ROMA – Il calendario scolastico è da sempre una prerogativa delle Regioni, ma quest’anno, per la prima volta, si è deciso per una data unitaria, il 14 settembre, per simboleggiare la scuola che riparte tutta insieme.

Ma in Abruzzo, la Giunta regionale, riunita, questo pomeriggio a Pescara, ha deliberato la modifica del calendario scolastico 2020-21, fissando l’inizio delle lezioni per giovedì 24 settembre, per tutte le scuole di ogni ordine e grado.

La conclusione dell’anno scolastico è prevista per giovedì 10 giugno 2021 per la scuola primaria e le scuole secondarie di primo e secondo grado e per mercoledì 30 giugno per la scuola dell’infanzia. Inoltre, è stato stabilito che per l’anno scolastico 2020-21, i giorni di attiività didattica nella scuola primaria e nella scuola secondaria di 1° e 2° grado, sono dal lunedì al sabato 201 (200 compresa la festa del Santo Patrono), dal lunedì al venerdì 168 (167 compresa la festa del Santo Patrono).

Il governatore Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, in un’intervista rilasciata a Repubblica ha spiegato che a causa delle elezioni del 20 e 21, “le scuole devono essere chiuse per allestire i seggi elettorali e poi sanificarle dopo il voto, e quindi non avrebbe senso aprirle e chiuderle nell’arco di pochi giorni”.

“Ce lo chiedono i sindaci ma anche i presidi e i prof. Assurdo far tornare i ragazzi in classe il 14 settembre, poi dover richiudere tutto per le elezioni regionali quattro giorni dopo. E non dite che è un attacco al governo, è puro buonsenso”.

“Vi rendete conto che si vogliono riaprire le scuole il lunedì, per chiuderle di nuovo il venerdì per le elezioni regionali fino a metà della settimana successiva? Dovendo fare ogni volta una sanificazione degli istituti? Uno spreco di soldi inaccettabile”.

Sui giorni di lezione persi il presidente puntualizza: “I ragazzi sono a casa da marzo, non saranno pochi giorni di vacanza in più a cambiare le loro sorti scolastiche. La mia generazione finiva le lezioni a giugno e tornava in classe a ottobre”.

E sul ministro Lucia Azzolina aggiunge: “Trovo assurdo intestardirsi su una data quando sindaci, presidi e governatori di Regioni chiedono, ragionevolmente, uno slittamento. Azzolina è andata a vedere gli operai che stanno lavorando dentro le scuole? I presidi che ancora non sanno come dividere le classi? E poi non c’è solo il nodo delle elezioni, ma anche dei trasporti, Il governo non ci ha dato nessuna indicazione precisa”.

A chi domanda se non si tratti di un attacco alla maggioranza risponde: “Assurdo. Andate a vedere chi chiede il rinvio. Nella mia regione il sindaco di Teramo è del Pd ed è per lo slittamento. E Vincenzo De Luca in Campania? Se no  apriamo è perché ci sono ritardi su tutti i fronti e per evitare sprechi di denaro. Buonsenso, altro che guerriglia politica”.

“Mancano i professori, manca il personale Ata, in molte scuole i banchi non sono arrivati, a due settimane dal presunto inizio della scuola non sappiamo quanti bambini potranno salire su un bus, non sappiamo di quanti altri mezzi avremo bisogno”, evidenzia Marsilio, che non risparmia una stoccata al Governo: “La verità è che sulla scuola il governo si è mosso in ritardo, e adesso cerca di far pagare il conto alle Regioni”.

“Abbiamo riaperto l’Italia, abbiamo cercato di risollevare i nostri territori, eppure le Regioni vengono  accusate f mettere in difficoltà l’esecutivo. Un’accusa totalmente infondata”.

“Rivedremo il calendario scolastico. Ma ripeto: i ragazzi italiani, purtroppo, sono lontani dalle aule dal marzo scorso. Cosa volete che siano dieci giorni di scuola in meno?”

Hanno fatto subito una scelta autonoma la Provincia di Bolzano, dove i ragazzi torneranno in classe il 7 settembre, il Friuli dove si rientrerà il 16 settembre, la Sardegna (22 settembre), la Puglia e la Calabria (24 settembre).

Anche in Basilicata la data di avvio dell’anno scolastico potrebbe cambiare, dal 14 al 24 settembre (in quest’ultimo caso, con fine delle lezioni l’11 giugno 2021).

E c’è pure la Campania dove il governatore De Luca deciderà nei prossimi giorni se confermare o non la data del 14, sulla base dei dati del contagio e dei numeri del personale scolastico che ha fatto il test per il covid19.

Si è deciso da tempo invece che si tornerà a scuola il 7 settembre in Alto Adige ma qui non è una novità: già gli anni scorsi gli studenti di questa zona d’Italia sono tornati a scuola in anticipo.

Anche a Vo la località padovana, diventata “zona rossa” insieme a Codogno, la campanella suonerà il 7: si potrà così “rodare” l’organizzazione scolastica in vista della visita del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, prevista per il 14 settembre.

Rientro anticipato anche all’istituto comprensivo di Mortara, nel Pavese, che include elementari e medie: l’inizio è anticipato di una settimana sfruttando l’autonomia scolastica.

Per il resto, le decisioni di gran parte delle Regioni sono state in linea con quanto comunicato dal ministero dell’Istruzione: il 14 settembre è infatti la data di inizio delle lezioni nel Lazio, Emilia Romagna, Lombardia (ma qui il 7 apre la scuola dell’infanzia), Marche, Molise, Toscana, Liguria, Piemonte, Sicilia, Provincia di Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto.

“Al momento non è in programma alcun spostamento dell’anno scolastico”, ha confermato oggi il governatore del Veneto, Luca Zaia.

 

COSI’ SI RIENTRA A SCUOLA, TRA DUBBI E CERTEZZE

Tra dubbi, perplessità e qualche certezza da domani le scuole si preparano a riaprire, seppur a ranghi ridotti (si stima circa un milione di alunni), per l’avvio dei corsi di recupero.

Ai quesiti di genitori e studenti ha provato a rispondere il ministero dell’Istruzione, in una sorta di guida su come affrontare il rientro post-lockdown.

MASCHERINA SI’, MASCHERINA NO

Niente lezioni a distanza, ma in presenza e senza mascherina, a meno che non sia possibile garantire il distanziamento fisico tra gli studenti.

Un’ulteriore decisione del Comitato Tecnico Scientifico, comunque, è prevista per i primi giorni di settembre, quando si prenderà anche una decisione sull’uso dei dpi nei luoghi comuni.

L’ingresso dei ragazzi a scuola potrà essere scaglionato, una decisione che sarà presa in autonomia da istituto a istituto. Ogni scuola fornirà quotidianamente le mascherine a tutto il personale e agli studenti.

COSA FARE IN CASO DI FEBBRE OLTRE 37,5°

Gli studenti dovranno misurare la propria temperatura corporea a casa.

Qualora questa superi i 37,5° sono obbligati a restare nel proprio domicilio.

I genitori informano anche il pediatra o il medico curante che, in caso di sospetto Covid-19, richiede tempestivamente il test diagnostico e lo comunica al Dipartimento di prevenzione per l’esecuzione del test.

Il Cts non ha reputato opportuna la rilevazione della temperatura corporea all’ingresso delle scuole né per gli alunni, né per il personale.

COSA ACCADE IN CASO DI FOCOLAI O POSITIVITA’

Nel caso in cui uno studente manifesti sintomi del coronavirus, la scuola deve allertare il referente per Covid-19 che fa avvertire immediatamente i genitori.

L’alunno deve essere dotato di una mascherina chirurgica (se maggiore di sei anni) e ospitato in una stanza dedicata dove sarà necessario procedere all’eventuale rilevazione della temperatura corporea mediante l’uso di termometri che non prevedono il contatto.

Il minore non deve essere lasciato da solo ma in compagnia di un adulto che preferibilmente non deve presentare fattori di rischio e che dovrà mantenere, ove possibile, il distanziamento fisico di almeno un metro e indossare la mascherina chirurgica fino a quando l’alunno non sarà affidato a un genitore.

I genitori devono contattare il pediatra o il medico di base per la valutazione clinica (triage telefonico) del caso.

In caso di positività il Dipartimento di prevenzione della Asl notifica il caso e la scuola avvia la ricerca dei contatti e le azioni di sanificazione straordinaria della struttura scolastica nella sua parte interessata.

IL RIENTRO DOPO LA GUARIGIONE

Per il rientro bisognerà attendere la guarigione clinica (cioè la totale assenza di sintomi) dell’alunno.

La conferma di avvenuta guarigione prevede l’effettuazione di due tamponi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro.

I contatti stretti individuati dal Dipartimento di prevenzione con le attività di tracciamento dei contatti, saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato.

Stesse modalità anche per quanto riguarda i lavoratori scolastici.

QUARANTENA PER GLI ALTRI

Se un alunno o un lavoratore risultasse positivo al Covid-19, il Dipartimento di prevenzione valuterà la possibilità di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e all’eventuale personale scolastico.

EVENTUALE CHIUSURA DELLE SCUOLE

La chiusura di una scuola o parte della stessa dovrà essere valutata dal Dipartimento di prevenzione della Asl.

TPL, CAPIENZA MEZZI 80%, MASCHERINA OBBLIGATORIA A BORDO

Sciolto in serata il nodo Tpl.

La conferenza unificata ha dato il via libera al nuovo piano che prevede l’aumento della capienza massima dei mezzi all’80%, aumentando i posti a sedere e una maggiore riduzione di quelli in piedi. Un limite che potrà essere superato, arrivando quasi al 100%, installando “separazioni removibili” tra i sedili, come si legge nelle linee guida.

La capienza massima, inoltre, potrà essere raggiunta per i tragitti che non superino i 15 minuti.

I mezzi, sui quali bisognerà continuare ad indossare la mascherina, dovranno essere forniti di dispenser per l’igienizzazione e dovranno essere sanificati garantendo un ottimo ricambio d’aria.

Il governo, inoltre, stanzierà nella legge di Bilancio 200 milioni per le Regioni e 150 per Comuni e Province per i servizi aggiuntivi di trasporto ritenuti indispensabili per l’avvio dell’anno scolastico.

Soddisfatto il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia: “La volontà di fare il bene dei nostri ragazzi – ha detto – ha fatto superare polemiche e ostacoli e permesso di raggiungere un obiettivo fondamentale: permettere a tutti gli studenti di arrivare a scuola e di farlo in sicurezza”.

 

AZZOLINA AI DOCENTI, “ABBIAMO GRANDE RESPONSABILITA’ STORICA”

“Respingeremo sempre con forza le insinuazioni che mirano a gettare discredito sulle istituzioni scolastiche e soprattutto su chi ci lavora. Come quelle che danno già per certa una fuga ipotetica di insegnanti dalle classi. O le narrazioni secondo cui non ci saranno corsi di recupero perché i docenti si rifiutano di farli. Traduzioni semplicistiche che rischiano di fare danno al sistema. Dimostriamo ancora una volta che il corpo dei docenti è sano. Composto da insegnanti che ci credono. Che amano il proprio lavoro e lo svolgono con professionalità e impegno. Lavoriamo tutti insieme e riconsegniamo le scuole ai nostri studenti: il Paese ce ne sarà riconoscente”.

A due settimane dall’inizio dell’anno scolastico, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha inviato una lettera ai docenti, ai presidi e a tutto il personale scolastico.

“Da domani prenderà il via formalmente l’anno scolastico – scrive -. Quello che stiamo per vivere è un inizio davvero particolare: tutti voi, docenti, dirigenti, personale Ata, siete ben consapevoli del fatto che stiamo per scrivere, insieme, un capitolo nuovo e determinante nella storia della nostra scuola. Siate innanzitutto fieri del lavoro fin qui svolto. Veniamo da mesi difficili in cui, come comunità scolastica, abbiamo dovuto reagire ad una pandemia che ha colto il mondo di sorpresa, travolgendolo. Abbiamo affrontato un evento inatteso e davvero doloroso per noi che viviamo del contatto con gli studenti: la sospensione delle attività didattiche in presenza. La didattica a distanza, nonostante le difficoltà, ha tenuto vivo il legame con le nostre ragazze e con i nostri ragazzi. Insieme poi, a giugno, abbiamo riaperto i nostri Istituti, per la prima volta, per lo svolgimento degli Esami di Stato delle scuole secondarie di secondo grado. In molti avevano messo in dubbio la nostra capacità di organizzarli in presenza, allarmando su possibili fughe di commissari e presidenti di commissione. In pochi hanno poi voluto raccontare con quale spirito di servizio la scuola tutta abbia gestito senza alcuna criticità una prova che resterà nella storia e nel cuore di studentesse e studenti. Anche di questo non posso che ringraziarvi uno per uno”.

A breve le scuole riapriranno le porte a tutti – aggiunge -. Prima con i percorsi di recupero degli apprendimenti, che andranno avanti anche durante l’anno per garantire a ciascuno studente la preparazione di cui ha bisogno, poi con le lezioni vere e proprie. Ci troveremo a convivere con regole di sicurezza da rispettare e con una maggiore attenzione agli aspetti sanitari. Non era mai successo prima. So che c’è preoccupazione, è comprensibile. Ci darà sostegno la garanzia del gran lavoro fatto. Lo dico senza alcun trionfalismo, ma con soddisfazione: dati alla mano, nessuno in Europa si è impegnato così tanto nei mesi estivi per preparare la scuola a questa nuova stagione. Daremo alle scuole 2,4 milioni di banchi nuovi monoposto. Uno strumento per distanziare i ragazzi, per la sicurezza, ma anche un investimento sul futuro: lo Stato non era mai intervenuto così massicciamente sugli arredi. Abbiamo letto di tutto su questi banchi. Il dibattito è stato a tratti surreale, lasciatemelo dire. Ma chi insegna, dirige una scuola o ci lavora, come voi, sa che queste dotazioni saranno importantissime per i nostri studenti, non solo per la loro sicurezza oggi, ma anche per offrire la possibilità di rinnovare la didattica domani”.

“Già a giugno è stato varato il Piano per la ripartenza di settembre, preparato insieme ai tanti attori del sistema scolastico e istituzionale – dice il ministro -. Da allora non ci siamo mai fermati. Abbiamo collaborato con le autorità sanitarie per avere regole condivise. E se queste si sono evolute nel corso dell’estate è perché il quadro di una pandemia non è una fotografia, non è statico, e al mutare delle condizioni la politica può e deve prendere nuove decisioni. Lo abbiamo fatto. Oggi abbiamo regole chiare, tra le più rigorose in Europa. Abbiamo stanziato risorse per l’edilizia leggera – so che in molte delle vostre scuole proprio in questi giorni si stanno completando gli interventi – risorse per i dispositivi di protezione, per predisporre quella logistica che consentirà di evitare assembramenti proteggendo la salute di tutti, per acquistare dispositivi digitali, connettività, libri e kit didattici per i meno abbienti”.

“In questi giorni, poi, il Commissario straordinario sta consegnando gel e mascherine nelle scuole – spiega -. Fornirà tutto lo Stato. Nonostante l’emergenza abbiamo digitalizzato e accelerato le procedure di assunzione, quelle per l’assegnazione delle supplenze, una novità che modernizza il sistema. Svolgeremo a breve concorsi per 78 mila posti che rafforzeranno il nostro organico, fra cui quelli per le secondarie, molto attesi data la carenza di insegnanti. Avrei voluto farli prima, è noto. Ma li faremo presto e credo che una volta per tutte il Paese debba ragionare su un modello stabile di reclutamento. Ai nostri studenti servono certezze, e le certezze si costruiscono a partire dai loro insegnanti. E lo faremo a cominciare dal sostegno, vera emergenza su cui, con il Ministro dell’Università e della Ricerca, abbiamo impresso una prima accelerazione aumentando il numero dei posti per le specializzazioni”.

Secondo Azzolina, “in queste settimane abbiamo assistito ad un fiorire di commenti e ad un ampio dibattito sulla riapertura delle scuole. Il che per certi versi è un bene: mai la scuola aveva avuto tanta attenzione negli ultimi anni. Il Paese ne ha riscoperto l’importanza. Le famiglie hanno compreso quanti sforzi occorrano agli insegnanti nel difficile compito di educare e formare i loro figli. Eppure, il dibattito ha schiacciato la questione scolastica troppo spesso sul lato sanitario, dimenticando il vero obiettivo della riapertura: i bisogni educativi dei nostri studenti, a cui tutti noi ci siamo dedicati come personale della scuola. E attorno a questa nuova attenzione per il sistema scolastico sono emerse narrazioni spesso semplificate, alcune volte allarmistiche, quasi sempre ingiuste sul personale scolastico”.

“In questi mesi avete lavorato tantissimo: ci avete messo il cuore e l’anima. Nonostante quello che qualcuno può dire, non vi siete mai fermati, anzi, avete iniziato a correre ancora più forte, per garantire la continuità didattica e per non perdere il contatto con i vostri studenti – scrive ancora Azzolina -. Voglio ringraziarvi uno ad uno per gli sforzi fatti e per quelli che farete e dirvi che, come Ministra, io farò altrettanto e difenderò sempre il lavoro di chi opera nella scuola, perché ne conosco le responsabilità e le difficoltà. Abbiamo una responsabilità storica grande. Sarà un anno duro. Ma anche l’inizio di un percorso diverso. Avremo le risorse dall’Europa con cui costruire la scuola di domani, a partire dagli insegnamenti di questi mesi. Abbiamo le idee e il coraggio per realizzarle”.

“C’è una battaglia da portare avanti su tutte: quella per eliminare le classi sovraffollate, le cosiddette classi pollaio. Abbiamo cominciato a intervenire sul provvedimento che ha dato loro origine: il Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81. Già oggi possiamo derogarvi, per l’emergenza, abbassando il numero di alunni per classe. Porteremo avanti questo percorso. Così come dobbiamo immaginare e realizzare un Piano pluriennale di investimenti sull’edilizia scolastica, grazie all’impiego delle risorse provenienti dal cosiddetto “Recory Fund”.

“Abbiamo un obiettivo preciso, da raggiungere in tempi certi: dotare il nostro Paese di scuole migliori, più sicure e funzionali alle esigenze di studentesse e studenti. E lavoreremo su innovazione didattica e formazione di tutto il personale scolastico, senza dimenticare la lotta ad ogni forma di povertà educativa e il contrasto alla dispersione scolastica. Per una scuola al passo con i tempi, nella quale nessuno resti indietro e che possa davvero offrire il meglio ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze, che li metta al primo posto, che sia per loro una casa in cui crescere, formarsi, diventare cittadini consapevoli”.
Il primo giorno di scuola porterà con sé grandi emozioni. Anche in chi vi scrive. Ai nostri ragazzi e alle loro famiglie trasmettiamo serenità. Aiutiamoli a conoscere al meglio e rispettare le regole sanitarie, spieghiamo agli studenti e alle studentesse che la scuola ce l’ha fatta e non vedeva l’ora di accoglierli di nuovo. Perché tutti noi siamo a scuola per loro. E tutti noi non vediamo l’ora di guardarli finalmente negli occhi e dire ‘Bentornate e Bentornati'”, conclude.