PESCARA – “Devo dire che proprio in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia il Governo ci ha fatto un bellissimo regalo”.

Con amara ironia Gianmarco Alfredo Marsili, sindaco di Castiglione a Casauria, si fa portavoce del malcontento dei rappresentanti dei piccoli comuni della Provincia di Pescara di fronte alla proposta di accorpamento dei centri al di sotto dei 1.000 abitanti previsto dall’ultima manovra finanziaria varata dal Governo.

I sindaci dei comuni interessati dalla manovra, in tutto 14, dopo essere stati ricevuti dal prefetto Vincenzo D’Antuono, si sono incontrati oggi in tarda mattinata nella sede della Provincia di Pescara per ribadire il loro fermo “no” alla proposta di accorpamento e per mostrare le iniziative previste per manifestare il loro dissenso.

“Non stiamo scherzando su questo decreto – afferma il sindaco di Abbateggio, Antonio Di Marco – e la dimostrazione di ciò sta nel fatto che oggi, mentre  tanti altri si staranno godendo le ferie di agosto,  noi siamo tutti qui riuniti e decisi più che mai a far sapere a Roma che intendiamo difendere con tutte le nostre forze le autonomie locali”.

Non sono solo i sindaci dei piccoli comuni in questa battaglia. “Abbiamo ricevuto il sostegno di tanti rappresentanti dei comuni più grandi non interessati dalla manovra – continua Di Marco – tutti consapevoli che i piccoli centri, che rappresentano l’ossatura del nostro Paese, devono essere assolutamente tutelati”.

Tanto più perché, sostengono i sindaci, quella del Governo è stata solo una “notizia spot”, una scelta meramente politica e mediatica sicuramente capace di attirare l’attenzione, assolutamente non in grado di risolvere i problemi finanziari del Paese.

“Si tratta di una decisione presa senza nessuna logica – afferma Di Marco – un’azione effettuata a colpi di decreto quando invece, su un argomento così importante, sarebbe stato opportuno presentare una proposta di legge che passasse per le Camere, non senza aver ascoltato i rappresentanti dell’Anci”.

Quella dell’accorpamento è una proposta motivata dal Governo con le ragioni del risparmio ma per i sindaci è del tutto insignificante dal punto di vista economico. Sono 1974 in tutta Italia i Comuni al di sotto dei mille abitanti, sommando tutti i costi di amministrazione tra quelli previsti per sindaci, vice sindaci, assessori, spese per i Consigli comunali, si arriva a un massimo di circa quattro milioni e mezzo di euro.

“Praticamente tanto quanto lo stipendio di undici parlamentari – continua Di Marco – ma se consideriamo che la maggior parte degli amministratori rinuncia alle indennità loro spettanti svolgendo il loro lavoro in forma volontaria, la cifra si abbassa notevolmente. I costi per il mantenimento dei piccoli comuni, insomma, valgono quanto lo stipendio di tre parlamentari”.

Pensione esclusa, naturalmente. “Senza considerare – chiosa Marsili – che l’accorpamento delle amministrative con le referendarie sarebbe stato, quello si, un modo per risparmiare”. 

Sono numerose le iniziative previste a supporto di questa “battaglia”. Per il 3 settembre è stata convocata, presso l’aeroporto di Pescara, un’assemblea dei rappresentanti di tutti i 105 comuni abruzzesi interessati dalla manovra. Sono stati invitati anche i presidenti delle Province e i parlamentari abruzzesi. Venerdì 26 i Gonfaloni dei piccoli comuni saranno a Roma a protestare di fronte Palazzo Chigi.

“Abbiamo inoltre richiesto – continua Di Marco – ai residenti di altri comuni italiani o esteri che hanno abitazioni nei piccoli comuni, di riportare nei nostri centri le loro residenze”. Di fronte all’assenza del Governo e dei Partiti, insomma, i sindaci si appellano ai cittadini. “È per loro che noi lavoriamo. Il nostro interesse è la loro tutela, altro che politica delle poltrone – continua Di Marco – e sono proprio i cittadini che ci hanno mostrato la loro vicinanza e anche i loro timori. Tanti di loro ci hanno telefonato spaventati”.

“Accorpamento sì, ma dei servizi – afferma il sindaco di Serramonacesca, Franco Marinelli – cosa che tra l’altro i piccoli comuni fanno già, organizzando insieme diversi servizi a partire dallo scuolabus fino ad arrivare alla salvaguardia ambientale”.

Non sono insomma intenzionati a fermarsi i sindaci dei piccoli comuni, perché “chiudere un comune equivale a chiudere una sentinella sul territorio” come afferma Di Marco. Loro non vogliono permetterlo.