regina Coeli a Roma, Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex Service Management (società di Finmeccanica), che ha l’obbligo di dimora a Roma, e Marco Buzzelli, compagno di Daniela Stati, ai domiciliari ad Avezzano (L’Aquila).

Il Gip ha respinto le istanze di revoca cautelari.

ABRUZZO ENGINEERING CHIEDE UN CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO

L’AQUILA – Con una nota inviata al presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo, Nazario Pagano, Abruzzo Engineering Spa sollecita una seduta straordinaria urgente del Consiglio.

Abruzzo Engineering (società controllata al 60 per cento dalla Regione Abruzzo, al 10 per cento dalla Provincia dell’Aquila e al 30 per cento da Finmeccanica attraverso Selex Service Management) ha 200 dipendenti e compare nell’inchiesta della Procura dell’Aquila su presunte tangenti nella ricostruzione post-sisma.

“Il Cda di Abruzzo Engineering – scrive il presidente Francesco Carli, che è anche amministratore delegato – mi ha incaricato di chiedere la convocazione di un Consiglio regionale straordinario e urgente per riferire sulla situazione della società e sulle sue prospettive”.

La richiesta è stata condivisa dal Collegio sindacale della società nella seduta di venerdì 6. Nei giorni scorsi, il Cda ha dato mandato a uno studio legale di verificare l’opportunità di iniziative per tutelare l’immagine della società.

Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero fatto pressioni per farle assegnare una commessa da 1,5 milioni di euro. La società attualmente è in crisi economica e di commesse, con molti dipendenti in cig.

LA PROSSIMA SETTIMANA PER AVERE L’UDIENZA AL RIESAME

L’AQUILA – Si dovrà attendere la prossima settimana affinché sia fissata l’udienza davanti al tribunale del Riesame dell’istanza di annullamento delle misure cautelati emesse dal Gip del tribunale dell’Aquila, su richiesta della Procura, da parte di quattro dei cinque indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione negli appalti per la ricostruzione post-terremoto.

I legali, che hanno presentato la richiesta sabato scorso, dopo che il Gip ha respinto le istanze di revoca delle misure cautelari, sperano che il Tribunale della Libertà si pronunci nei prossimi giorni, prima di Ferragosto.

L’avvocato Antonio Milo (nella foto), che ha tra i suoi assisti l’ex parlamentare di An poi Fi Vincenzo Angeloni, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli a Roma, ha detto di avere trovato il suo assistito “molto provato e tra l’altro in condizioni di salute precarie”. Non sono previste per ora istanze particolari su questo aspetto medico.

Continua intanto nel carcere dell’Aquila lo sciopero della fame, cominciato mercoledì sera, da parte di Ezio Stati, il quale ha adottato la decisione per protestare contro quella che ritiene “una ingiusta detenzione e accuse assurde”, visto che non è “neanche pubblico ufficiale”.

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