L’AQUILA – “Osservo con preoccupazione quello che accade nel territorio aquilano in merito alla distribuzione dei fondi Restart2. Non solo siamo allo stallo con il blocco di circa 110 milioni di fondi chiusi nel cassetto, ma siamo anche spettatori di uno scontro istituzionale tra comuni che non è ne auspicabile né sostenibile per lo sviluppo del territorio”.
Interpellato da Abruzzoweb, il senatore del Partito democratico, Michele Fina, avezzanese ed ex segretario regionale abruzzese del partito, prende posizione sulla vicenda, portata alla ribalta delle cronache da questa testata, dei 110 milioni “congelati” da mesi dei fondi Restart 2, equivalenti al 4% dei fondi della ricostruzione edilizia post sisma 2009, a causa del mancato accordo sulle percentuali tra L’Aquila e i comuni del cratere. Schierandosi al fianco di Gianni Anastasio, sindaco di Pizzoli, storico esponente del Pd e coordinatore dei comuni del cratere, e rompendo il silenzio del resto del Partito democratico, sia aquilano che abruzzese sulla vicenda.
Fina non perde l’occasione per attaccare il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, di Fdi, responsabile nazionale Enti locali del partito e presidente dell’Anci Abruzzo, ex sindaco di Villa Sant’Angelo, per una modalità di gestione di Restart che assomiglia alla legge mancia regionale: una gestione dei fondi divisi in mille rivoli solo per ragioni di consenso piuttosto che per la promozione di progettualità”. E ancora, “tra comandare e amministrare il sindaco dell’Aquila dimostri di saper scegliere la seconda via”.
Soldi tre mesi fa trasferiti dalla Protezione civile nazionale nelle casse della Struttura tecnica di missione della presidenza del Consiglio dei ministri, diretta da Mario Fiorentino, ma di fatto bloccati.
Gianni Anastasio ha sostenuto che il problema è rappresentato dal sindaco Biondi, che pretenderebbe una ripartizione 80-2o a favore del capoluogo. Biondi però, intervistato lo stesso giorno, e in parallelo, ha dato un’altra versione dei fatti, affermando che non c’è “nessuna guerra, nessun caso sulla distribuzione dei fondi, l’accordo c’è e lo sanno benissimo tutti i sindaci del cratere: la quota di ripartizione è 60-40″.
Un argomento scottante che proprio oggi, sarà al centro di una riunione convocata a Fossa, nella sede dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere, l’Usrc, diretta da Raffaello Fico, alla presenza di un buon numero di sindaci dei 56 comuni del cratere sismico.
Fina osserva dunque, a prescindere di come davvero stanno le cose: “non posso che ritenere ragionevole quanto osservato dal coordinatore dei sindaci del cratere Anastasio, che richiama il capoluogo ad un ruolo di solidarietà verso i comuni più piccoli, con una ragionevole suddivisione 60-40 dei 110 milioni del fondi Restart2. L’Aquila capitale della cultura è alle porte, non possiamo consentire una divisione tra sindaci e il fallimento di tanti progetti già pronti, che aspettano solo di essere finanziati”.
E di questo, prosegue Fina, “dovrebbe farsene carico anzitutto il sindaco dell’Aquila che ha la maggiore responsabilità di tenere unito il tessuto istituzionale locale. Non sembra che, su questa come su altre questioni riguardanti i comuni, tale consapevolezza sia per Biondi troppo sentita”.
Fina poi tiene a chiarire che i rappresentanti del centrosinistra e campo largo abruzzesi in Parlamento non si stanno occupando direttamente della questione.
“Non sono opportune ingerenze di altri livelli istituzionali in un dibattito che è anzitutto tra sindaci – spiega infatti Fina -, e le mie dichiarazioni si fermano subito prima. Detto questo osservo con preoccupazione quanto accade, come già detto. Laddove lo stallo istituzionale non dovesse essere superato e le risorse disponibili continuassero ad essere incredibilmente bloccate, sarebbe dovere di ognuno, per il proprio livello istituzionale, promuovere attività di stimolo per dare ai progetti del territorio il giusto riconoscimento”.
L’auspicio di Fina, avezzanese, è infine che il territorio di area vasta, a cominciare dai comuni del cratere, nel 2026, anno di L’Aquila capitale della Cultura, abbia un ruolo da protagonista.
“Parliamo di un evento che se restasse confinato alle mura cittadine sarebbe un’occasione persa. Il ruolo dell’Aquila città sarà centrale ma l’evento nel suo complesso potrà essere considerato riuscito solo se saprà coinvolgere l’intero territorio. Perché questo accada, la precondizione è certamente fondamentale l’unità d’intenti delle istituzioni locali che vanno tenute insieme sui principi di coesione territoriale e progettualità. Se accadesse meno di questo saremmo certamente di fronte ad un evento autoreferenziale”.
L’Aquila capoluogo, per Fina, infine, non è certo “matrigna”, come sostenuto da Anastasio, il problema semmai è la sua attuale classe dirigente.
“Il problema non è L’Aquila ma chi la governa da anni e come lo fa. Biondi deve scongiurare una modalità di gestione di Restart che assomigli alla legge mancia regionale: una gestione dei fondi divisi in mille rivoli solo per ragioni di consenso piuttosto che per la promozione di progettualità. Il primo modo concreto per scongiurare tale rischio è proprio quello di garantire la più ampia discussione possibile, evitando scontri con gli altri sindaci. Ricordo che in consiglio comunale all’Aquila era stata sviluppata una discussione lo scorso anno con un ordine del giorno dell’opposizione che richiedeva proprio d’istituzionalizzare un tavolo per la concertazione rispetto al progetto della spesa delle risorse Restart: ordine del giorno che la maggioranza di destra ha bocciato e oggi se ne colgono le conseguenze. Tra comandare e amministrare il sindaco dell’Aquila dimostri di saper scegliere la seconda via”.




