ASSERGI – Caso di razzismo ad Assergi, frazione dell’Aquilano ai piedi del Gran Sasso.
Il parroco don Josè Obama Abuy, è stato apostrofato da un abitante del paese, dove celebra messa da nove anni, con un “togli le mani dalla mia auto, sporco negro, voi morite come le mosche a Lampedusa perché morite di fame”. Ma l’offesa, stando a quanto riportato dall’edizione di oggi del quotidiano Il Centro sarebbe solo l’ultima di una lunga serie.
E per la prima volta ha reagito, costringendo altre persone a intervenire per separare il parroco e il razzista proprio davanti alla chiesa.
Don Josè ha scelto di scrivere direttamente alla Curia, chiedendo l’intervento di monsignor Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolita dell’Aquila e del vicario generale, monsignore Giovanni D’Ercole. Una situazione complessa, ma che per adesso non agita le acque della Curia.
Intanto, il parroco deve vedersela con una parte della popolazione che ce l’ha con lui a causa della consegna di alcuni locali parrocchiali, con un caso bollette dell’energia elettrica particolarmente salate, a un’associazione del paese, “avvenuto però direttamente tra la Curia e i privati”, come sottolineato da Don Josè, per tutti Don Giuseppe.
Si tratta, scrive sempre il quotidiano, del secondo caso di discriminazione di un sacerdote per il colore della pelle dopo quello di Barano di Tornimparte. Da quando ha reagito a quelle frasi offensive Don Josè ne soffre, tanto che non celebra più in pubblico.
D’ERCOLE: ”DALLA CURIA TOLLERANZA ZERO”
“Tolleranza zero per qualsivoglia episodio di razzismo non solo dei confronti dei sacerdoti aquilani ma di qualsiasi cittadino straniero”.
È questa la posizione espressa dal vescovo ausiliare monsignor Giovanni D’Ercole in relazione agli insulti razzisti contro il parroco di Assergi don Josè Obama oggi riportati da alcuni mezzi di informazione.
Insulti aggravati dal riferimento alle vittime di Lampedusa per cui, all’indomani della tragedia, papa Francesco a nome di tutta la Chiesa aveva fatto risuonare con vigore il suo grido: “Vergogna”.
Monsignor D’Ercole, non oggi che l’episodio è noto a tutti, ma il giorno stesso della lite si è recato ad Assergi esprimendo netta condanna per gli insulti rivolti a don Obama e si è prodigato per calmare gli animi di tutti i coinvolti.
Dunque il caso Assergi, come tutte le questioni riguardanti i sacerdoti e le comunità parrocchiali, è tenuto in gran considerazione dall’arcivescovo Giuseppe Petrocchi che ha delegato il vicario generale dell’arcidiocesi per affrontare i vari problemi legati alla gestione della suddetta parrocchia.
Proprio nella mattinata di ieri, infatti, D’Ercole aveva accompagnato personalmente don Obama presso una banca cittadina e aveva provveduto, nonostante le note difficoltà di bilancio della Curia, a saldare una bolletta Enel di 3.880 euro sollevando don Obama e la parrocchia di Assergi da un gravoso debito.
Inoltre, al termine della mattinata il sacerdote è stato invitato a condividere il pranzo con l’arcivescovo e l’ausiliare per discutere la modalità per risolvere alcune questioni ancora aperte prima della partenza di don Obama per l’Africa.
Trasferimento richiesto dal sacerdote stesso e non dall’arcivescovo come invece è stato riportato oggi sulla stampa locale.
Dunque don Josè Obama non è stato affatto abbandonato ed è stato aiutato anche oltre le possibilità che attualmente l’arcidiocesi dispone.
E l’arcivescovo continuerà a essere vicino alla parrocchia di Assergi come alle altre comunità parrocchiali che non vivono giorni felici a causa dei danni del terremoto e che stanno tentando di trovare risorse al proprio interno per andare avanti nonostante le difficoltà.



