TERAMO – La nomina immediata di un nuovo commissario, con poteri davvero straordinari, al posto del geologo marchigiano Piero Farabollini, il cui mandato è scaduto a fine dicembre. Uno shock al processo di ricostruzione, al palo da tre interminabili anni.
Queste le ragioni che porteranno a manifestare a Roma, mercoledì 15 gennaio, tutti 138 sindaci del cratere sismico 2016, compresi i 24 abruzzesi, capitanati dal presidente regionale dell’Anci, e sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, che in una nota avverte, “sarà una mobilitazione forte, istituzionale, per dare un segnale di contrarietà rispetto alla sottovalutazione subìta in questi tre anni e soprattutto per lanciare una spinta diversa, un passo diverso, e riaprire subito il tavolo normativo”.
La decisione è maturata dopo l’approvazione del Decreto Sisma, che contiene a detta anche dei primi cittadini misure a lungo invocate, e positive come la proroga per poter adottare procedure accelerate nella ricostruzione delle case popolari, la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021, l’abbattimento al 40 per cento delle tasse per cittadini e imprese, con la restituzione spalmata in dieci anni, l’allungamento della durata dei contratti fino a 36 mesi dei contratti a tempo determinato in servizio negli Uffici speciali, fondi per imprese agricole, giovani, e ricostruzione dei beni culturali, congelamento dell’Imu per le case inagibili.
Ma resta la vischiosa burocrazia, le norme troppo complesse, oridniarie, in una situazione che è ancora di piena emergenza, iter farragginosi che rischiano di congelare la ricostruzione all’anno zero, per altri anni.
Sono stati poi giudicati del tutto insoddisfacenti, nel decreto, le risposte sull’aumento del personale. Di fatto si confermano i fondi per le assunzioni di 200 addetti, per tutti gli uffici speciali e i 139 comuni del cratere del Centro Italia, che comprende Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Assunzioni però già previste nel cosiddetto Decreto Sblocca-cantieri, ma non ancora effettuate. Ci sono poi 2 milioni di euro per assumere ulteriore personale amministrativo e contabile.
Inascoltati i tecnici, come a più riprese evidenziato da questa testata, che hanno duramente criticato la norma che stabilisce che la fase istruttoria relativa ai progetti per i quali si richiede il contributo alla ricostruzione, prima tra i compiti dell’Usr, “passa” nelle mani dei professionisti che certificano la completezza, la regolarità amministrativa e tecnica del progetto, nonché i costi ammissibili a contributo. Uno scarico di responsabilità civili e penali, che non accelererà gli iter.
E resta quel dato drammatico, aggiornato ad agosto e certificato dal commissario: su 76mila immobili colpiti in modo più o meno grave, sono pervenuti fino ad agosto di quest’anno 8.168 progetti, e di questi ne sono state approvati 2.420, cioè uno su tre. Ad oggi, sono formalmente autorizzati ad essere riparati solo tre edifici su cento. Ben 5.511 pratiche sono impantanate nell’istruttoria mentre 237 sono state respinte, probabilmente perché contenevano errori.
“L’inizio del nuovo anno – spiega D’Alberto a nome degli altri sindaci abruzzesi – non modifica la posizione sull’intensità dell’azione dell’Anci in merito alla necessità di sbloccare e far partire realmente la ricostruzione del cratere sismico del Centro Italia; anzi il livello della tensione e della spinta istituzionale e quello delle sollecitazioni delle comunità dei territori, saranno ulteriormente incrementati”.
L’approvazione del Decreto Sisma, incalza D’Alberto “non ha soddisfatto le richieste riassumibili nell’immagine di uno shock da introdurre con il ricorso a misure straordinarie e forti, rispetto a una situazione gravissima, ferma praticamente da tre anni. Così, si continua a lavorare con misure ordinarie, perpetrando le lentissime procedure della ricostruzione pubblica e privata”.
Dunque l’iniziativa pubblica, la mobilitazione di tutti i Sindaci, promossa dall’Anci del cratere sismico, ha l’obiettivo di alzare il livello della tensione istituzionale e il livello della voce dei territori che sono stati totalmente schiaffeggiati da chi ha gestito negli ultimi tre anni la ricostruzione post-terremoto”.
C’è poi la necessità di sostituire in fretta, e ammoniscono i sindaci, senza proroghe, il commissario Farabollini, scaduto il 31 dicembre. Tra i papabili sostituti si è fatto più volte il nome di Giovanni legnini candidato presidente coalizione di centrosinistra alle regionali abruzzesi del 10 febbraio scorso, due volte sottosegretario tra le altre con la delega alla ricostruzione per il sisma dell’Aquila del 2009, ed ex vice presidente del Consiglio superiore della magistratura.
D’Alberto e altri sindaci abruzzesi si sono scontrati più di una volta con Farabollini, e non per le sue qualità e capacità, ma perchè non aveva poteri di governare e accellerare i processi, che è la qualità sostanziale di un commissario.
“Chiediamo al Governo di non lasciare vuoti e di intervenire subito con la scelta del nuovo Commissario e la definizione della nuova struttura commissariale – afferma D’Alberto – Non vogliamo prorogatio, quindi con limitatezza di poteri, ma immediata operatività. Ciò che chiediamo lo abbiamo già detto e torniamo a ribadirlo: è necessario un Commissario di alto profilo politico, nel senso elevato del termine, una figura che abbia l’autorevolezza, la credibilità e la forza politica di raccogliere le istanze dei territori, dei Comuni, dei Sindaci, delle comunità, dei tecnici degli USR, delle Regioni e le porti con energia e autorevolezza al tavolo del Governo per rappresentarle e trasformarle in decisioni”.
“Un Commissario, perciò, che sia presente all’interno di Palazzo Chigi e quindi che possa dialogare quotidianamente col Governo, non una mera struttura burocratica. Non abbiamo bisogno di un tecnico, serve una figura commissariale politica che riassuma in sé autorevolezza, credibilità, forza, rappresentanza delle istituzioni; un Commissario che sia pienamente rappresentante del Governo. Abbiamo bisogno di un interlocutore che sia capace di dare risposte ad un territorio le cui esigenze fino ad oggi sono state gravemente sottovalutate”, conclide il presidente regionale Anci.



