L’AQUILA – “Da cristiani siamo strutturalmente contrari agli interventi militari, è nel nostro dna, perciò le controversie devono essere risolte con il dialogo, per questo credo che in Siria si debba fare un altro tentativo di negoziazione per scongiurare una nuova guerra in Medioriente”.
Monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico in Serbia, originario di Villa Sant’Angelo (L’Aquila), conosce molto bene la nazione su cui si stanno concentrando le attenzioni poco benevole dell’Occidente, Usa, Inghilterra e Francia in primis, pronte a sferrare l’attacco contro il regime di Bashar Assad.
A Damasco monsignor Antonini è stato dal 1984 al 1987 come consigliere della nunziatura (il vice ambasciatore del Vaticano), allora retta da monsignor Nicola Rotunno e quando al potere c’era il padre dell’attuale presidente.
Di quella terra, che egli definisce “bellissima, colma di storia, crocevia di tutte le antiche culture, di architettura e di arte”, ricorda “la dittatura ferrea di Hafiz Assad, che esercitava il governo con pugno duro”, come quando “avviò la repressione nei confronti dei fratelli musulmani con migliaia di morti nella città di Hama al culmine di una campagna di terrore dopo il fallito attentato del 1980”.
“Con il che impose pace politica e ordine pubblico per decenni, ma asfissiante. Eppure, in quanto Assad apparteneva a una minoranza dell’Islam, gli alawiti, proteggeva le minoranze rispetto alle maggioranze sunnite o sciite, quindi anche i cristiani , l’8% della popolazione”.
“Alcuni cristiani, anzi erano al parlamento e qualcuno anche ministro!”, svela ancora il nunzio aquilano.
“I nostri correligionari di quella zona, pertanto – aggiunge – oggi si sentono tra due fuochi: da una parte, preferirebbero mantenere l’attuale assetto laico garantito dal partito Ba’th piuttosto che rischiare l’arrivo degli integralisti islamici che instaurerebbero un dominio teocratico; dall’altro non si sentono certo di approvare la sanguinosissima repressione in atto da parte del regime”.
“Il noto padre Paolo Dall’Oglio (il gesuita sequestrato da Al Qaeda e di cui non si hanno notizie da un mese, ndr) – sottolinea ancora – appartiene a questa categoria, perciò avendo disapprovato pubblicamente le predette sanguinose repressioni nei confronti del proprio popolo, è stato espulso dal paese. Io l’ho conosciuto bene durante il mio mandato in Siria: giovane gesuita molto dinamico, che si impegnava per il dialogo con i mussulmani e con gli ortodossi e stava restaurando il monastero cattolico di Mar Musa (San Mosè, ndr) nel deserto di Siria”.
Da appassionato di architettura religiosa , sono molto noti i suoi libri che parlano del territorio aquilano, soprattutto quelli sulla ricostruzione dell’Aquila e il suo futuro economico, monsignor Antonini racconta la Siria come un luogo “di grande interesse dal punto di vista culturale, con splendidi resti di edilizia dall’epoca prima di Cristo a quella romana, per esempio Palmira, poi centinaia di bellissime chiese cristiane in pietra squadrata erette tra il V e il VII secolo, andate in parte distrutte a seguito di un terremoto che ha colpito la regione nel sec. VIII e la conquista mussulmana, di architettura crociata, come il Krak des Chevaliers, e ovviamente di architettura islamica, anche se la nota grande moschea di Damasco non è che la ristrutturazione e adattamento al culto islamico dell’antichissima paleocristiana grande cattedrale della città, con le reliquie di san Giovanni Battista”.
L’auspicio, dettato anche dall’amore per la Siria e sulla base delle emozioni vissute 30 anni fa, è che “si trovi il modo di risolvere questa crisi politicamente, con la forza della diplomazia e non con le armi”.






