CANISTRO – Blitz di dirigenti regionali e di un ingente contingente di forze dell’ordine nello stabilimento dell’Acqua Santa Croce a Canistro (L’Aquila).
L’azione ha fatto seguito alla visita ispettiva decisa ieri dal vice presidente della Giunta regionale con delega alle Attività produttive, Giovanni Lolli, tesa al sequestro di acqua che, secondo la Regione, è stata captata senza autorizzazione, cioè dopo che l’ente aveva messo i sigilli.
Dirigenti regionali e forze dell’ordine sono dovuti entrare nello stabilimento forzando un ingresso di fronte al rifiuto del patron della società, Camillo Colella, per il quale l’ente non ha il potere né di entrare in una proprietà privata né di sequestrare l’acqua.
L’ispezione che si è protratta fino alla sera, in particolare, ha puntato a verificare la tempistica di imbottigliamemto dell’acqua.
È l’ennesima puntata del lungo braccio di ferro fatto di denunce ed esposti tra le parti.
Per circa 2 settimane e fino a ieri un gruppo di dipendenti è stato presidiando lo stabilimento e impedendo l’ingresso a camion, personale e proprietà, anche ostruendo il passaggio con alberi e massi.
Ieri sono entrati i primi tir per portare via le materie prime.
La Santa Croce Spa ha spostato la produzione dopo la revoca del bando in seguito al ricorso al Tar da parte del Comune di Canistro e dopo i dinieghi alle istanze di proroga presentate dall’azienda da parte della stessa Regione e in ultimo i sigilli apposti alla saracinesca.
La società ha avviato le procedure di mobilità che porteranno al licenziamento dei 75 lavoratori entro la fine di novembre.
I dipendenti, di cui una ventina al lavoro e la restante parte in cassa integrazione da anni, usufruiranno per 2 anni degli ammortizzatori sociali.
Ogni trattativa tra le parti è saltata nei giorni scorsi. La Regione ha lanciato il nuovo bando per individuare un nuovo concessionario.
COLELLA: “E’ VIOLAZIONE DI DOMICILIO, DENUNCIO TUTTI”
“È stato surreale leggere le dichiarazioni rese alla stampa dal vice presidente della Giunta regionale Lolli di un’ispezione all’interno dello stabilimento di mia proprietà per sequestrare acqua captata, a suo parere, senza autorizzazione, a cui ha fatto seguito stamani la ‘visita’ di funzionari regionali accompagnati da numerosi carabinieri”.
Lo ha detto Camillo Colella, patron dell’acqua minerale Santa Croce, commentando l’ispezione di questa mattina da parte di personale della Regione Abruzzo.
“Mi sorprende nonostante le numerose ingiustizie e abusi subiti dall’azienda da parte della Regione, peraltro tutti denunciati, che i vertici dirigenziali e politici dell’ente non sappiano che questa è un’azione illegittima che causa quantomeno una violazione del domicilio, visto che il potere ispettivo non è più in vigore, essendo scaduta la concessione per la sorgente; quindi la Regione non ha più il diritto e i poteri di accedere a uno stabilimento che ora è proprietà privata”.
“Va da sé che un’ispezione debba essere disposta dall’autorità giudiziaria e che, quindi, i dirigenti e Lolli si sono sostituiti a questa istituzione – continua – In quanto all’acqua presente nei magazzini, abbiamo spiegato che, pur essendo in attesa di un chiarimento definitivo, è stata imbottigliata attingendo dai numerosi e grandi serbatoi. Insomma, siamo di fronte ad un vero e proprio pastrocchio, segnale preoccupante di incompetenza e ripetuti abusi, ma anche di mancanza di rispetto nei confronti di un’azienda che ha salvato la Santa Croce nel 2007, risanandola e rilanciandola”.
Il patron della Santa Croce ha ricordato che “abbiamo dovuto attivare le procedure di mobilità dopo che la Regione ci ha negato proroghe per ben quattro volte, come invece fatto per altri, attuando una vera e propria persecuzione e vessazione nei nostri confronti”.
“Anche quanto successo questa mattina – ha concluso – sarà oggetto di denunce penali e civili, oltre che di richieste risarcimento danni milionari”.



